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Primo smartphone a 7,2 anni: 6 anni prima della soglia dei pediatri

Studio CNR: primo cellulare a 7,2 anni contro i 13 raccomandati dai pediatri. Il 37,7% dei bimbi lo usa prima di dormire, il 23,4% a tavola.

Il primo cellulare arriva sempre più presto: 7,2 anni in media, secondo lo studio dell'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR pubblicato sulla rivista Sistemi Intelligenti. Sono 5,8 anni in meno rispetto ai 13 fissati dalla Società Italiana di Pediatria come età minima per lo smartphone personale.

I numeri della ricerca CNR-ISTC

L'indagine ha coinvolto 234 bambini fra i 5 e i 10 anni e 215 genitori residenti a Roma, Latina e Castel Madama, nell'ambito del progetto internazionale 'La città delle bambine e dei bambini'. Il 49,8% dei bambini intervistati possiede un cellulare personale, e nella maggioranza dei casi lo usa da solo (56,5%) contro il 33,2% che lo utilizza insieme ai genitori.

Il dispositivo funziona soprattutto come cordone digitale: il 46,7% dei bambini viene chiamato dai genitori quando è solo in casa e il 30,3% quando è fuori con gli amici. Le autrici Daniela Renzi e Marica Notte parlano di una concessione subordinata alla possibilità di esercitare un controllo a distanza, più che di un processo fondato sulla fiducia nelle competenze del bambino.

Sotto la soglia dei pediatri di quasi 6 anni

Le raccomandazioni SIP 2026 su digitale e bambini, pubblicate a gennaio, fissano a 13 anni l'età minima per lo smartphone personale, chiedono di evitare l'accesso non supervisionato a internet prima dei 13 anni e di rinviare i social il più a lungo possibile. La media rilevata dal CNR-ISTC è di 7,2 anni: quasi sei anni prima della soglia indicata dai pediatri italiani.

Il quadro peggiora sul contesto d'uso. La SIP chiede di non usare i dispositivi durante i pasti e prima di addormentarsi, ma la ricerca del CNR registra un 37,7% di bambini che li usa in fase di addormentamento e un 23,4% che li tiene in mano a tavola. Il tetto delle due ore al giorno per gli over 5 non regge quando il telefono viene concesso come premio (44,4% secondo i bambini) o come intrattenimento in auto (20,9% secondo i genitori).

La distanza fra pratica familiare e indicazioni pediatriche non nasce oggi: già nel 2018 la SIP aveva sconsigliato il telefonino 'pacificatore' sotto i 2 anni e fissato a un'ora l'uso quotidiano fra i 2 e i 5 anni. L'aggiornamento del 2026 alza l'asticella proprio sullo smartphone personale, ma il dato di 7,2 anni mostra quanto poco quelle indicazioni stiano arrivando in famiglia.

Il gap di 33,7 punti sulla felicità

Il 90,4% dei bambini dichiara di sentirsi felice quando gioca all'aperto con gli amici; la percentuale crolla al 56,7% quando gioca da solo in casa con i dispositivi digitali. La differenza è di 33,7 punti percentuali, e la ricerca associa l'uso individuale a un 26,8% di noia e a un 22,9% di solitudine, sentimenti che aumentano ulteriormente fra i bambini più grandi.

La nota stampa del CNR sullo studio ISTC segnala anche una differenza territoriale: i bambini di Castel Madama, comune di poche migliaia di abitanti in provincia di Roma, risultano più autonomi negli spostamenti quotidiani, mentre nei centri più grandi la libertà di uscire da soli tende a essere associata al possesso di un cellulare, indipendentemente dall'età, dal genere o dal luogo di residenza. Lo strumento diventa condizione della mobilità, non conseguenza di competenze acquisite.

Sul fronte delle alternative concrete, iniziative come il rientro anticipato in Emilia-Romagna con 8mila bambini in laboratori Stem, lingue e multisport mostrano cosa succede quando alle famiglie viene offerto tempo strutturato di gioco e attività condivise, anziché ore libere davanti a uno schermo. E il tema di quali soggetti possano decidere sulla vita dei bambini resta aperto anche fuori casa, come dimostra il dibattito sui poteri dell'autonomia scolastica di fronte al rinvio delle lezioni in Sicilia.

Le ricercatrici del CNR-ISTC invitano a promuovere gioco libero e movimento nello spazio pubblico accanto alla regolamentazione pediatrica. Il primo passo pratico, suggeriscono, è ricostruire spazi in cui la fiducia sostituisca la geolocalizzazione.

Pubblicato il: 30 settembre 2026 alle ore 13:06