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Riforma caccia e scuola: la contraddizione delle 33 ore di civica

Approvato in Senato il ddl 1552 sulla caccia: 25,7% degli uccelli nidificanti a rischio. In classe la sostenibilità resta materia obbligatoria.

Il Senato ha approvato il 23 giugno 2026 il ddl 1552 sulla riforma della caccia con 80 voti favorevoli e 56 contrari. Il testo passa ora alla Camera, ma in classe gli alunni hanno già la risposta: la tutela della biodiversità è materia obbligatoria di studio per legge.

Cosa cambia con la riforma della legge 157/1992

Il ddl 1552 amplia la lista delle specie cacciabili, ora estesa anche a oca selvatica, colombaccio e piccione di città. Le regioni possono autorizzare la caccia oltre il 10 febbraio, periodo critico per la migrazione e la nidificazione, e aumentare le giornate settimanali concesse. Si allarga il perimetro: si potrà sparare anche su demanio marittimo, foreste demaniali e pascoli d'alta quota.

Il parere di ISPRA sui calendari venatori non è più vincolante: diventa consultivo e superabile con motivazione, affiancato dal Comitato tecnico nazionale faunistico-venatorio. Le aziende faunistico-venatorie perdono la natura non profit e diventano imprese commerciali con concessioni decennali rinnovabili. Sono ammessi visori notturni e mire ottiche per la caccia selettiva agli ungulati. Il disegno di legge S. 1552 sulla riforma della caccia passa ora all'esame della Camera dei deputati.

Il paradosso che la scuola subisce

Le linee guida ministeriali per l'educazione civica adottate con DM 183 del 7 settembre 2024 fissano 33 ore annue minime obbligatorie per la primaria, la secondaria di primo grado e la secondaria di secondo grado. Tre i nuclei tematici: Costituzione, sviluppo economico e sostenibilità, cittadinanza digitale. La tutela dell'ambiente è esplicitamente richiamata come tema di particolare attenzione nelle Linee guida MIM per l'insegnamento dell'educazione civica, accanto a educazione stradale ed educazione finanziaria.

La distanza con la realtà legislativa è netta. Secondo la Lista Rossa IUCN-MASE degli uccelli nidificanti in Italia, 67 specie (il 25,7% del totale) sono a rischio di estinzione e 10 sono classificate in pericolo critico, la categoria più alta prima dell'estinzione. Venti specie cacciabili hanno stato di conservazione sfavorevole secondo la classificazione SPEC di BirdLife International, eppure restano nei calendari venatori regionali con piani di conservazione spesso deboli e raramente applicati. Il 28% dei vertebrati italiani valutati risulta minacciato e le rotte migratorie attraversano proprio le aree dove il ddl espande il prelievo.

Il 18 dicembre 2025 la Commissione europea ha inviato al governo italiano una lettera di contestazione punto per punto: estensione della caccia oltre il 10 febbraio, declassamento del parere ISPRA, uso di richiami vivi e mire ottiche, violano la Direttiva Uccelli e la Direttiva Habitat. La lettera non è stata trasmessa al Parlamento per mesi, fino alla pubblicazione da parte delle associazioni ambientaliste. Per l'Italia il rischio è l'apertura di una procedura di infrazione.

Cosa succede in aula adesso

L'insegnante di primaria che spiega in classe perché 67 specie di uccelli sono minacciate si trova davanti una contraddizione concreta: lo Stato che valuta gli alunni sulla sostenibilità ambientale è lo stesso che amplia la lista delle specie cacciabili. La trasversalità della materia, assegnata a tutti i docenti di classe nel primo ciclo e ai docenti di discipline giuridico-economiche nel secondo, rende il problema diffuso: nessuna disciplina ne è esente.

Cartelloni sulla biodiversità, uscite didattiche nei parchi, ricerche scolastiche sulla migrazione rischiano di apparire come esercizi formali quando le aree protette e i pascoli d'alta quota diventano terreni di caccia. Insegnare speranza e partecipazione civica in tempi di crisi democratica significa anche dare conto agli alunni della distanza tra quello che il curricolo chiede di trasmettere e le leggi che il loro Paese sta scrivendo.

Il passaggio del testo alla Camera è atteso entro l'estate. Per i docenti, l'autunno scolastico 2026/2027 si aprirà con la stessa domanda che già si pongono adesso: come valutare un alunno sulla biodiversità, mentre la legge ne riduce la protezione.

Pubblicato il: 29 giugno 2026 alle ore 16:13