Il rapporto Ocse-Pisa 2025, presentato l'8 settembre a Parigi, colloca gli studenti italiani intorno alla media internazionale in italiano, matematica e scienze. La rilevazione ha coinvolto oltre 760.000 quindicenni in 91 Paesi, con un campione degli iscritti al secondo anno delle superiori per l'Italia. Rispetto al 2018, però, la scuola italiana ha perso tra i dieci e i venti punti nelle tre discipline misurate: è come se i ragazzi di oggi fossero indietro di un anno intero rispetto ai coetanei di dieci anni fa.
Il calo in dieci anni
In matematica il crollo è di 21 punti dal 2018, l'equivalente di un intero anno di scuola perso. In lettura la flessione è di circa dieci punti, ma nel caso italiano il peggioramento risale a prima della pandemia: il crollo era già in atto nel 2018, segno che l'effetto Covid da solo non basta a spiegare il fenomeno. Le scienze, focus dell'edizione 2025, sono l'unico ambito in controtendenza, con quindici punti guadagnati rispetto al periodo pre-Covid, anche perché il punto di partenza era più basso. Nelle competenze digitali, misurate dal test di computational problem solving, la preparazione degli studenti italiani resta sotto la media Ocse, nonostante gli investimenti del Pnrr sulle dotazioni tecnologiche: presidi e ragazzi nel questionario lamentano la scarsità e la cattiva qualità dei mezzi a disposizione. Gli studenti che raggiungono i livelli più alti della scala Pisa sono il 4 per cento in lettura e scienze, contro il 6 e il 7 per cento della media internazionale; in matematica salgono al 7 per cento, ancora un punto sotto la media. Il divario si allarga con le cosiddette Tigri asiatiche, dove più della metà dei quindicenni ottiene il punteggio massimo in matematica e l'85 per cento in scienze.
Assenze triple e senso di appartenenza al penultimo posto
Il dato che isola davvero l'Italia riguarda l'assenteismo. Il 63 per cento degli studenti ammette di aver saltato la scuola almeno una volta nelle due settimane precedenti la prova Pisa, contro il 22 per cento della media Ocse: il triplo. Sul senso di appartenenza il Paese è penultimo nella classifica mondiale, davanti soltanto alla Lituania: circa uno studente su quattro si sente estraneo o escluso nella propria scuola, uno su cinque la considera una perdita di tempo. Il 40 per cento degli studenti lamenta un clima rumoroso in classe. Sulla disinformazione, invece, il quadro si ribalta: quasi il 90 per cento dei quindicenni sa che le notizie vanno verificate consultando fonti attendibili e molteplici, e riconosce che gli strumenti digitali usati in aula rischiano di distrarre più che di aiutare. Il rapporto integrale è consultabile sul portale Programma Ocse-Pisa.
Il quadro consegnato dall'Ocse fotografa un sistema che tiene sui punteggi in tutte e tre le discipline, ma perde terreno sulla presenza in classe e sul legame degli studenti con la propria scuola: sono i due indicatori che il Pisa 2025 lascia alla prossima programmazione scolastica italiana.