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Prove INVALSI di primaria: il lavoro dei docenti fuori da ogni contratto

Prove INVALSI di primaria: i docenti le somministrano gratis, fuori contratto. INVALSI ha 22 milioni di budget ma il lavoro operativo ricade sulle scuole.

I COBAS rilanciano la battaglia contro le prove INVALSI nelle classi di primaria dopo lo sciopero del 6 e 7 maggio 2026. Con un comunicato distribuito dopo le due giornate di mobilitazione, il sindacato torna su un nodo contrattuale irrisolto da anni: i docenti di primaria vengono sistematicamente chiamati a svolgere operazioni di somministrazione, inserimento dati e tabulazione per conto di INVALSI, attività che non rientrano negli obblighi previsti dal CCNL né in quelli deliberati dagli Organi Collegiali.

Le mansioni che il contratto non prevede

Il comunicato COBAS elenca nel dettaglio le attività richieste ai docenti per le prove delle classi II e V di primaria: presenza anticipata a scuola rispetto all'orario ordinario di servizio, permanenza prolungata nelle classi, consultazione obbligatoria dei manuali di somministrazione, accesso alle piattaforme digitali INVALSI, inserimento delle risposte degli studenti e verifica continua dell'area riservata per aggiornamenti organizzativi. Un carico aggiuntivo che, secondo i COBAS, sottrae tempo alla progettazione didattica.

Il punto giuridico sollevato dal sindacato è preciso. L'INVALSI è un ente di valutazione del sistema educativo ma non è il datore di lavoro dei docenti, che dipendono dal Ministero dell'Istruzione e del Merito. Gli obblighi di servizio sono definiti dal contratto collettivo nazionale. Le comunicazioni inviate direttamente dall'ente ai docenti, con assegnazione di classi e compiti operativi specifici, configurano secondo i COBAS un'attribuzione unilaterale di mansioni al di fuori di qualsiasi base contrattuale. Lo sciopero del 7 maggio 2025 aveva già portato queste criticità all'attenzione pubblica, senza che siano intervenute modifiche formali.

Il ruolo dei dirigenti scolastici è messo sotto accusa. Invece di verificare la legittimità delle richieste INVALSI o di sottoporle agli organi collegiali, molti DS si sono limitati a trasmettere le disposizioni operative predisponendo turnazioni aggiuntive senza delibera formale. Per i COBAS, questa posizione tutela l'ente a spese del personale docente.

Un ente da 22 milioni che fa lavorare gratis le scuole

I bilanci pubblici dell'INVALSI indicano un fabbisogno annuo di circa 21,84 milioni di euro per le attività istituzionali e la ricerca. Nel comunicato post-sciopero i COBAS citano "circa trenta milioni di euro ogni anno": la discrepanza potrebbe riflettere costi indiretti non contabilizzati nel bilancio ordinario, inclusi trasferimenti per collaborazioni esterne e consulenze.

In ogni caso, la fase operativamente più onerosa delle rilevazioni - somministrazione, raccolta dati, inserimento nelle piattaforme - è affidata ai docenti senza compenso specifico. L'appello dei COBAS per lo sciopero di maggio aveva già individuato questo squilibrio come uno dei nodi strutturali. Il costo operativo reale delle rilevazioni viene così di fatto scaricato sulle scuole, che diventano terminali di un sistema centralizzato.

La pressione organizzativa si concentra a maggio, già denso di adempimenti di fine anno. Secondo il calendario prove INVALSI 2026, le classi II e V di primaria sostengono nell'arco di pochi giorni le prove di Italiano, Lettura e Matematica, ciascuna con tempi tecnici di preparazione. Il risultato è che intere mattinate vengono sottratte alla didattica e i docenti coinvolti nell'inserimento dati prolungano la presenza a scuola oltre l'orario contrattuale.

Cosa chiedono i COBAS e cosa possono fare i docenti

Le richieste del sindacato vanno oltre il rifiuto puntuale delle prove INVALSI. I COBAS chiedono una revisione del sistema di valutazione standardizzata: meno prove centralizzate e più investimenti in riduzione del numero di alunni per classe, stabilizzazione del personale e risorse strutturali per affrontare le disuguaglianze educative. Secondo il comunicato, i risultati concreti delle prove INVALSI nel migliorare la qualità dell'insegnamento restano a tutt'oggi nulli.

Sul piano pratico, i docenti che ricevono comunicazioni dirette dall'INVALSI con assegnazione di mansioni operative possono chiedere al proprio dirigente scolastico se quelle attività siano state deliberate dagli Organi Collegiali e se rientrino nell'orario di servizio contrattuale. In assenza di delibera formale, la partecipazione alle fasi di inserimento dati non è automaticamente obbligatoria secondo i criteri del CCNL.

Il dibattito sulle prove standardizzate attraversa tutti i livelli del sistema scolastico: anche le nuove regole per le seconde prove della maturità 2025 mostrano come la valutazione sia oggetto di revisione continuativa in ogni grado scolastico.

Se il prossimo confronto parlamentare affronterà il modello INVALSI nel merito, le scuole potrebbero avere strumenti chiari per definire i confini degli obblighi docenti. Fino ad allora, il limite tra mansione contrattuale e compito improprio resta affidato alla negoziazione locale, scuola per scuola.

Pubblicato il: 19 maggio 2026 alle ore 14:37