Fumo nel cortile, aule esposte al rogo, sterpaglie incendiate attorno all'edificio. Il pomeriggio del 20 maggio una scuola primaria in provincia di Cagliari ha rischiato il peggio. Le maestre hanno portato tutti gli alunni in un parco vicino senza aspettare i soccorsi. Nessun ferito, solo un grosso spavento. L'episodio mette a fuoco un problema che non si esaurisce in Sardegna: secondo i dati dell'Anagrafe dell'Edilizia Scolastica, il 64,5% degli edifici scolastici statali italiani non possiede ancora il Certificato di Prevenzione Incendi.
Cosa è successo a Cagliari
L'incendio è scoppiato nelle sterpaglie incolte attorno all'istituto, come riportato dall'Unione Sarda. Il fumo aveva già raggiunto il cortile e le aule sul lato esposto quando le insegnanti hanno deciso di evacuare senza aspettare: tutti gli alunni sono stati portati in un parco della zona, distante dalle fiamme. I vigili del fuoco sono intervenuti rapidamente e hanno domato l'incendio. La scuola ha avvisato i genitori, che hanno recuperato i figli nell'area di raccolta.
La presenza di vegetazione incolta, sia attorno all'edificio che nel giardino interno, ha amplificato il rischio. Quella vegetazione non rientra nella competenza del dirigente scolastico: la manutenzione delle aree verdi attorno agli istituti ricade sui Comuni, ai sensi della legge n. 10 del 2013 sugli spazi verdi urbani. Ma la vigilanza rimane discontinua.
Il 64,5% delle scuole italiane senza il certificato antincendio
L'episodio di Cagliari riporta all'attenzione un dato che riguarda l'intero sistema scolastico italiano. Secondo l'Anagrafe dell'Edilizia Scolastica, solo il 35,5% degli edifici statali - circa 13.500 su 40.000 - è in possesso del Certificato di Prevenzione Incendi. Il restante 64,5% opera senza questa certificazione, che attesta la conformità alle norme di sicurezza antincendio di base.
Il divario geografico è rilevante: al Nord la quota di scuole senza CPI è intorno al 55%, mentre al Centro-Sud supera il 70%. La Sardegna rientra in quest'ultima fascia. Un'ulteriore criticità riguarda l'età degli edifici: oltre il 60% del patrimonio scolastico italiano è stato costruito prima del 1976, prima dell'entrata in vigore delle norme antincendio vigenti oggi.
Le maestre di Cagliari che operano quotidianamente in questi edifici - come molti dei docenti della scuola dell'infanzia e primaria su tutto il territorio nazionale - lavorano spesso in strutture che non hanno ancora superato i controlli antincendio previsti dalla legge.
Le scadenze del decreto 2026
Il 31 marzo 2026 un nuovo decreto ha aggiornato il quadro normativo per la sicurezza antincendio nelle scuole, con due scadenze vincolanti:
* entro l'8 gennaio 2027: presentazione della SCIA antincendio al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco
* entro il 31 dicembre 2027: raggiungimento della conformità completa alle norme antincendio
Gli enti gestori che non rispettano questi termini rischiano conseguenze penali, in particolare in caso di false dichiarazioni nella documentazione inviata ai Vigili del Fuoco. Ma il decreto disciplina l'edificio scolastico, non le aree verdi esterne. Il problema delle sterpaglie attorno alle scuole rimane fuori dal perimetro normativo specifico, con la responsabilita' affidata ai Comuni senza scadenze ne' sanzioni definite.
Mentre il dibattito sulla rivoluzione didattica e l'intelligenza artificiale occupa l'agenda dell'innovazione scolastica, gli adempimenti basilari di sicurezza antincendio restano spesso in secondo piano. Per un sistema scolastico gia' attraversato da tensioni su INVALSI e indicazioni nazionali, le nuove scadenze del decreto 2026 si aggiungono a un quadro gia' complesso per enti locali e dirigenti.
Le maestre della scuola di Cagliari hanno reagito con prontezza e portato in salvo i bambini. Ma la prontezza del personale non puo' sostituire la conformita' strutturale degli edifici. Con le scadenze del decreto 2026 ravvicinate e il verde esterno ancora senza vigilanza sistematica, la sicurezza nelle scuole dipende da due catene di adempimenti: una in carico ai dirigenti scolastici, l'altra ai Comuni.