Il 49,2% degli studenti dell'ultimo anno delle superiori raggiunge la sufficienza in matematica nell'Rapporto INVALSI 2025 grado 13: erano il 61% nel 2019. Il calo di quasi dodici punti in sei anni si intreccia con un dibattito pedagogico che chiede di restituire alla matematica e alle scienze sperimentali la loro dimensione narrativa, oggi sostituita da una formalizzazione del linguaggio che non funziona più.
Matematica e scienze come storie: la proposta di Butò
Sulla rivista Emmeciquadro la ricercatrice Simona Butò richiama Aristotele e la sua Poetica: ogni storia ha un primo atto con l'evento dinamico, uno svolgimento, una risoluzione. La stessa struttura, sostiene, vive dentro le discipline logico-scientifiche, ma i docenti hanno smesso di riconoscerla e di farla emergere in classe.
L'autrice cita Edgar Morin per inquadrare il problema: «l'incapacità di riconoscere, trattare e pensare la complessità è un risultato del nostro sistema educativo». Negli ultimi decenni matematica e scienze sperimentali sono state ridotte a una formalizzazione rassicurante, espulsa ogni declinazione narrativa. Il risultato, scrive Butò, è duplice: alunni «senza fissa dimora», che non si riconoscono come individui con una continuità nel tempo, e un sistema che misura sé stesso sull'aumento esponenziale del volume di sapere trasmesso.
L'idea di fondo è che la conoscenza nasce nell'intersezione fra il dato nuovo e la memoria di quanto già appreso. Senza questa trama restano nozioni isolate. Senza un personaggio, una tensione, una risoluzione, anche un teorema diventa lista da imparare a memoria.
I numeri: l'asticella scende dal 2019
I dati INVALSI 2025 danno corpo alla diagnosi. La percentuale di studenti dell'ultimo anno che raggiunge la sufficienza in matematica è del 49,2%, in calo di 3,3 punti rispetto al 2024. Il punteggio medio scende a 189,8 contro i 193 dell'anno precedente. Rispetto al 2019 il calo cumulato è di quasi dodici punti percentuali.
Il dato nazionale nasconde un divario territoriale strutturale. Nella secondaria di primo grado solo 4 studenti su 10 escono dal ciclo con competenze adeguate al Sud e nelle Isole, mentre al Nord la quota supera il 60%. Alla maturità il quadro è simile: oltre il 60% al Nord, meno della metà nel Centro-Sud. In Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna circa il 60-70% degli studenti non raggiunge la soglia di accettabilità.
Lo scenario internazionale è coerente. PISA 2022 colloca l'Italia a 471 punti contro una media OCSE di 472, in linea ma in calo di 15 punti rispetto al 2018. Il divario di genere è marcato: 461 per le ragazze contro 482 per i ragazzi, una forbice più larga della media OCSE. Il problema non è solo di contenuti: è di come quei contenuti vengono raccontati a chi ascolta.
Le Nuove Indicazioni Nazionali 2026: cosa cambia in classe
Il DM 221/2025 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio 2026 adotta le nuove Indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e il primo ciclo. Il decreto è in vigore dall'11 febbraio 2026 e le scuole applicheranno il nuovo curricolo a partire dall'anno scolastico 2026/2027, in modo graduale dalle prime classi.
Per la matematica le Indicazioni mantengono continuità con il quadro del 2012 ma allargano l'orizzonte epistemologico, organizzando la disciplina in cinque aree di studio. Per le scienze sperimentali viene rafforzata l'impostazione laboratoriale. La bozza per i licei, in consultazione dal 22 aprile 2026, va oltre: la matematica viene descritta come «esperienza intellettuale», l'errore come «parte integrante del lavoro intellettuale», la disciplina come «sistema di idee in dialogo».
Sono formulazioni che la proposta narrativa chiede da anni. Anche l'ingresso esplicito dell'intelligenza artificiale nel curricolo secondo Giannelli e l'apertura interdisciplinare del quinto anno dei licei spingono nella stessa direzione: ricostruire una trama, non un repertorio di procedure. Il cantiere riguarda anche la didattica della lingua italiana nelle Nuove Indicazioni, dove l'impianto si muove con la stessa logica.
La traduzione operativa resta tutta da scrivere. Le scuole hanno l'estate per riprogettare i curricoli verticali; gli editori stanno aggiornando i manuali; il ministero ha previsto un piano di continuità didattica con 30 milioni per i docenti che accompagnerà il passaggio. Il punto da cui ripartire è il dato INVALSI: senza un cambio di metodo, l'asticella della sufficienza in matematica continuerà a scendere.