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Linee guida IA del MIM: docenti indietro di 11 punti sull'OCSE

DM 166/2025 e AI Act in arrivo: solo 25% dei docenti italiani usa l'IA (OCSE 36%), mentre il 47% degli studenti la impiega ogni settimana.

Il Ministero dell'Istruzione pubblica le linee guida sull'intelligenza artificiale a scuola ad agosto 2025, ma TALIS 2024 fotografa un paese ancora in ritardo: solo il 25% dei docenti italiani ha usato l'IA nell'ultimo anno, contro il 36% della media OCSE. Gli studenti, nel frattempo, sono già al 47% a settimana.

Cosa dicono le nuove linee guida del MIM

Il decreto ministeriale 166 del 9 agosto 2025 porta a scuola la prima versione delle Linee guida IA. Il documento, allegato al testo delle Linee guida IA del MIM, si rivolge a quattro figure: dirigenti scolastici, personale amministrativo, docenti e studenti. Fissa i principi, i requisiti etici, tecnici e normativi, i riferimenti all'AI Act europeo, alla Convenzione del Consiglio d'Europa del 5 settembre 2024 e alla Strategia nazionale IA 2024-2026 di AgID.

La parte più impegnativa per i presidi è quella sulla protezione dei dati personali. Per i trattamenti più delicati, come quelli degli sportelli psicologici scolastici, serve una valutazione d'impatto (DPIA) prima di adottare un sistema basato su IA, e un confronto con il Responsabile della protezione dei dati. Il tema si incrocia con un altro dossier aperto quest'anno sulla salute mentale a scuola, dove il fondo per lo psicologo scolastico sale a 18,5 milioni con dati ISTAT a corredo.

Il gap tra chi la insegna e chi la usa

TALIS 2024 è la fotografia più recente della professione docente nei paesi OCSE. In Italia la quota di insegnanti che dichiara di aver usato l'IA sul lavoro nell'ultimo anno è ferma al 25%, undici punti sotto il 36% della media riportata nel country note TALIS 2024 per l'Italia. Chi non la usa racconta perché: il 69% dice di non avere le competenze, il 39% che la scuola non ha l'infrastruttura.

Chi la usa, la impiega soprattutto per riassumere argomenti (70%) e per preparare lezioni e attività (68%), mentre resta minoritaria la valutazione delle verifiche degli studenti (27%). È un uso ancora di appoggio, non integrato nella didattica strutturata.

I numeri degli studenti vanno nella direzione opposta. PISA 2025 misura in Italia un 47% di ragazzi che usano chatbot di IA almeno una volta a settimana per studiare: il 39% per ricerche preliminari, il 36% per riassumere testi, il 30% per bozze di compiti. Il risultato è un imprinting precoce, come succede con altre abitudini scolastiche che si consolidano negli anni formativi: anche sul fronte alimentare, come racconta il nodo dell'imprinting a scuola, le pratiche di oggi definiscono quelle di domani.

Cosa aspetta i presidi tra 2026 e 2027

Due date accelerano l'agenda. Il 2 agosto 2026 scattano gli obblighi di trasparenza del Regolamento UE 2024/1689 su chatbot e contenuti sintetici, con informativa esplicita a studenti e famiglie. Il 2 agosto 2027 arriva la piena applicabilità per i sistemi classificati "ad alto rischio" dall'Allegato III, categoria che comprende l'istruzione: software che selezionano l'ammissione, valutano gli apprendimenti o monitorano il comportamento durante le prove d'esame.

Nel frattempo il Garante Privacy ha inserito l'IA nelle scuole nel programma ispettivo di gennaio-luglio 2026 e il 14 luglio 2026 ha reso parere sullo schema di decreto che implementa un servizio IA sulla Piattaforma Unica. Agli istituti serve capire se gli strumenti in uso rientrano nei casi "ad alto rischio" e se la documentazione interna (regolamenti, DPIA, Patto educativo di corresponsabilità, informativa privacy) regge l'ispezione.

Il DM 166 lascia aperta anche la revisione del Patto educativo di corresponsabilità per includere l'uso dell'IA e la pubblicazione sul sito web scolastico della documentazione relativa. Sono passaggi non obbligatori, ma indicati come riferimento per gli istituti che stanno costruendo la propria governance.

Il quadro più ampio del rientro scolastico 2026, raccontato anche dai dati sulla mobilità in minicar, mostra una scuola che si muove su più dossier contemporaneamente. Sul fronte digitale il nodo è stretto: la governance arriva prima che la pratica didattica abbia trovato un passo stabile, e la formazione dei docenti resta la lacuna da colmare per prima.

Pubblicato il: 20 ottobre 2026 alle ore 15:21