Con il decreto firmato il 21 maggio, gli ITS Academy ricevono per il 2026 un finanziamento di 77.243.380 euro: quasi 29 milioni in più rispetto ai 48,1 milioni del 2025, una crescita del 60% in dodici mesi. A questi si sommano altri 19,5 milioni destinati ai nuovi campus della filiera tecnologico-professionale, portando il pacchetto 2026 vicino a 97 milioni di euro.
Cosa finanzia il decreto
Il Fondo nazionale per l'Istruzione Tecnica Superiore è destinato a quattro voci principali: attivazione di nuovi percorsi, compresi quelli con componenti all'estero; potenziamento di laboratori e infrastrutture tecnologiche; erogazione di borse di studio per stage e tirocini; e una quota premiale del 30% riservata alle fondazioni con i migliori risultati formativi.
Il 30% del totale corrisponde a oltre 23 milioni di euro. I 19,5 milioni per i campus saranno distribuiti alle Regioni dopo l'approvazione dei piani di fattibilità tecnico-economica. Per i percorsi che includono componenti nel Regno Unito, gli studenti devono tenere d'occhio il fatto che il sistema di test di lingua inglese per l'accesso al Paese e in fase di riforma, con possibili impatti sui requisiti per stage o soggiorni lavorativi.
Il nodo della quota premiale tra Nord e Sud
La logica del merito pone un problema strutturale: le fondazioni con più probabilità di aggiudicarsi i 23 milioni della quota premiale sono quelle già più attrezzate. I dati di monitoraggio mostrano un divario che parte da lontano: nel Centro-Nord operano 68 fondazioni con una media di 230 studenti ciascuna; nel Sud e nelle Isole sono 44 fondazioni, con una media di 125 studenti, il 46% in meno.
La FLC CGIL, analizzando il riparto 2025, aveva segnalato un marcato squilibrio tra il nord e il sud del Paese nei criteri di distribuzione delle risorse. Il decreto 2026 mantiene una clausola protettiva: almeno il 40% delle risorse totali, circa 30,9 milioni di euro, è riservato alle fondazioni nelle regioni meridionali. Ma questa riserva riguarda la quota base, non quella premiale che vale 23 milioni.
Il risultato è che le fondazioni che operano dove la disoccupazione giovanile è più alta - il Mezzogiorno - partono svantaggiate nella competizione per le risorse aggiuntive. Dal 2013 al 2023, il numero di percorsi attivi a livello nazionale è passato da 63 a 450, ma la crescita è stata trainata soprattutto dal Centro-Nord. Le fondazioni meridionali, con meno studenti per fondazione e minore capacità organizzativa, faticano a competere sui parametri di performance che determinano l'accesso alla quota premiale.
I numeri che giustificano l'investimento
A sostenere l'aumento del fondo ci sono risultati concreti. Il monitoraggio INDIRE 2025 certifica che l'84% dei diplomati trova lavoro entro un anno dal diploma, con il 93% degli occupati in un ruolo coerente con il percorso svolto. Il tasso di completamento dei percorsi si attesta al 72,6%. Una crescita costante delle iscrizioni con tassi occupazionali da record che giustifica il raddoppio delle risorse rispetto a pochi anni fa.
I settori con i tassi di inserimento più alti sono automazione e sistemi meccatronici, dove l'assorbimento lavorativo sfiora il 98%. Il successo occupazionale documentato dal monitoraggio INDIRE 2025 è il principale argomento a favore di ulteriori investimenti pubblici nel sistema. Ma la performance media nazionale oscura divari geografici che il meccanismo premiale, senza correttivi aggiuntivi, rischia di consolidare.
I piani di fattibilità per i campus saranno il primo banco di prova concreto: se le Regioni del Sud presenteranno progetti approvabili entro i tempi richiesti, una parte consistente dei 19,5 milioni potrà ridurre il gap strutturale. Altrimenti il rischio è che anche questi fondi si distribuiscano prevalentemente al Centro-Nord. Il fondo cresce, ma la partita vera si gioca sulla capacità progettuale di chi parte indietro.