Oggi, 22 ottobre, l'Aran apre il primo tavolo tecnico sulla parte normativa del CCNL scuola 2025/2027. Sul tavolo: burnout, buoni pasto, mobilità, intelligenza artificiale. Dietro le dichiarazioni dei sindacati, tre numeri inquadrano la posta in gioco meglio di qualsiasi comunicato.
Dal 22 ottobre al 4 novembre, i tempi del negoziato
Il tavolo di oggi è il primo di due incontri tecnici: il secondo è fissato per il 27 ottobre, poi il confronto arriverà alla plenaria del 4 novembre. L'Aran punta a chiudere la parte normativa entro fine anno. Al termine della sessione del 28 settembre, il segretario Uil Scuola Giuseppe D'Aprile ha detto: «Credo che entro la fine dell'anno 2026 ci sarà tempo per migliorare la parte normativa del contratto».
La parte economica è stata firmata il 1° luglio 2026, dopo il via libera definitivo del Consiglio dei Ministri del 16 giugno. Riguarda circa 1,2 milioni di lavoratori tra scuola, università, ricerca e Afam. Il rinnovo contratto scuola entra ora nella fase in cui si decidono salute, mobilità, precariato e welfare, con un elenco di nodi aperti più lungo del tempo disponibile. Il quadro ufficiale sugli aumenti e sugli arretrati è ricostruito nel comunicato del Governo sulla parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027.
I tre numeri che pesano al tavolo
Burnout: il 48% dei docenti in condizione critica. L'Osservatorio sul Benessere dei Docenti dell'Università di Milano-Bicocca, su un campione di 5.847 insegnanti in 449 scuole, ha rilevato che quasi un docente su due presenta livelli critici in almeno uno dei tre indicatori di burnout: esaurimento emotivo, depersonalizzazione, bassa realizzazione professionale. Il 4,6% è in rischio severo su tutti e tre gli indicatori. Oltre l'80% delle malattie professionali tra i docenti è di natura psicologica. Il riconoscimento del burnout come malattia professionale, che Anief e Flc Cgil chiedono di inserire nel contratto, oggi non è previsto.
Stipendi: aumenti al 60% dell'inflazione cumulata. Il CCNL 2025/2027 porta a regime 143 euro lordi mensili medi per i docenti e 107 euro per il personale Ata, con arretrati tra 815 e 1.250 euro. L'incremento complessivo si attesta intorno al 6%, ma copre circa il 60% dell'inflazione cumulata del triennio: il resto resta a carico del lavoratore. La messa a regime piena arriva dal 1° gennaio 2027, con la terza tranche.
Buoni pasto: 2.200 euro all'anno che la scuola non vede. Dal 1° gennaio 2026 la soglia di esenzione fiscale per i buoni pasto elettronici è salita da 8 a 10 euro al giorno (art. 1, comma 14, Legge 30 dicembre 2025 n. 199 su Normattiva). Per un dipendente con 220 giorni lavorativi, la quota annua esente passa da circa 1.760 a 2.200 euro. Il personale scolastico è l'unico comparto della Pubblica Amministrazione che non riceve buoni pasto. L'estensione, già riconosciuta al personale universitario, è sul tavolo da anni e torna oggi fra le richieste di Anief e Uil Scuola.
Cosa cambia per docenti, Ata e precari
Il nodo più immediato è la mobilità. Il decreto legge 19/2026 ha introdotto nuovi criteri che la Cisl Scuola chiede di tradurre nella contrattazione integrativa. Anief insiste sull'applicazione strutturale delle deroghe per figli minori di 16 anni e genitori over 65. Il tema si incrocia con le scadenze di fine ottobre, perché nella stessa finestra pesano anche le scadenze del 21 ottobre su permanenza e revoca per la pensione scuola 2027, che condizionano la pianificazione del personale a ridosso del prossimo anno scolastico.
Per i precari, Stefano Cavallini (Anief) chiede un chiarimento sulla fruibilità delle ferie dopo il D.L. 144/2026, che abolisce il divieto di monetizzazione, e la parità di trattamento con il personale di ruolo nella progressione di carriera. Per gli Ata, D'Aprile definisce insufficienti i 20 milioni destinati ad Ata e Dsga. La Gilda, con Vito Carlo Castellana, porta al tavolo il nodo dell'intelligenza artificiale: formazione in orario di servizio o retribuita e libertà di insegnamento salvaguardata. La discussione arriva a pochi giorni di distanza dal secondo summit del Mim sull'IA a scuola, chiuso proprio il 22 ottobre.
Sulla rappresentatività sindacale il quadro resta frammentato, come mostrano anche iniziative recenti del tipo lo sciopero scuola del 16 ottobre proclamato da due sigle minori, che non hanno peso contrattuale ai tavoli dove si decide il contratto nazionale.
La finestra è stretta: tra il tavolo tecnico del 27 ottobre e la plenaria del 4 novembre si gioca la possibilità di chiudere la parte normativa entro il 2026. Senza il riconoscimento del burnout, l'ingresso dei buoni pasto e la revisione della mobilità, il rinnovo contratto scuola resterà firmato solo per metà.