L'atto di indirizzo 2026 del Ministero dell'istruzione, pubblicato a febbraio, cita 194.303 posti ATA per il prossimo anno scolastico e destina 270 milioni di fondi strutturali europei alla formazione. Ma la parola "Carta ATA" non compare nel documento: i 270 milioni sono legati alla Carta docente e al comodato d'uso di computer e tablet per gli insegnanti, non al personale amministrativo.
L'annuncio di Napoli e il testo del decreto
Il ministro Giuseppe Valditara, al seminario del 10 febbraio a Napoli, ha aperto all'estensione della Carta docente al personale ATA, definendola "una vera carta di welfare". Newsletter di categoria e testate specializzate hanno letto la frase come il primo passo verso una Carta ATA. Il testo ufficiale racconta però un perimetro più stretto, valido almeno per l'anno di programmazione 2026.
Nell'Atto di indirizzo politico-istituzionale 2026 del MIM l'estensione della Carta docente è definita in modo puntuale: passa "al personale docente con incarichi di supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche e al personale educativo dei convitti e degli educandati". Nessun riferimento agli assistenti amministrativi, tecnici o collaboratori scolastici. La platea allargata resta interamente dentro il perimetro dell'insegnamento.
Dove vanno davvero i 270 milioni di fondi europei
Il documento è esplicito sulla destinazione delle risorse aggiuntive: lo stanziamento biennale di 270 milioni di fondi strutturali europei è destinato "per azioni di formazione del personale docente e per l'acquisto di computer, tablet e libri da parte delle scuole da concedere in comodato d'uso ai docenti". Chi immagina una redistribuzione automatica agli ATA legge il documento sbagliato: non è una dotazione di welfare orizzontale, è un fondo europeo con destinazione vincolata al mondo dell'insegnamento.
Il fondo storico della Carta docente resta intorno ai 400 milioni annui. L'importo pro capite è già sceso a 383 euro per l'anno scolastico 2025-2026 proprio perché la platea è cresciuta a oltre un milione di beneficiari con l'ingresso dei supplenti annuali. Aggiungere 194.303 ATA senza aumentare il fondo comprimerebbe ulteriormente la cifra individuale. Con una divisione lineare del solo fondo attuale su docenti e ATA insieme si scenderebbe intorno ai 320 euro a testa, un livello che il ministero non ha mai indicato come sostenibile.
Cosa arriva concretamente al personale ATA nel 2026
Il piano welfare descritto dal MIM per gli ATA nel 2026 comprende misure diverse dalla Carta. La principale è la polizza sanitaria integrativa gratuita, estesa a 1,2 milioni di dipendenti scolastici, docenti e ATA compresi, con un investimento di 80 milioni per il quadriennio 2026-2029, pari a 20 milioni l'anno. Il piano welfare esistente viene inoltre rinnovato e sarà affiancato da una piattaforma di e-commerce per acquisti agevolati su beni di largo consumo, misura pensata per tutto il personale scolastico.
Sul fronte contrattuale, il CCNL 2022-2024 firmato a novembre 2025 riconosce agli ATA un aumento medio di 110 euro lordi mensili (+6% annuo lordo), con arretrati di 1.427 euro e una tantum di 109 euro. Il CCNL 2025-2027, ancora da firmare, aggiungerebbe altri 104 euro lordi mensili. Nel novennio 2019-2027 l'incremento retributivo cumulato per un ATA sarà di 303 euro lordi mensili, contro i 416 previsti per un docente: un divario di 113 euro al mese che riflette il differenziale storico tra le due carriere.
La Carta docente vera, intanto, resta uno strumento in gran parte dedicato all'aggiornamento professionale: sui rendiconti degli ultimi quattro anni solo il 6% della spesa è andato ad attività di formazione formale, contro un uso prevalente per libri, hardware e biglietti culturali. È questo il modello che il ministro vorrebbe estendere agli ATA, ma serviranno una legge, un decreto attuativo e una copertura finanziaria che oggi non figurano nel piano 2026.
Il passaggio successivo per gli ATA è la firma del CCNL 2025-2027 e l'apertura del tavolo su un eventuale fondo dedicato in legge di bilancio 2027. Fino ad allora, la Carta ATA resta un'apertura politica senza voce nel documento programmatico del ministero.