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Origami in cattedra a Catania: cento docenti a "Pieghe sotto il Vulcano" per reinventare la didattica

Si è chiusa con un bilancio più che positivo la seconda edizione del convegno che porta l'arte della piegatura della carta nelle aule scolastiche. Due giornate di laboratori, interventi e confronto tra insegnanti siciliani e ospiti speciali.

* L'origami come strumento didattico trasversale * Due giornate all'I.C. De Amicis-Majorana * Ospiti speciali e laboratori sul campo * Perché l'origami funziona a scuola * Un modello che guarda oltre la Sicilia

L'origami come strumento didattico trasversale {#lorigami-come-strumento-didattico-trasversale}

Un foglio di carta, una serie di pieghe precise e, alla fine, un oggetto tridimensionale che racconta geometria, pazienza, pensiero logico. L'origami non è più solo un passatempo elegante di tradizione giapponese. Da qualche anno, in diverse scuole italiane, sta diventando un vero e proprio strumento di didattica trasversale, capace di collegare matematica e arte, scienze e motricità fine, concentrazione e lavoro cooperativo.

A confermarlo è il successo della seconda edizione di "Pieghe sotto il Vulcano: strumenti per una didattica trasversale", il convegno che il 28 e 29 marzo ha riunito a Catania un centinaio di docenti provenienti in gran parte dalla Sicilia, ma non solo. Il bilancio, stando a quanto emerge dagli organizzatori, è più che positivo: aule piene, partecipazione attiva, una richiesta crescente di formazione che segnala come il tema abbia smesso di essere una curiosità di nicchia per conquistare un posto nel dibattito sulla didattica creativa.

Due giornate all'I.C. De Amicis-Majorana {#due-giornate-allic-de-amicis-majorana}

L'evento si è svolto nei locali dell'I.C. De Amicis-Majorana di Catania, un istituto comprensivo che ha aperto le porte a workshop, relazioni frontali e sessioni di confronto tra colleghi. Il formato, già sperimentato nella prima edizione, ha puntato su un equilibrio tra teoria e pratica: al mattino gli interventi di esperti e ricercatori, al pomeriggio i laboratori di origami pensati specificamente per l'applicazione in classe.

Cento insegnanti coinvolti non sono un numero trascurabile, soprattutto per un convegno tematico che non rientra nei grandi circuiti della formazione obbligatoria. Chi ha partecipato lo ha fatto per scelta, spinto dalla curiosità professionale o dall'esperienza diretta con alunni della scuola primaria e della secondaria di primo grado che, carta alla mano, imparano concetti altrimenti astratti.

Il tema della formazione docenti in Sicilia, del resto, si intreccia con un panorama più ampio. Solo poche settimane fa, un altro convegno nazionale, quello organizzato dall'A.N.DI.S., ha messo al centro l'educazione all'aperto e la rigenerazione urbana come leve per rinnovare la scuola italiana. Segnali diversi di una stessa esigenza: trovare strade nuove per una didattica che non si limiti alla lezione frontale.

Ospiti speciali e laboratori sul campo {#ospiti-speciali-e-laboratori-sul-campo}

La seconda edizione di "Pieghe sotto il Vulcano" ha potuto contare su numerosi ospiti speciali, tra formatori certificati, artisti dell'origami e docenti universitari che studiano le applicazioni della piegatura della carta nei processi di apprendimento. I loro interventi hanno toccato diversi aspetti:

* Le basi geometriche dell'origami e il legame con le competenze matematiche previste dalle Indicazioni Nazionali * L'uso della piegatura come esercizio di motricità fine e concentrazione, particolarmente utile nei primi anni della scuola primaria * Le potenzialità dell'origami come attività inclusiva, accessibile anche ad alunni con bisogni educativi speciali * Esperienze concrete di laboratori di origami a scuola, con esempi replicabili e materiali pronti all'uso

I laboratori pomeridiani, in particolare, hanno rappresentato il cuore dell'iniziativa. Non si è trattato semplicemente di imparare a piegare una gru o un fiore: i partecipanti hanno sperimentato percorsi strutturati, progettati per essere portati direttamente nelle proprie classi il lunedì successivo.

Perché l'origami funziona a scuola {#perché-lorigami-funziona-a-scuola}

La domanda, legittima, è semplice: cosa c'entra un foglio piegato con l'apprendimento scolastico? La risposta, come spesso accade, è meno banale di quanto sembri.

L'origami mobilita competenze che attraversano i confini disciplinari. Piegare un foglio lungo una bisettrice è geometria applicata. Seguire una sequenza di istruzioni è comprensione del testo. Ottenere un risultato dopo venti passaggi è un esercizio di perseveranza e autoregolazione, due delle cosiddette soft skills su cui la scuola italiana sta investendo sempre di più. E poi c'è la dimensione estetica, il piacere di creare qualcosa di bello con le proprie mani, che in un'epoca dominata dagli schermi ha un valore che non va sottovalutato.

Per la scuola primaria, in particolare, l'origami si presta a un approccio laboratoriale che mette al centro il fare. Non è un caso che diverse sperimentazioni, anche a livello internazionale, lo collochino tra le attività STEAM, quel ponte tra scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica che rappresenta una delle frontiere più discusse della pedagogia contemporanea.

In un momento in cui il dibattito sulla scuola italiana è attraversato da tensioni profonde, come dimostra lo sciopero nazionale previsto per il 7 maggio contro le prove Invalsi e le nuove Indicazioni Nazionali, iniziative come questa ricordano che l'innovazione didattica può nascere anche dal basso, dalla passione e dalla competenza dei singoli docenti.

Un modello che guarda oltre la Sicilia {#un-modello-che-guarda-oltre-la-sicilia}

Il fatto che "Pieghe sotto il Vulcano" sia arrivato alla seconda edizione, raddoppiando sostanzialmente la partecipazione rispetto al debutto, dice qualcosa sulla domanda di formazione docenti che esiste sul territorio siciliano e non solo. Il convegno si è affermato come un appuntamento di riferimento per chi crede che la didattica creativa non sia un lusso, ma una necessità.

La questione, ora, è capire se questo modello potrà consolidarsi e magari replicarsi in altre città. L'origami a scuola non richiede investimenti particolari: servono carta, competenza e voglia di mettersi in gioco. Tre ingredienti che, a giudicare da quanto visto a Catania in queste due giornate di fine marzo, non mancano affatto.

Pubblicato il: 30 marzo 2026 alle ore 13:25