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TFA Sostegno XI ciclo: 30.241 posti con boom alla Primaria e concentrazione al Nord

Il MUR definisce il fabbisogno per il 2025/2026: oltre 21mila posti per la scuola primaria, la Lombardia da sola ne copre quasi un quarto. Zero posti alla Secondaria di II grado. Ecco numeri, distribuzione e prove d'accesso.

* I numeri dell'XI ciclo: 30.241 posti, quasi tutti alla Primaria * La Lombardia fa la parte del leone: 6.903 posti * Secondaria di II grado: il grande assente * Le prove di accesso: preselettiva, scritto e orale * Cosa significa tutto questo per il sistema scolastico

C'è un numero che, più di ogni altro, racconta le priorità del Ministero dell'Università e della Ricerca per la specializzazione sul sostegno: 21.202 su 30.241. Sono i posti destinati alla scuola primaria nell'XI ciclo del TFA Sostegno, appena attivato per l'anno accademico 2025/2026. Oltre il 70% dell'intera offerta formativa concentrata su un unico grado scolastico. Un dato che non ha precedenti per proporzione e che ridisegna le coordinate della formazione dei docenti specializzati in Italia.

I numeri dell'XI ciclo: 30.241 posti, quasi tutti alla Primaria {#i-numeri-dellxi-ciclo-30241-posti-quasi-tutti-alla-primaria}

Il decreto ministeriale ha fissato in 30.241 il numero complessivo di posti per il nuovo ciclo di specializzazione. Una cifra importante, che si inserisce in un trend di progressivo ampliamento dell'offerta formativa avviato negli ultimi anni per colmare la cronica carenza di insegnanti di sostegno nelle scuole italiane. Chi volesse ripercorrere l'evoluzione dei cicli precedenti e il quadro generale del percorso trova un approfondimento utile nella nostra Guida al TFA per il Sostegno: Come Diventare Docenti Specializzati.

La distribuzione per ordine e grado di scuola, però, è tutt'altro che equilibrata. La scuola primaria assorbe la stragrande maggioranza delle disponibilità con 21.202 posti, un segnale chiaro di dove il fabbisogno sia più acuto. I restanti posti si ripartiscono tra infanzia e secondaria di I grado, mentre, stando a quanto emerge dal decreto, la secondaria di II grado resta completamente a bocca asciutta.

La Lombardia fa la parte del leone: 6.903 posti {#la-lombardia-fa-la-parte-del-leone-6903-posti}

La fotografia territoriale è altrettanto eloquente. La Lombardia, con 6.903 posti disponibili, si aggiudica quasi un quarto dell'intera dotazione nazionale. Un primato che riflette più fattori: la densità demografica della regione, il numero elevato di alunni con disabilità certificata e, non ultimo, la presenza di un tessuto universitario capace di sostenere volumi formativi di questa portata.

La tendenza complessiva evidenzia una forte concentrazione nelle regioni del Nord Italia, dove il rapporto tra cattedre di sostegno scoperte e docenti specializzati disponibili ha raggiunto negli ultimi anni livelli critici. Le regioni meridionali, storicamente più fornite di personale specializzato (anche per effetto dei cicli precedenti), vedono assegnazioni più contenute.

Questa distribuzione non è casuale. Il MUR ha definito il fabbisogno incrociando i dati sulle cattedre vacanti forniti dal Ministero dell'Istruzione e del Merito con la capacità ricettiva degli atenei. Un meccanismo che, in linea teorica, dovrebbe garantire coerenza tra domanda territoriale e offerta formativa. Per comprendere meglio come il quadro delle cattedre di sostegno stia cambiando a livello nazionale, vale la pena leggere l'analisi sulla Riorganizzazione del Corpo Docente: Tagli e Incrementi nei Posti di Sostegno per il 2025/26.

Secondaria di II grado: il grande assente {#secondaria-di-ii-grado-il-grande-assente}

Il dato che ha fatto più discutere nelle ore successive alla pubblicazione del decreto è l'azzeramento dei posti per la Secondaria di II grado. Nessun posto assegnato. Una scelta netta, che il Ministero giustifica con i numeri: le graduatorie dei cicli precedenti contengono ancora un bacino significativo di specializzati per le scuole superiori in attesa di cattedra.

Detto in altri termini, il problema del sostegno nelle superiori non è tanto la mancanza di docenti formati, quanto piuttosto la loro effettiva immissione in ruolo. È una distinzione cruciale, che sposta la questione dal piano della formazione a quello del reclutamento e della gestione delle graduatorie.

Resta da capire se questa scelta verrà confermata anche nei prossimi cicli o se rappresenti un'eccezione legata all'attuale fase di assorbimento dei precedenti specializzati. La questione resta aperta.

Le prove di accesso: preselettiva, scritto e orale {#le-prove-di-accesso-preselettiva-scritto-e-orale}

L'accesso all'XI ciclo, come da tradizione consolidata, prevede un percorso selettivo articolato in tre fasi: prova preselettiva, prova scritta e prova orale.

La fase preselettiva consiste in un test a risposta multipla, generalmente composto da 60 quesiti da risolvere in due ore. I candidati vengono valutati su competenze linguistiche, comprensione del testo e conoscenze didattiche e psicopedagogiche. Superata questa prima scrematura, si accede alla prova scritta, incentrata su tematiche legate alla pedagogia speciale, alla normativa sull'inclusione e alle metodologie didattiche per alunni con bisogni educativi speciali.

La prova orale, infine, completa il percorso selettivo e mira a verificare la motivazione del candidato, la padronanza delle competenze relazionali e la capacità di progettare interventi educativi individualizzati.

I singoli atenei pubblicheranno i propri bandi con date e modalità specifiche nelle prossime settimane. Per chi si avvicina per la prima volta al percorso o per chi ha già maturato esperienza sul campo, ricordiamo che è stata recentemente prevista anche una corsia dedicata ai docenti con almeno tre anni di servizio: ne abbiamo parlato nell'articolo sulla Formazione per Docenti di Sostegno: 52.622 Posti Disponibili per chi possiede tre anni di lavoro.

Cosa significa tutto questo per il sistema scolastico {#cosa-significa-tutto-questo-per-il-sistema-scolastico}

I 30.241 posti dell'XI ciclo rappresentano un tassello importante, ma non risolutivo, di un problema strutturale. Ogni anno decine di migliaia di cattedre di sostegno vengono coperte da supplenti privi di specializzazione, con ricadute dirette sulla qualità dell'inclusione scolastica. La scelta di concentrare le risorse sulla primaria risponde a un'emergenza reale: è in quel segmento che la domanda di docenti specializzati è più pressante e dove la continuità didattica, elemento fondamentale per gli alunni con disabilità, viene più frequentemente interrotta dal turnover di supplenti.

La concentrazione al Nord, d'altra parte, pone un interrogativo sulla mobilità futura di questi docenti. Chi si specializza in Lombardia o in Veneto resterà a lavorare in quelle regioni? O si innescherà, come già accaduto in passato, un flusso di rientro verso le regioni di origine che finirà per riprodurre gli squilibri territoriali?

Sono domande che il Ministero dovrà affrontare nei prossimi mesi, mentre gli atenei si preparano a pubblicare i bandi e decine di migliaia di aspiranti docenti affilano la preparazione per le prove preselettive. Un ciclo che, nei numeri, promette molto. Resta da vedere se la macchina organizzativa sarà all'altezza delle aspettative.

Pubblicato il: 22 aprile 2026 alle ore 13:30