Sette studenti italiani su dieci vivono la scuola come una fonte continua di ansia e stress. Il numero arriva dal Progetto Iride 2026 del Censis, pagina istituzionale dell'Osservatorio Iride, ma il quadro si sovrappone quasi perfettamente ai dati OCSE PISA che raccontano la stessa cosa da almeno tre rilevazioni consecutive.
Il quadro Censis: cosa hanno chiesto ottomila studenti
Il progetto Iride «La scuola vista dai giovani», presentato a Roma il 22 settembre 2026 da Claudia Donati, direttrice di ricerca del Censis, ha coinvolto circa 8 mila studenti degli ultimi tre anni di 61 scuole secondarie di secondo grado, più un campione parallelo di mille diplomati fra i 18 e i 24 anni. La leva principale per cambiare la scuola, per il 45% degli intervistati, sono lezioni più interattive e dinamiche. A seguire: programmi più attuali (32%), meno verifiche (31,9%) e meno ore di lezione (30,3%). Il 57,3% ritiene che gli insegnanti assegnino troppi compiti, il 54,7% dichiara che nel proprio percorso si studia troppo e il 52,1% si sente poco o per niente stimolato ad andare a scuola. Sul fronte orientamento, il 43,4% degli studenti dichiara di non disporre di informazioni sufficienti per una scelta consapevole sul futuro.
Perché il 71% di ansia non è una novità
Il dato che ha attirato più titoli è il 71% di studenti che considera la scuola una fonte continua di ansia e stress. Non è una fotografia inedita. Nella sintesi INVALSI dei risultati italiani OCSE PISA 2022 il 70% dei quindicenni italiani dichiarava di provare alta ansia anche quando arrivava preparato a un test, contro una media OCSE del 56%. Sul senso di appartenenza alla scuola il divario è simmetrico: 64% in Italia contro il 76% medio OCSE, un divario di dodici punti che PISA misura invariato da due rilevazioni. Anche sul carico di studio, i confronti internazionali collocano l'Italia stabilmente in cima alle classifiche europee per ore di compiti a casa nella scuola secondaria. Quando il rapporto Iride dice che il 54,7% degli studenti pensa di studiare troppo, non sta descrivendo una percezione soggettiva slegata dai numeri: sta confermando un carico misurato da anni. Il perimetro di ciò che la famiglia può realmente chiedere quando quel carico non regge lo abbiamo ricostruito in questa guida su compiti e verifiche a scuola.
Compiti, valutazioni e orientamento: i tre gap da chiudere
Il vero contributo del rapporto Censis sono i tre disagi specifici che i titoli generalisti tendono a mischiare. Sul carico: il 57,3% percepisce troppi compiti, e la richiesta di «meno ore» del 30,3% non è pigrizia ma calcolo. Sulle valutazioni: solo il 9,3% degli studenti dichiara che tutti i docenti spiegano i criteri con cui assegnano voti, e appena il 17,9% ha chiari i motivi del voto ricevuto. Un altro 49,4% riferisce che i criteri vengono spiegati solo da alcuni professori, mentre per il 7,3% del campione nessun docente li illustra mai. Sull'orientamento: il 43,4% dichiara di non avere strumenti per la scelta, e il 38,9% dei ragazzi al quinto anno chiede ancora supporto. La stessa scuola secondaria, intanto, cambia base demografica, come mostrano i numeri del calo demografico che sale alle superiori: la platea si assottiglia mentre i problemi qualitativi restano invariati. La cornice generale è coerente con quella dei docenti italiani fra i meno stressati d'Europa ma sommersi dalla burocrazia: chi insegna non si dichiara stressato quanto altrove, ma il tempo residuo per la didattica reale continua a essere eroso dal lavoro amministrativo.
Il prossimo passaggio, per il Ministero e per le scuole, non è discutere se il 71% sia troppo alto. È capire perché lo stesso indicatore, misurato con strumenti diversi (Censis, OCSE PISA, indagini INVALSI), restituisce da almeno tre rilevazioni consecutive la stessa fotografia.