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Il 71% dei 16-25enni vuole l'educazione sessuale a scuola

Indagine Ipsos Doxa per Medici del Mondo su 1.000 giovani 16-25 anni: 56% la vuole obbligatoria, 72% ha convinzioni errate sulle IST.

Il 71% dei ragazzi italiani tra i 16 e i 25 anni vuole che sia la scuola a occuparsi di educazione sessuale e affettiva e il 56% la vorrebbe materia obbligatoria dei percorsi curricolari. Solo il 2% ritiene che il tema non debba trovare spazio nelle aule, mentre il resto del campione si colloca su posizioni intermedie o non si esprime.

Il dato arriva dall'indagine Ipsos Doxa commissionata da Medici del Mondo, rete internazionale impegnata a garantire l'accesso alla salute, presentata il 28 ottobre 2026 a Milano nella sede della Regione Lombardia. La ricerca è stata condotta su un campione rappresentativo di 1.000 giovani italiani di età compresa tra 16 e 25 anni.

Dove si informano i giovani sul sesso

Internet, social e intelligenza artificiale restano i canali principali di informazione. Il 50% dei ragazzi cerca informazioni su sessualità e salute riproduttiva attraverso Google, il 27% si rivolge a piattaforme di intelligenza artificiale generativa, mentre solo il 18% consulta personale medico o specialistico e il 14% è stato almeno una volta in un consultorio pubblico o privato nel corso della propria vita.

Per il 31% del campione la pornografia rappresenta l'unica fonte di apprendimento sul sesso. Gli stessi intervistati ne riconoscono però i limiti: il 64% ritiene che produca aspettative irrealistiche sulle prestazioni sessuali e il 59% che contribuisca all'oggettivazione delle donne. Il consumo di contenuti pornografici convive quindi con una consapevolezza diffusa dei loro effetti distorsivi, ma non è compensato da canali formativi strutturati che accompagnino i ragazzi lungo l'adolescenza.

Lacune su infezioni e diritti riproduttivi

Il 72% dei giovani mostra convinzioni errate sulle modalità di trasmissione delle infezioni sessualmente trasmesse. Solo il 39% dichiara di avere un'adeguata conoscenza della clamidia e il 40% della gonorrea, due tra le infezioni più frequenti nella fascia 16-25 anni. Significa che circa sei intervistati su dieci non riescono a riconoscerne con precisione sintomi, vie di contagio o misure di prevenzione utili a limitarne la diffusione.

Sul fronte dei diritti riproduttivi, appena il 36% dei ragazzi conosce correttamente la normativa italiana sull'interruzione volontaria di gravidanza e l'81% non sa cosa sia la Ru486, il farmaco impiegato per l'aborto farmacologico entro la nona settimana di gestazione. Quattro ragazzi su cinque non hanno quindi un riferimento preciso sullo strumento previsto dalle linee guida ministeriali in materia di IVG.

La fotografia che emerge dall'indagine mette insieme una domanda esplicita di formazione scolastica e un apprendimento che oggi avviene soprattutto fuori dalla scuola, con un terzo del campione che indica la pornografia come unica fonte sul sesso. Il quadro, secondo Medici del Mondo, apre la questione di come integrare l'educazione sessuale e affettiva nei percorsi curricolari italiani, oggi affidati alle scelte dei singoli istituti e dei singoli docenti.

Pubblicato il: 29 ottobre 2026 alle ore 17:55