L'Emilia-Romagna ha portato a Bruxelles la sperimentazione 'La scuola che riparte insieme': 3 milioni di euro, 42 Comuni delle aree Atuss e fino a 100mila bambini delle primarie coinvolti dal 31 agosto al 14 settembre 2026. Al Parlamento europeo, l'assessore Alessio Mammi ha presentato il modello regionale di comunità educante come riferimento per le politiche europee su istruzione e coesione sociale.
Il progetto presentato al Parlamento europeo
L'incontro, dedicato alla 'Roadmap for educational innovation through schools and communities in Europe', è stato promosso dal Comune di Reggio Emilia nell'ambito del progetto europeo Widespread School, finanziato dal programma Erasmus+. Mammi è intervenuto come membro della commissione Sedec del Comitato europeo delle Regioni, l'organismo che segue le politiche sociali, educative, culturali e della ricerca. Il riferimento più visibile resta la 'Scuola diffusa' nata a Reggio Emilia durante la pandemia per garantire la didattica in presenza, oggi indicata fra i modelli più avanzati a livello europeo sull'integrazione tra scuola, territorio e Terzo settore. Il progetto Widespread School del Comune di Reggio Emilia coinvolge insieme all'Italia anche Croazia, Spagna e Finlandia, con l'obiettivo di mettere a sistema le esperienze di apprendimento fuori dall'aula sviluppate nei diversi Paesi partner.
Copertura ferma al 13% e i 10 milioni che servono per il 2027
I 42 Comuni e Unioni coinvolti nella fase pilota appartengono alle aree Atuss, le Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile finanziate con fondi europei. Su un totale di 330 Comuni dell'Emilia-Romagna, la sperimentazione del 2026 raggiunge quindi il 12,7% del territorio regionale, poco più di un Comune su otto. Il presidente Michele de Pascale ha indicato l'obiettivo di rendere la misura strutturale dall'estate 2027 e di estenderla a tutti i territori che vorranno aderire, con un costo stimato di circa 10 milioni di euro l'anno: oltre il triplo dei 3 milioni stanziati per la fase pilota. La copertura strutturale entrerà nella legge regionale sulla natalità in fase di scrittura e sarà finanziata su quel capitolo.
Anche dentro i 42 Comuni selezionati l'adesione resta facoltativa: ogni Amministrazione decide orari, costi e formato delle attività, valorizzando associazioni sportive, realtà culturali e Terzo settore locale. Per la prima estate la 'scuola che riparte insieme' funzionerà quindi come un mosaico di iniziative comunali, con perimetri e tariffe diverse da territorio a territorio. La forbice fra i 3 milioni iniziali e i 10 stimati per la fase strutturale è il vero indicatore di quanto resta da costruire dopo la presentazione a Bruxelles.
Cosa cambia per famiglie e docenti
Il calendario scolastico non viene toccato: l'avvio ufficiale delle lezioni resta fissato al 15 settembre 2026. Nei quattordici giorni di anticipo le primarie ospiteranno laboratori culturali, attività sportive, musica, creatività, gioco e assistenza, organizzati al mattino e affidati a educatori esterni con il coinvolgimento, su base volontaria, del personale scolastico. La proposta risponde a una richiesta che i genitori dell'Emilia-Romagna avanzano da tempo, soprattutto nella settimana che separa la chiusura dei centri estivi dall'apertura delle aule. Per i dettagli del provvedimento la Regione ha pubblicato la scheda ufficiale della sperimentazione con i criteri di adesione e gli importi per Comune.
L'iniziativa si affianca al programma 'Scuole aperte', già attivo nel pomeriggio per la scuola secondaria, e mira a ridurre la disuguaglianza nell'accesso alle opportunità extrascolastiche fra famiglie con più o meno risorse economiche. Per il 2026 è previsto anche il lancio del portale digitale Open Schools, che mapperà tutte le iniziative attive sul territorio regionale e ne renderà consultabili orari e criteri di accesso.
Il banco di prova sarà l'estate 2026: dai dati di adesione effettivi nei 42 Comuni dipenderà la possibilità di portare i 3 milioni iniziali ai 10 necessari per coprire l'intera regione nel 2027-2028.