Le prove suppletive della maturità 2026 prendono il via mercoledì 1° luglio alle ore 8:30, ma per accedervi le scadenze sono strette: chi è rimasto a casa il 18 giugno per malattia o grave motivo deve presentare documentazione probante entro il giorno successivo a quello della prova mancata. L'articolo 26 dell'ordinanza ministeriale n. 54/2026 sull'esame di maturità non lascia margini operativi: chi supera quel termine perde la sessione.
Il calendario degli scritti suppletivi
La prima prova scritta suppletiva si svolge il 1° luglio 2026, la seconda giovedì 2 luglio, con eventuale prosecuzione nei giorni successivi per gli indirizzi che la richiedono. Venerdì 3 luglio è prevista la terza prova per le scuole di lingua slovena, mentre martedì 7 luglio alle 8:30 tocca alla terza prova per gli istituti di lingua italiana.
Sul fronte amministrativo, le segreterie scolastiche e le Articolazioni Territoriali Provinciali hanno avuto accesso alle funzioni SIDI per la richiesta delle prove dal 18 giugno fino alle 11:00 del 25 giugno. Il download del plico telematico è aperto dalle 12:00 del 25 giugno e resta disponibile fino al 29 giugno. La struttura ricalca quella delle prove ordinarie, con le modifiche introdotte sulle seconde prove di maturità che hanno già cambiato impianto e contenuti lo scorso anno.
La rete suppletiva ha maglie strette
Il cuore dell'articolo 26 non è la data, ma la finestra di accesso. Per essere ammessi alle prove suppletive serve un'assenza per malattia certificata o un grave motivo documentato, riconosciuto come tale dalla commissione di classe. La richiesta va presentata entro il giorno successivo alla prova: poche ore reali, sabato e domenica inclusi se la prova cade di giovedì o venerdì. Negli istituti dove la seconda prova si svolge su più giornate, il termine scatta dal giorno di inizio della prova stessa, non dalla sua chiusura.
Per chi non riesce a sostenere nemmeno la sessione suppletiva esiste la sessione straordinaria. Le funzioni SIDI per rilevare le esigenze restano aperte dal 1° luglio al 4 settembre 2026: oltre due mesi di finestra amministrativa in cui il candidato deve presentare istanza al presidente di commissione entro il giorno successivo all'assenza. Sarà poi il Ministero, sulla base dei dati trasmessi dagli Uffici scolastici regionali, a fissare tempi e modalità delle prove. Lo stesso meccanismo vale per chi inizia l'esame e si interrompe per impedimento sopravvenuto: il presidente decide se completare le prove in loco o rinviare alle sessioni successive.
Chi resta fuori dalla rete di recupero
La sessione suppletiva è una garanzia per gli assenti certificati, non per chi non è stato ammesso. Sui 527.607 candidati della maturità 2026 (513.479 interni e 14.128 esterni, dati comunicati dal MIM il 4 giugno 2026), il 3,2% non ha superato lo scrutinio: parliamo di circa 16.880 studenti che non vedranno né le date di giugno né quelle di luglio. La quota è 1,8 volte più alta della media nazionale in Sardegna, dove non è stato ammesso il 7% degli studenti di quinta, mentre in Molise si fermano al 2,3% e in Veneto al 2,7%. La forbice tra i due estremi supera i 4 punti percentuali, con Liguria al 5,5%, Sicilia al 3,7% e Trentino Alto Adige al 3,6%.
Anche le ragioni delle assenze contano. Le ammonizioni alle famiglie per assenze scolastiche ingiustificate mostrano quanto la documentazione di una giornata persa pesi sulla carriera scolastica, ma alla maturità il discrimine cambia: senza certificazione probante riconosciuta dalla commissione non c'è suppletiva, e la prova si considera persa. Le polemiche sulle prove INVALSI e i requisiti di ammissione all'esame ricordano che il filtro alla maturità inizia molto prima del 18 giugno: la frequenza per tre quarti del monte ore e la partecipazione alle prove nazionali sono già requisiti di accesso.
Tra prova mancata e invio della documentazione passano meno di ventiquattr'ore: per gli studenti in quella finestra, contattare il medico curante e la segreteria nello stesso giorno della prova è la priorità più urgente del calendario di luglio.