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Istituti tecnici: accordo raggiunto per un anno, poi il vuoto normativo

Il MIM e i sindacati aprono il tavolo: nessun soprannumerario nel 2026/27. Ma le STEM perdono 231 ore e le tutele dal 2027/28 sono ancora da scrivere.

Il MIM e i sindacati si sono seduti al tavolo il 6 maggio 2026, aprendo il primo confronto formale sulla riforma istituti tecnici. Il risultato: per il 2026/27, primo anno di applicazione, nessun docente andrà in soprannumero. Per gli anni successivi, le garanzie normative devono ancora essere scritte.

Cosa ha stabilito l'accordo del 6 maggio

Il comunicato del MIM annuncia che si procederà "nel rispetto degli obiettivi della riforma e della garanzia della qualità dell'offerta formativa", introducendo "una modifica normativa, a regime, diretta a ridefinire la quota riservata alle istituzioni scolastiche con la finalità di assicurare la stabilità dell'organico e la tutela delle discipline". Concretamente, per il 2026/27 le scuole potranno formare cattedre con orario inferiore alle 18 ore settimanali, con un minimo di 15 ore, per evitare il soprannumero nell'anno di avvio. I sindacati presenti - CISL Scuola, UIL Scuola, Snals Confsal, Gilda Unams e Anief - si dichiarano soddisfatti del risultato ottenuto, sottolineando però che il tavolo dovrà portare ad "indispensabili modifiche normative": non solo atti amministrativi come il DM 29 sui quadri orari, ma interventi legislativi diretti sul DL 144/2022.

FLC CGIL non era al tavolo: il tentativo di conciliazione del 27 aprile era fallito, aprendo la strada allo sciopero generale del 7 maggio 2026. La segretaria Gianna Fracassi definisce le risposte ministeriali "insufficienti, prive di una visione complessiva e limitate solo al primo anno di applicazione della riforma". La richiesta resta il ritiro del provvedimento, o il suo rinvio per un confronto "vero, partecipato e trasparente". Per i docenti precari, intanto, le pressioni al MIM non si fermano: Gilda chiede un incontro urgente al Ministero anche su bonus e rimborsi in ritardo.

Le STEM tagliate di 231 ore e il parere negativo del CSPI

I nuovi quadri orari del DM 29 del 19 febbraio 2026 hanno ricevuto un parere negativo dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, che ha segnalato il rischio concreto di perdita di posti docente. Il dato più controverso: con i nuovi quadri, le discipline STEM scendono da 528 a 297 ore (-231 ore in totale), accorpate in una generica "Scienze sperimentali". Una scelta che accorpa discipline con statuti epistemologici specifici e indebolisce la formazione culturale generale, in particolare la lingua italiana. Il CSPI ha anche segnalato come tale riduzione rischi di vanificare i milioni di euro già investiti nella formazione docenti sulle materie scientifiche.

A questo si aggiunge un ritardo organizzativo: alla data dell'incontro non risultano ancora pubblicate le linee guida per l'introduzione del nuovo ordinamento, attese dopo la nota MIM n. 253 del 25 febbraio 2026, né il decreto ministeriale sulle classi di concorso per le nuove discipline previste dal DM 29. Le scuole devono partire a settembre 2026 ma non dispongono ancora degli strumenti operativi necessari. Per un riepilogo di tutte le novità, vedi: le importanti novità per gli istituti tecnici a partire dal 2026/2027.

Le tutele dal 2027/28: un cantiere aperto

Il nodo centrale che il tavolo dovrà sciogliere nelle prossime sedute è la modifica al DL 144/2022 - testo vigente su Normattiva, la norma di primo livello alla base della riforma. Quella modifica - esplicitamente citata nel comunicato ministeriale come obiettivo del tavolo - richiede un percorso parlamentare: tempi e calendario non sono ancora stati fissati.

Il DL 19 del 19 febbraio 2026, varato contestualmente al DM 29, non contiene clausole di salvaguardia per gli organici dal 2027/28 in poi. I sindacati al tavolo puntano a "individuare puntuali modifiche al DL 144/2022 da tradurre in atti legislativi conseguenti". Senza quegli atti, la riforma istituti tecnici ripartirà nel 2027/28 con lo stesso problema: nessuna garanzia scritta per gli organici. Per il quadro completo sui tagli agli organici già in corso, riforma organici 2025/26 tra tagli e aumenti per il personale scolastico.

Il tavolo aperto il 6 maggio è il primo passo concreto verso quelle modifiche legislative. Nuove convocazioni sono già previste, data "la complessità della materia in discussione". Il MIM ha la disponibilità dei sindacati: quello che manca è un testo legislativo e un calendario. Senza questi, la promessa di nessun soprannumero rischia di restare valida per il solo 2026/27.

Pubblicato il: 7 maggio 2026 alle ore 08:10