A Forlì il Comune ha accolto tutte le 763 domande arrivate per la sperimentazione scuole aperte 31 agosto lanciata dalla Regione Emilia-Romagna, senza attivare la graduatoria prevista dall'avviso pubblico. Delle famiglie ammesse, 640 hanno scelto il percorso completo di due settimane e 123 una singola: l'84% dei richiedenti punta al blocco intero, dal 31 agosto all'11 settembre.
Numeri della sperimentazione a Forlì
Le iscrizioni si sono chiuse il 13 luglio con 763 richieste inviate da famiglie residenti nel territorio dell'Atuss forlivese, il perimetro di strategia urbana sostenibile scelto dalla Regione come pilota. Il Comune, guidato dall'assessora alle Politiche educative Paola Casara, ha completato l'istruttoria in poche settimane e comunicato l'esito prima della metà di luglio, evitando di stilare graduatorie e di applicare i criteri di priorità previsti nel caso di risorse insufficienti.
Dei 763 alunni ammessi, 46 hanno disabilità certificata: circa il 6% del totale, con interventi dedicati di assistenza all'autonomia e alla comunicazione. La sperimentazione coinvolge 12 istituti distribuiti sul territorio comunale. Il percorso lungo copre il periodo dal 31 agosto all'11 settembre, quello corto occupa una sola settimana e consente una copertura più flessibile per le famiglie con altri impegni estivi. Il rientro ufficiale nelle scuole dell'Emilia-Romagna è fissato al 15 settembre: il progetto anticipa quindi di due settimane la ripresa didattica con attività laboratoriali, sportive e ricreative.
Dove finisce ATUSS finisce la misura
Il dato che i numeri di Forlì non raccontano da soli è il perimetro. La sperimentazione regionale riguarda esclusivamente le 14 aree Atuss, cioè 42 Comuni e Unioni di Comuni approvati come nodi delle Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile: i nove capoluoghi di provincia, il Comune di Cesena con tre Comuni del Savio (Mercato Saraceno, Montiano e Sarsina) e quattro Unioni fra cui il Nuovo Circondario Imolese e la Bassa Romagna.
I Comuni totali dell'Emilia-Romagna sono 330. Quelli inclusi nella sperimentazione sono quindi il 12,7%. Il dato di popolazione è più incoraggiante, dato che l'area Atuss copre circa il 48% dei residenti regionali, ma resta il divario territoriale: i piccoli Comuni, le aree interne appenniniche e i centri fuori dai sistemi urbani non hanno accesso alla misura in questa fase, indipendentemente dalla domanda espressa dalle famiglie.
Anche l'investimento va letto in questa chiave: 3 milioni di euro sono destinati alla sperimentazione dei 42 territori, con una media di poco superiore ai 71mila euro a Comune o Unione. La Regione ha annunciato l'intenzione di rendere la misura strutturale dall'anno scolastico 2027-2028 estendendola a tutti i Comuni interessati: se la conferma arriva, il perimetro passa da 42 a oltre trecento realtà, con un salto di scala che chiederà risorse ben oltre i 3 milioni attuali. Il comunicato ufficiale della Regione Emilia-Romagna sulla misura cita 42 Comuni e 3 milioni come dati di partenza del pilota.
Cosa cambia per famiglie e dirigenti
Per le famiglie ammesse il servizio è gratuito e copre la fascia mattutina dal lunedì al venerdì. Le attività sono organizzate dai singoli istituti in collaborazione con il Comune e includono laboratori, gioco strutturato, sport, uscite educative e assistenza dedicata per gli alunni con disabilità. Tra fine agosto e metà settembre l'offerta pubblica per la primaria è quasi inesistente e i centri estivi privati chiudono nella prima settimana di agosto. Il dato dell'84% che sceglie le due settimane piene racconta quindi una domanda strutturale, non un servizio di ripiego.
Per i dirigenti scolastici, invece, la sperimentazione arriva in un momento già denso di adempimenti amministrativi di rientro: nomine, sicurezza, aggiornamento del piano privacy e cybersecurity che il DS deve chiudere ad agosto, apertura dei nuovi orari. Coordinare 12 istituti su un servizio non ordinario richiede protocolli chiari sulle responsabilità: chi risponde in caso di infortunio durante le attività ricreative, chi gestisce il personale ATA fuori dal calendario ordinario, come vengono retribuiti gli operatori esterni. Sono nodi che il modello attuale scarica sui Comuni con margine di autonomia, e che una legge nazionale non ha ancora affrontato.
La conferma o meno della struttura arriverà con la prossima manovra regionale. Il confronto fra il 3,9% del PIL destinato alla scuola e il 5% previsto per la difesa dopo il vertice NATO restituisce la cornice di risorse pubbliche entro cui l'Emilia-Romagna dovrà trovare i fondi per estendere il modello oltre l'area Atuss, e per rispondere anche alle famiglie del resto della regione che chiede scuole aperte contro il learning loss estivo.