Nella notte del 26 gennaio 2026, rilevatori e volontari hanno percorso le strade di quattordici città italiane per contare, uno a uno, chi non aveva un posto dove dormire. Il risultato è il primo censimento nazionale sulle persone senza fissa dimora condotto con metodo uniforme: 10.037 individui sopra i 18 anni, tra chi dormiva in strada e chi era ospite di una struttura di accoglienza notturna. A promuoverlo è stato ISTAT, in collaborazione con la fio.PSD-ETS, con il supporto logistico delle amministrazioni comunali. I dati sono stati diffusi il 25 marzo 2026.
Indice: Come funziona il censimento Point in Time | La distribuzione nelle 14 città metropolitane | Il gap tra posti letto e persone contate | Chi non compare nel conteggio | Domande frequenti
Come funziona il censimento Point in Time
Il metodo usato da ISTAT si chiama Point in Time: una fotografia condotta nella stessa notte in tutte le 14 città, basata sulla rilevazione diretta. La metodologia è allineata agli standard internazionali per il monitoraggio della grave marginalità adulta ed è già adottata in numerosi paesi europei e negli Stati Uniti. Prima di questo censimento, le informazioni sulla grave marginalità adulta in Italia erano frammentate, non comparabili tra città e affidate in larga parte ai registri delle organizzazioni del terzo settore.
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La scelta della notte del 26 gennaio non è casuale: è la stessa adottata in molti paesi europei per consentire confronti internazionali. Il freddo invernale riduce la presenza di persone che vivono in strada solo stagionalmente, aumentando la rappresentatività del campione rispetto alle persone in condizione di grave marginalità stabile.
La distribuzione nelle 14 città metropolitane
Roma concentra il 26,1% del totale nazionale con 2.621 persone, di cui 1.299 dormivano in strada. Milano registra 1.641 persone (601 in strada), Torino 1.036 (372 in strada) e Napoli 1.029 (566 in strada). Le quattro città maggiori raccolgono circa il 63% del totale rilevato nelle 14 città.
Le città del Centro-Nord dominano i valori assoluti, ma il quadro del Sud presenta specificità rilevanti. Bologna, Firenze e Genova mostrano numeri contenuti in termini assoluti, ma percentuali elevate di presenze in strada. Tra le città meridionali, Palermo e Catania segnalano numeri significativi; Reggio Calabria presenta il valore assoluto più basso tra le 14 città monitorate.
La proporzione tra chi dorme in strada e chi è in struttura varia in modo consistente tra città. Genova presenta la quota più alta di presenze in strada (65,9%), seguita da Firenze (59,0%) e Napoli (55,0%). Messina registra invece solo il 19,4% di presenze in strada, il valore più basso delle 14 città. Questo scarto riflette sia la disponibilità di posti nelle strutture locali sia le caratteristiche climatiche e urbane di ciascuna città.
Il gap tra posti letto e persone contate
Il dato più rilevante del rapporto ISTAT sui senza dimora 2026 non è la cifra totale, ma il confronto con la capacità di accoglienza disponibile. Nella notte del 26 gennaio, i posti letto nelle strutture notturne dei 14 comuni erano 6.678: circa il 33% in meno rispetto ai 10.037 rilevati.
Tradotto in termini concreti: per ogni tre persone contate quella notte, una non avrebbe trovato posto in struttura anche cercandolo. Il gap tra domanda e offerta di accoglienza non è uniforme tra le città: alcune presentano una capacità che si avvicina alla domanda locale, mentre in altre il deficit è strutturale. Il rapporto ISTAT segnala differenze significative tra i 14 comuni, senza però fornire il dettaglio città per città dei posti disponibili rispetto a quelli occupati.
Questo deficit ha implicazioni dirette per la programmazione dei servizi sociali: conoscere il gap tra domanda e offerta è il primo passo per calcolare quanti posti letto aggiuntivi sarebbero necessari, città per città, per coprire la domanda minima rilevata. I dati della seconda fase del censimento, basata su interviste, permetteranno di affinare ulteriormente questo quadro con informazioni sul profilo delle persone e sulla durata della condizione di senza dimora.
Chi non compare nel conteggio
Insediamenti informali e stabili occupati: il metodo Point in Time conta solo chi è visibile in spazi aperti o nelle strutture di accoglienza registrate. Chi vive in insediamenti abusivi, capannoni abbandonati o edifici occupati non rientra nella rilevazione. ISTAT lo chiarisce nel report: i 10.037 sono un minimo, non una stima completa della povertà abitativa estrema.
Ospiti temporanei di privati: chi dorme da amici o familiari in modo precario e instabile non rientra nella definizione operativa usata nella notte del 26 gennaio. Questa categoria, nota nella letteratura come "senza dimora nascosto", non è misurabile con il metodo Point in Time e non compare nel conteggio.
Province non metropolitane e comuni minori: il censimento copre solo i 14 comuni capoluogo delle aree metropolitane. I dati non sono estendibili all'intero territorio nazionale. ISTAT precisa esplicitamente che i risultati del 2026 non sono comparabili con le indagini precedenti, condotte con metodologie e coperture territoriali diverse.
La somma di queste esclusioni rende i 10.037 un dato solido ma parziale. Studi internazionali sul fenomeno stimano che il numero effettivo di persone in condizione di grave marginalità abitativa sia tipicamente da 1,5 a 3 volte il valore rilevato con il metodo Point in Time, a seconda di quanto è sviluppata la rete di accoglienza locale. Il censimento ISTAT offre per la prima volta una base comune da cui partire per stime più complete.
Domande frequenti
Cos'è il metodo Point in Time?
Il Point in Time è un approccio di rilevazione che fotografa in un singolo momento la presenza di persone senza dimora su un territorio. Si svolge in una sola notte, con rilevatori che percorrono aree predefinite. Il metodo è adottato come standard in numerosi paesi per la misurazione della grave marginalità adulta ed è allineato alle raccomandazioni della classificazione ETHOS Light, usata dall'UE per definire i senza dimora.
I dati del 2026 si possono confrontare con quelli delle indagini precedenti?
No. ISTAT chiarisce che i risultati del 26 gennaio 2026 non sono comparabili con le precedenti ricerche sulla popolazione senza dimora condotte in Italia, per differenze di metodologia e copertura territoriale. Il 2026 è il primo censimento nazionale condotto con metodo Point in Time uniforme nelle 14 città metropolitane.
Quali enti hanno partecipato all'organizzazione?
La rilevazione è stata promossa e coordinata da ISTAT in collaborazione con la fio.PSD-ETS, la Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora, che ha gestito il reclutamento e l'organizzazione dei rilevatori volontari. Le amministrazioni comunali delle 14 città hanno fornito supporto logistico, mappatura delle aree e garanzia della sicurezza durante le operazioni.
A cosa servono i dati raccolti?
I dati confluiscono nel Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni. Servono a misurare e monitorare la grave marginalità adulta con standard comparabili a livello internazionale, e possono orientare la pianificazione dei servizi di accoglienza a livello comunale e nazionale.
Il censimento del 26 gennaio 2026 fissa per la prima volta una base quantitativa affidabile sulla grave marginalità adulta nelle principali città italiane. I risultati della seconda fase, basata su interviste dirette, aggiungeranno informazioni su età, nazionalità e percorsi abitativi: un quadro più completo per chi deve pianificare i servizi di accoglienza nei prossimi anni.