Il 99% degli istituti italiani ha programmato almeno un'uscita didattica per l'anno scolastico 2025/26, con un incremento dell'8% rispetto all'anno precedente. Una fetta crescente di queste proposte oggi arriva ai docenti con l'etichetta STEM: laboratori di coding, intelligenza artificiale, geologia, botanica, apicoltura.
Da gita a laboratorio: la cornice del 2025/26
I fornitori di servizi didattici hanno costruito cataloghi stagionali che intrecciano uscita sul territorio e attività di laboratorio: musei scientifici, planetari, parchi tematici propongono percorsi dall'infanzia alla secondaria di secondo grado. L'obiettivo dichiarato è trasformare la visita in un'esperienza di apprendimento attivo, con esperimenti e attività pratiche che integrano il programma curricolare.
Il confine tra arricchimento e sostituzione didattica, però, è sottile. Secondo le rilevazioni più recenti, progetti, laboratori e gite possono assorbire fino al 25% del monte ore disciplinare complessivo. Un'ora passata al museo o in azienda è un'ora in meno in classe: la questione non è se le gite servano, ma quanto riescano effettivamente a spostare le competenze scientifiche degli studenti.
L'angolo: 2,1 miliardi di PNRR e un gap PISA di 21 punti
Nello stesso periodo in cui le scuole affollano i cataloghi di gite STEM, il PNRR Scuola 4.0 ha speso 2,1 miliardi di euro per cambiare la didattica scientifica dall'interno. Il Ministero rivendica 155.952 aule trasformate in ambienti connessi e 7.698 laboratori per le professioni digitali, con 1,675 miliardi per spazi di apprendimento innovativi e 424 milioni dedicati specificamente ai laboratori digitali. Il dettaglio che pesa è nel perimetro: i 424 milioni sono riservati alla sola secondaria di secondo grado, come ricordato nella scheda ufficiale del Piano Scuola 4.0.
L'altro dato che la retorica delle gite STEM tende a saltare è il divario di genere. Nel rapporto nazionale OCSE PISA 2022 i quindicenni italiani ottengono in matematica 21 punti in più delle coetanee, contro una media OCSE di 9 punti. Nessuno degli 81 sistemi scolastici coinvolti ha un gap così ampio, e nel nord-ovest la forbice arriva a 33 punti. Fra le studentesse con risultati eccellenti in matematica, solo il 12,5% dichiara di immaginare un futuro professionale in ambito STEM, contro il 26% dei maschi.
Sono questi i due numeri su cui si gioca davvero la partita: un investimento infrastrutturale che non arriva alla primaria e un divario culturale che si forma molto prima della secondaria. La visita a un museo dell'Etna o a un apiario didattico non è attrezzata per rispondere né all'uno né all'altro.
Cosa cambia davvero per docenti e studenti
Alla primaria, dove il PNRR non ha previsto dotazioni infrastrutturali dedicate, il modello possibile resta quello del laboratorio diffuso in aula, come ricostruito nell'analisi su come i fondi PNRR hanno escluso la primaria dai laboratori STEM strutturati. In questo quadro la gita è utile se si innesta su un percorso già strutturato, inutile se è l'unico momento di contatto con un laboratorio vero.
A pesare, soprattutto nel Mezzogiorno, c'è anche la logistica. Le criticità sui trasporti sono tornate a galla quest'autunno con la richiesta di priorità per il trasporto scolastico avanzata dalla UIL Scuola sulla carenza di carburante al Sud, segnale che per molte scuole organizzare un'uscita didattica significa fare i conti con pullman, costi e condizioni di sicurezza, prima ancora che con il valore pedagogico del laboratorio.
Per i docenti accompagnatori resta aperto il nodo del trattamento economico e normativo: le ore extra non sono tutte retribuite nello stesso modo e anche eventi collaterali, come illustrato nell'approfondimento su perché una visita in malattia può costare al docente fino a 8,58 euro di RPD, mostrano quanto sia stretto il margine tra impegno professionale e penalizzazione in busta paga.
Il valore delle uscite esperienziali non è in discussione. Ma la partita STEM si decide altrove: nelle aule della primaria che il PNRR non ha finanziato, nei 21 punti di divario di genere che PISA registra ogni ciclo e nel modo in cui si parla di matematica alle ragazze fin dai primi anni di scuola. Una gita a un planetario non basta a rimettere in equilibrio quei numeri.