Settanta milioni di euro spalmati su due anni, 30 nel 2026 e 40 nel 2027. Il decreto-legge 170/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre, rifinanzia i docenti tutor e orientatori con una dotazione che vale meno della metà di quella garantita nel 2024/25.
La traiettoria dei fondi nazionali
Dal 2023/24 al 2026/27 la dotazione statale per queste due figure ha subito tre tagli consecutivi. Nell'anno di esordio, il 2023/24, il MIM stanziò 150 milioni di euro. Nel 2024/25 la quota nazionale è crollata a 84 milioni: un dimezzamento compensato solo in parte dai 183 milioni del Programma Operativo Complementare "Per la Scuola" 2014-2020, risorse europee quindi, non statali. Nel 2025/26 la nota ministeriale 6548 del 12 dicembre 2025 ha confermato risorse e compensi dell'anno precedente, senza stanziamenti aggiuntivi.
Con il nuovo decreto-legge scuola 170/2026 si scende a 40 milioni annui a regime: poco più di un quarto rispetto al 2023/24. Parte dei 70 milioni, chiarisce il provvedimento, non è denaro fresco: una quota viene recuperata dalle riserve di bilancio di MIM e MEF, il resto arriva spostando al 2028 l'avvio di una spesa già prevista da una legge del 2025.
Perché 40 milioni annui non bastano
Il nodo è il mandato stesso dell'incarico. Il ruolo nasce nel 2023 come architrave del contrasto alla dispersione scolastica, e i dati 2025 raccontano un fenomeno tutt'altro che risolto.
Secondo i dati ISTAT dell'audizione sulla povertà educativa del 7 ottobre 2025, gli early leavers from education and training si sono fermati all'8,2% nel 2025: minimo storico, obiettivo UE 2030 centrato con cinque anni di anticipo. Il dato medio nasconde però fratture territoriali profonde: il Mezzogiorno viaggia al 10,1%, le Isole al 13,7%, Sardegna e Sicilia rispettivamente al 13,6% e 13,7%. Tra gli studenti con cittadinanza non italiana la quota schizza al 26,2%, oltre tre volte quella dei coetanei italiani (6,7%).
Proprio su questo divario interviene l'altra misura simbolo del decreto, il tetto del 30% di stranieri per classe presentato come argine alle classi ghetto. Ma il tetto da solo non copre il fabbisogno di tutoraggio individuale che spiega gran parte di quel 26,2%: senza docenti dedicati in numero sufficiente, l'inclusione resta sulla carta.
Il parametro operativo adottato nel 2024/25 fissa gruppi tra 30 e 50 studenti per ciascun tutor nelle secondarie di secondo grado statali. Con 40 milioni annui i margini per ampliare la platea sono ridotti, e nei territori dove la dispersione è il doppio della media nazionale la coperta rischia di restare troppo corta.
Cosa cambia per i docenti coinvolti
Per chi oggi ricopre l'incarico la novità più immediata è la continuità: il decreto sblocca la liquidazione dei compensi per l'anno in corso e per il successivo, scongiurando la paralisi che si era profilata in estate, quando il decreto risorse tardava.
I numeri su cui si lavora, salvo diversa articolazione nel decreto ministeriale attuativo, restano quelli dell'ultima nota MIM: compenso tutor tra 1.589 e 2.725 euro lordi, orientatore a quota fissa di 1.500 euro. Molto meno dei 2.850-4.750 lordi del primo anno di sperimentazione, quando il monte risorse era doppio.
Il raffronto con altre misure a sostegno degli studenti aiuta a inquadrare la cifra. Il fondo per lo psicologo a scuola salito a 18,5 milioni riguarda una platea diversa ma condivide la finalità preventiva: nel confronto, 40 milioni annui distribuiti su migliaia di istituti si traducono in interventi di dimensione contenuta.
Il Parlamento ha 60 giorni per convertire in legge il decreto, e nel passaggio alle Camere i margini per ritoccare la cifra sono stretti ma non nulli. La prossima legge di bilancio dirà invece se il 2028, quando la spesa oggi rinviata avrebbe dovuto partire, segnerà davvero l'inversione di tendenza o la terza proroga in cinque anni.