Il 7 maggio 2026 i docenti degli istituti tecnici italiani incrociano le braccia per l'intera giornata. Un giorno prima, il 6 maggio, il personale della scuola primaria aveva già scioperato per bloccare le prove INVALSI. Tre sigle sindacali, tre obiettivi, una richiesta che torna ogni anno: stipendi erosi dall'inflazione e riforme contestate.
Chi sciopera il 6 e 7 maggio 2026
Lo sciopero si articola su più livelli. Il 6 e 7 maggio, i COBAS Scuola hanno proclamato la sospensione del lavoro per tutto il personale delle scuole di ogni ordine e grado, con l'adesione di FISI, USB PI e Scuola e Sindacato sociale di base. Il 6 maggio, CUB SUR e SGB hanno aggiunto uno sciopero breve nella scuola primaria: riguardava le prove INVALSI, sia la fase di somministrazione che quella di correzione e tabulazione dei test.
Oggi, 7 maggio, FLC CGIL, CUB SUR e SGB portano lo sciopero scuola del 7 maggio negli istituti tecnici, dove il personale dirigente, docente e ATA può astenersi dall'intera giornata. Le motivazioni della protesta contro INVALSI e Indicazioni Nazionali sono le stesse del maggio 2025, quando una mobilitazione analoga aveva chiamato a raccolta le stesse sigle.
Il dato OCSE che pesa più del contratto
I COBAS chiedono il recupero del 30% del potere d'acquisto perduto in trent'anni. Il CCNL 2025/27, firmato ad aprile, ha riconosciuto aumenti del 6%. La distanza tra le due cifre è già significativa. Ma i dati del rapporto Education at a Glance 2025 dell'OCSE fotografano una situazione ancora più grave.
Secondo l'OCSE, la retribuzione reale dei docenti italiani è diminuita del 4,4% negli ultimi dieci anni. Nello stesso periodo, la media dei Paesi OCSE è cresciuta del 14,6%. Il differenziale accumulato supera i 19 punti percentuali. Un docente italiano guadagna oggi 9.800 dollari in meno all'anno rispetto alla media europea. L'inflazione del 14,8% nel triennio 2022-2025 ha eroso ulteriormente le buste paga: il contratto appena firmato ne recupera meno della metà. Lo stesso rapporto OCSE segnala un effetto collaterale diretto: la professione è sempre meno attrattiva per i giovani laureati, che a parità di titolo di studio trovano stipendi superiori in altri comparti del pubblico impiego.
Questi numeri spiegano perché il sindacalismo di base torna a mobilitarsi ogni anno con le stesse rivendicazioni. L'appello dei COBAS per lo sciopero del 7 maggio include anche il ripristino del doppio canale di reclutamento per assorbire il bacino di oltre 200.000 precari tra docenti e personale ATA.
La riforma degli istituti tecnici: 132 ore in meno
L'altro fronte dello sciopero riguarda la riforma degli istituti tecnici, in vigore dall'anno scolastico 2026/27. Il decreto ministeriale riduce il curricolo nazionale di 132 ore nell'arco del quinquennio. Le materie più colpite sono italiano, geografia e seconda lingua straniera. Fisica, chimica e scienze vengono accorpate in un'unica disciplina: Scienze sperimentali.
La modifica più contestata è l'anticipo dell'alternanza scuola-lavoro al secondo anno: studenti quindicenni saranno inseriti in contesti aziendali prima di aver completato il biennio comune. FLC CGIL, che raramente sciopera con le sigle di base, ha scelto di aderire su questo punto, considerando la riforma un cedimento alla logica produttivista a scapito della formazione culturale.
I dati definitivi del MIM sull'adesione allo sciopero del 4 aprile 2025 avevano già registrato una partecipazione ampia, trainata dagli stessi temi economici ora al centro del rinnovo contrattuale. La conflittualità nel settore non si è ridotta dopo la firma del CCNL 2025/27.
Le percentuali di adesione allo sciopero di oggi saranno rese note dal Ministero nei giorni successivi. La riforma degli istituti tecnici, però, entra in vigore a settembre 2026: i tempi per un ritiro sono ormai tecnici, non politici.