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Scuola al 1° ottobre, Campania dice no a Mastella: solo il 7% ha aria

Il sindaco di Benevento chiede di rinviare le lezioni al 1° ottobre. Ma solo il 7% delle scuole italiane ha impianti di climatizzazione.

La proposta del sindaco di Benevento Clemente Mastella di rinviare l'apertura delle scuole al 1° ottobre per il caldo si è scontrata con un no della Regione Campania nel giro di poche ore. Il vero nodo però resta un altro: solo 4.457 edifici scolastici su 60.030 in Italia hanno impianti di climatizzazione o ventilazione, secondo l'ultimo aggiornamento del Portale Unico del Ministero dell'Istruzione.

Il no della Campania e il vincolo dei 200 giorni

Il 5 settembre 2026 Mastella ha scritto al presidente della Regione Campania Roberto Fico chiedendo di far slittare il rientro dal 15 settembre al 1° ottobre. La motivazione: le previsioni del Centro Europeo citate dal climatologo Mattia Gussoni indicano temperature sopra la media fino a fine settembre e le scuole sono, secondo il sindaco, praticamente ovunque prive di impianti refrigeranti. L'ex ministro DC richiama il modello degli anni Cinquanta e Sessanta, quando le lezioni iniziavano il 1° ottobre in tutta Italia.

La risposta della giunta Fico è arrivata subito, per bocca dell'assessore all'Istruzione Andrea Morniroli: nessun rinvio generalizzato è possibile perché la legge impone almeno 200 giorni di lezione. Spostare l'inizio a ottobre significherebbe allungare l'anno scolastico fino a fine giugno o inizio luglio. Il calendario 2026/2027 è stato approvato lo scorso 20 maggio con la Delibera 199 della Giunta regionale della Campania e conferma il rientro in aula per il 15 settembre.

Solo il 7% delle aule ha aria condizionata

Il dibattito politico ignora il numero che pesa davvero. I dati sull'edilizia scolastica del Portale Unico del MIM per l'anno 2023-2024 fotografano 4.457 edifici climatizzati su 60.030 totali, il 7,42%. Tradotto in aule, significa che circa 350 mila locali su un totale di 368 mila sono privi di impianti fissi di condizionamento o ventilazione meccanica controllata. In quelle aule studiano ogni giorno 6,5 milioni di studenti e lavorano quasi 700 mila insegnanti.

La media nazionale nasconde uno squarcio regionale: la copertura tocca il 27% nelle Marche e il 15,8% in Sardegna, mentre in Toscana si ferma al 6%. Sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975, la maggior parte appartiene a classi energetiche obsolete, senza isolamento a cappotto né schermature solari sulle facciate.

Contro questo scenario, il governo ha annunciato uno stanziamento di 20 milioni per l'acquisto di climatizzatori. Distribuiti sui circa 55.573 plessi ancora scoperti, si tratta di poco più di 360 euro a edificio: cifra che copre a stento il costo di un singolo split e non include installazione, adeguamento elettrico e manutenzione. In Puglia, dove i sindaci di Stornara e Gallipoli hanno chiesto di rinviare il rientro, alcune stime sull'intervento strutturale regionale superano il miliardo di euro.

Cosa succederà davvero il 15 settembre

Il rinvio generalizzato non ci sarà in nessuna regione italiana. In Sicilia l'assessorato regionale ha escluso lo slittamento ma lasciato autonomia ai comuni: un comune del catanese ha già rinviato l'inizio al 21 settembre con ordinanza sindacale. Anche in Campania la richiesta arrivata da Mondragone il 2 settembre è stata respinta dalla giunta.

Per famiglie e docenti che torneranno in classe tra il 7 e il 17 settembre a seconda della regione la situazione pratica non cambia rispetto al 2025: nelle aule non climatizzate si ricorrerà a ventilatori portatili acquistati dai comitati genitori o dai singoli plessi, tende oscuranti improvvisate, sospensione delle attività motorie nelle ore centrali. I 20 milioni annunciati da Valditara arriveranno nelle scuole solo dopo la stipula delle convenzioni con gli enti locali, in un percorso che sui capitoli di spesa storicamente supera i sei mesi.

Il calendario slitterà solo dove i sindaci firmeranno singole ordinanze motivate da rischio sanitario. Per un intervento strutturale sull'edilizia servirebbe un piano pluriennale che si affianchi ai target PNRR già raggiunti sugli asili e sulle mense, con risorse di ordine di grandezza diverso dai 20 milioni annunciati per i condizionatori.

Pubblicato il: 6 settembre 2026 alle ore 11:02