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Sondaggio Swg - Gilda: La Parola ai Docenti, Protagonisti del Processo Culturale

Il 66% dei docenti vuole FIS e FMOF in busta paga: il sondaggio SWG per la Gilda, presentato il 16 maggio, con tutti i dati per categoria.

Il 66% degli insegnanti italiani preferirebbe ricevere le risorse del Fondo di Istituto (FIS) e del Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa (FMOF) direttamente nello stipendio mensile, riducendo così la quota di compensi gestiti fuori busta. Il dato emerge dal sondaggio elaborato dall'istituto SWG su commissione della Gilda degli Insegnanti, presentato il 16 maggio 2026 a Paestum nel corso di una tre giorni sindacale con la presenza di ospiti istituzionali e rappresentanti di governo.

FIS, FMOF e Carta Docente: la richiesta di due docenti su tre

La percentuale di docenti favorevoli al trasferimento del FIS e del FMOF nello stipendio fisso raggiunge il 66%, con una distribuzione geografica disomogenea: al Sud e nelle Isole la quota è più alta della media nazionale, mentre al Nord si concentra la maggioranza dei contrari (25%), in prevalenza docenti under 34. Una tendenza analoga emerge sulla Carta Docente: il 60% preferirebbe che il bonus formazione confluisse nella retribuzione ordinaria, quota che sale al 65% tra i docenti del Sud e delle Isole. Il bonus è stato ridotto a 383 euro per l'anno scolastico 2025/2026, rispetto ai 500 euro degli anni precedenti, in seguito all'ampliamento della platea dei beneficiari che include ora anche i supplenti con incarico annuale. Il coordinatore nazionale della Gilda, Vito Carlo Castellana, ha precisato che la trasformazione renderebbe le somme soggette a tassazione ma le farebbe rientrare nel calcolo pensionistico.

Contratto separato, autonomia scolastica e riforma dei tecnici

Sul fronte contrattuale, l'83% dei docenti sostiene la necessità di un contratto nazionale distinto da quello degli altri lavoratori pubblici, con percentuali che variano per ordine scolastico: 86% nella primaria, 77% nella secondaria di primo grado, 83% nella secondaria di secondo grado. Solo il 9% è contrario; l'8% non sa rispondere. Il 66% degli insegnanti, con una quota del 71% tra i docenti di ruolo e del 54% tra i precari, ritiene che la riforma dell'autonomia scolastica abbia attribuito un potere eccessivo ai dirigenti scolastici a scapito degli organi collegiali e chiede una governance più partecipata. Sulla riforma dei quadri orari negli istituti tecnici e professionali, il dissenso cresce in modo proporzionale agli anni di servizio: i docenti con oltre 30 anni di esperienza mostrano la percentuale di contrari più alta. Il 74% chiede che il coinvolgimento delle famiglie nelle scelte scolastiche venga regolamentato per preservare l'autonomia professionale dei docenti; il 77% segnala che la mercificazione dei titoli di formazione abbassa la qualità della professione.

Al convegno di Paestum ha preso parte anche la sottosegretaria all'Istruzione Paola Frassinetti, che ha attribuito alla legge 25/2024 sulla sicurezza scolastica una riduzione fino all'80% dei reati nelle scuole su base annuale. Frassinetti ha citato il raggiungimento con cinque anni di anticipo degli obiettivi del PNRR nel contrasto alla dispersione scolastica, attribuendo il risultato all'impegno del personale scolastico. Il sondaggio è stato realizzato da SWG su un campione nazionale di docenti della scuola primaria e secondaria.

Pubblicato il: 16 maggio 2026 alle ore 13:47