Storia a scuola torna al centro delle Indicazioni nazionali: dal 2026-2027 le prime classi della primaria e della secondaria di primo grado seguiranno un nuovo curricolo. Il DM 221 del 9 dicembre 2025 è in vigore dall'11 febbraio 2026, ma la parte più discussa non è il calendario, è l'incipit "Solo l'Occidente conosce la Storia", che ha diviso il mondo accademico.
La cornice: cosa cambia e quando
Il regolamento pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio 2026 riscrive il curricolo dell'infanzia e del primo ciclo. Per la scuola primaria e la secondaria di primo grado la partenza è graduale, dalle prime classi nel 2026-2027, mentre nell'anno scolastico 2027-2028 anche le terze primarie anticiperanno la nuova impostazione limitatamente alla storia. Per i licei il testo licenziato dal MIM il 22 aprile 2026 è ancora in fase di consultazione: la Geostoria del biennio scompare, Storia e Geografia tornano discipline autonome. Nel frattempo Fabrizio Foschi pubblica per Rubbettino Una storia dell'epoca contemporanea. Spazi, trame, personaggi dall'Ottocento ai giorni nostri (238 pagine, 15 capitoli e 15 focalizzazioni), pensato come strumento per prof e studenti, non come manuale. La periodizzazione proposta è diversa dallo standard: la contemporaneità non parte dalla I guerra mondiale, ma dai processi di formazione degli Stati latino-americani dei primi dell'Ottocento, che secondo l'autore hanno trasmesso l'impeto risorgimentale ai Paesi europei coevi.
Il dato che sposta il dibattito: laureati in Storia al massimo storico
Mentre il dibattito pubblico si concentra sull'incipit contestato, "Solo l'Occidente conosce la Storia", che il 31 marzo 2025 ha portato quattro società storiche universitarie (CUSGR, SISMED, SISEM, SISSCO) e altre nove sigle accademiche a firmare un comunicato congiunto contro le Indicazioni, i dati AlmaLaurea raccontano un movimento opposto. I laureati triennali in Storia sono passati da 1.339 nel 2015 a 1.589 nel 2024: un incremento del 19% in dieci anni, con il 2024 come punto più alto dell'intera serie storica. La composizione è particolare: 993 uomini e 596 donne, e Storia risulta l'unica disciplina umanistica con prevalenza maschile fra i laureati. Nel 2015 il 23,4% aveva più di 27 anni; nel 2024 la quota è scesa al 20%, segno di studenti più giovani e più determinati a completare il percorso nei tempi standard. Il dato smonta la premessa nostalgica che attraversa parte del testo ministeriale, secondo cui la Storia andrebbe difesa da una crisi di attrazione. La materia non è in fuga dalle università. E qui le Indicazioni non toccano nulla: il quadro orario resta invariato in tutti gli ordini di scuola, dalla primaria al quinto anno dei licei.
Cosa cambia in aula
Per la scuola media la ripartizione dei tre anni si irrigidisce: prima media dai Longobardi alla pace di Vestfalia (1648), seconda dal 1560 all'imperialismo di fine Ottocento, terza dal 1914 al 1992, dalla Prima guerra mondiale a Tangentopoli. Nei licei il quinto anno sarà dedicato integralmente all'epoca contemporanea, dalle premesse della I guerra mondiale fino alla svolta cinese e ai nuovi equilibri geopolitici. Sulla didattica cambia la grammatica: alle elementari e alle medie si valorizzano narrazione, memorizzazione dei punti essenziali e collegamento passato-presente; al liceo si distingue esplicitamente tra cronaca e storiografia consolidata, con l'invito a mantenere una distanza temporale prima dell'interpretazione. Per i docenti, che secondo l'indagine su 10.000 insegnanti italiani rifarebbero la scelta professionale nell'88% dei casi, restano due nodi operativi: comprimere due secoli in un anno scolastico e conservare la libertà di insegnamento che le società storiche difendono come principio costituzionale, non come stile.
La partita più concreta non si gioca sull'incipit contestato, ma sul tempo scuola: senza un'ora in più, il rilancio annunciato resta un titolo. Il 2027-2028, quando le terze primarie anticiperanno le nuove Indicazioni per la sola storia, misurerà chi ha vinto.