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Ricorsi al Tar sugli scrutini: +25% a Roma, ma solo 1 su 10 vince

Bocciature in calo al 5,6%, ricorsi al Tar in aumento: ogni causa costa fino a 5.000 euro alle famiglie. I numeri reali del contenzioso 2026.

Solo a Roma, i ricorsi delle famiglie contro le valutazioni di fine anno sono cresciuti del 25% in cinque anni. Lo dicono i numeri raccolti dagli studi legali della capitale e ripresi dall'Associazione nazionale presidi, che parla di un fenomeno ormai strutturale dopo l'arrivo del registro elettronico.

Il paradosso: meno bocciature, più cause

Il dato romano stride con la fotografia nazionale. Secondo il Comunicato MIM sugli esiti scrutini ed esami di Stato 2024/2025 del 4 agosto 2025, nella scuola secondaria di secondo grado i non ammessi alla classe successiva sono scesi al 5,6%, contro il 6% dell'anno prima. Agli esami di Stato del secondo ciclo è stato ammesso il 96,5% degli scrutinati e il 99,7% dei candidati ha conseguito il diploma.

Più si restringe il numero di bocciati, più aumenta la disponibilità delle famiglie a contestare le decisioni dei consigli di classe. La conseguenza la raccontano i dirigenti scolastici: scrutini blindati da verbali, griglie e documentazione costruita per resistere al sindacato del giudice amministrativo.

Quanto costa davvero un ricorso al Tar

La voce più pesante per le famiglie non è la sentenza, è la parcella. Un ricorso amministrativo contro uno scrutinio o una mancata ammissione all'esame di Stato comporta in media tre voci di spesa:

* Contributo unificato: circa 650 euro per l'iscrizione a ruolo

* Onorari dell'avvocato amministrativista: tra 1.500 e 3.500 euro per le cause standard, fino a 5.000 euro per i contenziosi più articolati

* Eventuali spese di consulenza tecnica o accesso agli atti: variabili, ma raramente sotto i 200 euro

Il conto finale, per un ricorso ordinario in unico grado, oscilla tra i 2.500 e i 5.000 euro. Cifra a cui va aggiunta la possibilità di soccombere in giudizio e dover sostenere anche le spese legali del Ministero. Solo chi rientra nella soglia di reddito per il patrocinio gratuito (11.528,41 euro annui) può accedere alla difesa pubblica.

Solo 1 ricorso su 10 viene accolto

Il vero deterrente è il tasso di successo. Le statistiche raccolte dagli stessi studi legali specializzati in diritto scolastico indicano che mediamente solo il 10% dei ricorsi viene accolto dal Tar. Il giudizio del consiglio di classe è infatti considerato un atto discrezionale: il giudice amministrativo può intervenire solo se emergono vizi formali, motivazioni incoerenti o violazioni procedurali, non per rivalutare nel merito un voto.

I casi che reggono in giudizio sono quasi sempre legati a errori della scuola: mancata comunicazione preventiva alla famiglia, recupero delle insufficienze non garantito, verbali incompleti, domande all'orale di maturità fuori programma. Quando il Tar accoglie, in genere ordina la ripetizione dell'esame o un riesame della valutazione, non la promozione automatica.

Cosa cambia per scuole e famiglie

Per i dirigenti scolastici, la conseguenza è una scuola sempre più amministrativizzata: ogni voto va supportato da un numero minimo di interrogazioni, griglie pubbliche e documentazione tracciabile. Per i docenti significa più tempo speso a difendere il giudizio collegiale che a costruirlo. Il tema si intreccia con la valorizzazione dei docenti tutor e orientatori e con il rinnovato peso del registro elettronico nella vita scolastica.

Per le famiglie, il calcolo è ormai economico: 5.000 euro per una probabilità di vittoria del 10% conviene solo quando la documentazione della scuola presenta vizi evidenti. Negli altri casi, il ricorso rischia di sommare alla bocciatura un esborso significativo, spesso senza alcun risultato concreto sulla carriera scolastica del figlio.

Negli scrutini di giugno 2026, l'equilibrio tra ragioni della scuola e pretese delle famiglie si gioca quindi su un terreno preciso: la qualità della motivazione del voto. Le scuole che hanno costruito un fascicolo valutativo solido perderanno meno cause; le altre continueranno a pagare la transizione verso una valutazione interamente formalizzata.

Pubblicato il: 9 giugno 2026 alle ore 13:08