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Orsini: 6,7 miliardi alla scuola, ma il deficit OCSE vale il doppio

Confindustria: 6,7 miliardi alla scuola senza nuovo debito. Ma il deficit OCSE vale 17 miliardi. Quanto basta la proposta di Orsini?

All'assemblea annuale di Confindustria del 26 maggio 2026 a Roma, il presidente Emanuele Orsini ha chiesto al governo di riallocare 20 miliardi di euro senza aumentare il debito pubblico: un terzo alla crescita economica, un terzo alla sanita', un terzo alla scuola. Per l'istruzione, la quota sarebbe di circa 6,7 miliardi, il piu' consistente impegno proposto da un'associazione datoriale italiana in campo educativo.

La spending review che finanzia la scuola

La proposta di Orsini non prevede nuova spesa pubblica a deficit, ma una revisione profonda della spesa esistente. 'Significa riaprire il capitolo di una seria revisione della spesa pubblica, per incidere su privilegi ed equilibri consolidati', ha detto il presidente di Confindustria. Un percorso che richiede, nelle sue parole, 'fiducia e coraggio politico' e 'decisioni condivise di maggioranza e opposizione'.

La richiesta arriva mentre il governo sta elaborando la manovra finanziaria per il 2026. Puntare sulla riallocazione - anziche' chiedere nuovo debito - e' una mossa che evita lo scontro con i parametri UE del Patto di Stabilita', ma sposta il confronto su cosa tagliare. Non e' ancora chiaro da dove verrebbero estratti i 20 miliardi.

Insieme alla proposta finanziaria, Orsini ha chiesto un piano nazionale di formazione all'intelligenza artificiale gia' dalle scuole superiori di secondo grado. Il sistema industriale si candida ad affiancare la scuola pubblica, sul modello degli ITS Academy: gli Istituti Tecnologici Superiori sono passati da 11.000 a 41.000 iscritti tra il 2021 e il 2026, +273% in cinque anni, secondo il monitoraggio INDIRE 2025 sugli ITS Academy.

Il confronto con i dati OCSE: la proposta non chiude il gap

Qui emerge il limite strutturale che la proposta non risolve. Secondo i dati OCSE, l'Italia destina il 3,9% del PIL alla spesa pubblica per l'istruzione, contro una media OCSE del 4,7%. Con un PIL italiano di circa 2.100 miliardi di euro, lo 0,8% di differenza vale quasi 17 miliardi l'anno: oltre il doppio della quota destinata alla scuola dalla proposta Confindustria.

Tradotto in concreto: i 6,7 miliardi proposti coprono meno di 40 centesimi su ogni euro di divario con la media internazionale. Con questa iniezione di risorse, l'Italia resterebbe ancora 10 miliardi sotto la soglia OCSE, continuando a finanziare l'istruzione a un ritmo inferiore a quello dei principali paesi europei.

Il deficit non e' una novita': l'Italia ha speso strutturalmente meno della media internazionale per oltre un decennio. Le conseguenze sono visibili: salari dei docenti tra i piu' bassi d'Europa, carenza di organico, edifici scolastici che invecchiano, supporto insufficiente agli studenti con bisogni educativi speciali.

AI e scuola pubblica: due velocita' diverse

Il piano sull'intelligenza artificiale apre un'altra questione. Formare tutti gli studenti delle superiori all'AI richiede docenti gia' preparati, strumenti digitali nelle aule e infrastrutture stabili. La visione di Giannelli sull'intelligenza artificiale nella scuola chiarisce come l'adozione reale richieda prima di tutto investimenti nella formazione degli insegnanti, non solo nelle tecnologie.

La distanza tra le proposte di Confindustria e la realta' quotidiana della scuola pubblica emerge anche dalla mobilitazione dei docenti: lo sciopero del 7 maggio sulle prove INVALSI e le indicazioni nazionali ha segnalato tensioni profonde su come e cosa valutare. Finanziare la scuola senza affrontare questi conflitti rischia di non produrre i risultati attesi.

Il modello ITS Academy funziona perche' e' flessibile, gestito con le imprese e calibrato su filiere produttive specifiche. Replicarlo nella scuola di massa - con otto milioni di studenti, decine di migliaia di classi e carenza strutturale di organico - e' un salto di scala che i 6,7 miliardi da soli non garantiscono.

Giovani, salari e casa: il triangolo che Confindustria riconosce

Accanto al tema scuola, Orsini ha affrontato il nodo della crisi demografica: entro il 2040 l'Italia perdera' cinque milioni di giovani, anche a causa di salari bassi e costi abitativi insostenibili. 'Troppi settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti', ha detto. Temi che attraversano anche la scuola pubblica: le proposte sul decreto legge scuola per un elenco nazionale degli idonei e piu' assunzioni mostrano come il precariato strutturale nell'istruzione faccia parte dello stesso problema che Confindustria chiede di risolvere.

Se la proposta di Confindustria diventasse realta', l'Italia farebbe un passo concreto verso il recupero del ritardo in istruzione. Ma chiudere davvero il divario OCSE richiede un impegno pluriennale e progressivo, non una singola manovra: i 6,7 miliardi segnalano una direzione, non una soluzione.

Pubblicato il: 27 maggio 2026 alle ore 07:35