L'Italia ha 13 settimane di vacanze estive, le più lunghe in Europa insieme alla Lettonia. Eppure secondo il Rapporto INVALSI 2025 sul grado 13, solo il 49,2% dei diplomandi raggiunge la sufficienza in matematica, in calo di 3,3 punti rispetto al 2024.
Il quadro: matematica fragile prima ancora delle vacanze
I numeri INVALSI 2025 raccontano una scuola in difficoltà. All'ultimo anno della secondaria di secondo grado il punteggio medio in matematica è sceso da 193 a 189,8, mentre la quota di studenti che raggiunge il livello base è passata dal 61% del 2019 al 49,2% del 2025. Il calo non riguarda solo le superiori: alla primaria, in quinta, si scende dal 68% al 66%, e nelle classi seconde delle superiori la quota si ferma al 54%. La rilevazione ha coinvolto oltre 507.000 studenti del grado 13, una platea statisticamente rappresentativa che rende il dato strutturale, non episodico. È in questo terreno già instabile che si innesta il summer learning loss, fenomeno noto in letteratura come più severo proprio in matematica rispetto a italiano e scienze: durante la pausa estiva gli studenti perdono in media più mesi di apprendimento in calcolo che in lettura.
Tre mesi in cui il divario Nord-Sud si allarga
Il dato che cambia la prospettiva è il confronto territoriale. INVALSI 2025 mostra che al Nord-Ovest il 63,7% dei diplomandi raggiunge competenze adeguate in matematica, al Nord-Est il 62%, ma al Sud la quota crolla al 36,1%. In alcune regioni del Mezzogiorno solo 4 studenti su 10 chiudono il primo ciclo con competenze adeguate. Tre mesi senza matematica non sono uguali per tutti: dove la scuola estiva è meno diffusa e i campi educativi più rari, l'estate non azzera il divario, lo amplifica.
Lo studio Arcipelago Educativo di Save the Children, valutato dall'IRVAPP nel 2022 su oltre 1.000 bambini di primaria e secondaria di primo grado, ha quantificato l'effetto: chi ha partecipato ad attività estive strutturate ha guadagnato l'equivalente di 2 mesi di matematica rispetto al gruppo di controllo. Chi non ha fatto attività ha perso terreno in tutte le materie testate. La forbice estiva non è un dettaglio metodologico: è il momento in cui si decide quanto profondo sarà il divario a settembre, e quante settimane di lezione serviranno per tornare al punto di partenza.
In Europa il problema si attenua per via di calendario: secondo il rapporto Eurydice sull'organizzazione del tempo scuola, in Germania, Paesi Bassi e Liechtenstein le vacanze estive durano 6 settimane, in Francia 8. L'Italia ne ha 13. Da noi, tra ponti primaverili e calendario scolastico 2025 e tre mesi estivi, la distribuzione del tempo scuola amplifica il rischio di regressione.
Cosa funziona davvero: attività concrete, non schede
Le linee di intervento con evidenza più solida non passano dai compiti tradizionali. Funzionano tre famiglie di attività:
* problem solving su contesti reali (calcolo di percentuali nei prezzi, geometria del territorio, probabilità nei giochi)
* attività cooperative in piccoli gruppi, che mettono al centro il ragionamento e non la velocità di calcolo
* esperienze laboratoriali che alternano spazi chiusi e aperti, con un legame esplicito ai topic curricolari di geometria, statistica e calcolo mentale
L'idea da abbandonare è quella del libro di esercizi consegnato a giugno e mai riaperto, che funziona soprattutto per chi a casa ha già supporto familiare. Le famiglie sono già sotto pressione per i costi delle alternative estive e la disuguaglianza si amplifica per chi non può permettersele. Mentre la riforma delle Indicazioni Nazionali ridisegna la didattica della lingua italiana, in matematica resta il nodo dei livelli base: un'attività estiva mirata, anche di poche ore settimanali, è una leva concreta su cui agire.
Entro fine anno scolastico i consigli di classe possono indicare alle famiglie 2-3 attività mirate sull'area di fragilità individuata nelle ultime prove. È un'azione a costo zero che chiude il summer slide prima che cominci.