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Galiano, viva la noia: perché l'85% dei ragazzi vive sul telefono

Galiano difende la noia dopo vent'anni di cattedra. I dati Save the Children e PISA 2022 raccontano perché la partita si gioca sull'attenzione.

Enrico Galiano, docente e scrittore, dedica un video social a una proposta scomoda: smettere di sentirsi in colpa quando uno studente dice «mi annoio». Dopo vent'anni di cattedra invita i colleghi a non trasformarsi in intrattenitori a tempo pieno. La riflessione pesa quanto i numeri: l'85% dei ragazzi italiani tra 11 e 17 anni usa lo smartphone ogni giorno e PISA 2022 ha visto cadere di 15 punti il risultato medio in matematica rispetto al 2018.

La proposta di Galiano: coltivare la noia

Il docente trevigiano riconosce la fatica quotidiana. «Un ragazzo prende in mano il telefono e può avere un video divertente in trenta secondi, parto leggermente svantaggiato», dice nel reel. Preparare la lezione per tre ore e vedere occhi «da merluzzo surgelato» è il momento in cui chiedersi se spingere ancora sull'effetto speciale o accettare che la fatica cognitiva faccia parte dell'apprendimento. Galiano non toglie la responsabilità al docente: se una classe intera lo guarda spenta, qualche domanda se la deve porre. Ma sposta il baricentro: la noia che nasce dallo sforzo di restare dentro un problema per cinque minuti va coltivata, non riempita con un gioco o una slide animata.

I numeri della partita impari

I dati rendono concreto il confronto. Secondo l'indagine ISTAT sui giovanissimi, l'85% degli adolescenti tra 11 e 17 anni usa il telefono tutti i giorni, con un picco del 92% nella fascia 14-17 anni. Il 54,6% delle ragazze è in contatto online con amiche «continuamente o più volte al giorno», oltre dieci punti in più dei coetanei maschi. In media quasi la metà degli 11-19enni passa più di cinque ore al giorno online.

Il XVI Atlante dell'infanzia a rischio «Senza filtri» di Save the Children abbassa ancora l'asticella: il 32,6% dei bambini tra 6 e 10 anni usa lo smartphone ogni giorno, con un divario territoriale netto (44,4% al Sud e nelle isole contro 23,9% al Nord, oltre venti punti di distanza). Il 38% dei 15-19enni ammette di controllare il telefono davanti agli amici, il 27% si sente nervoso quando non ce l'ha, il 47,1% ha subito episodi di cyberbullismo (era il 31,1% nel 2018).

Sulle competenze, la sintesi dei risultati PISA 2022 pubblicata da INVALSI racconta la coda della stessa storia: 471 punti in matematica, 15 in meno rispetto al 2018, mentre lettura e scienze restano stabili. Il campione italiano era di 10.552 quindicenni in 345 scuole. Tenere la mente su un problema senza una scarica di dopamina in arrivo è diventato un esercizio raro, e il crollo in matematica è coerente con quello che Galiano chiama la paura collettiva della noia: l'esercizio richiede silenzio, e la risposta non arriva in trenta secondi.

Cosa cambia per chi sta in cattedra

La proposta di Galiano sposta il problema dalla preparazione tecnica alla gestione delle emozioni sgradevoli. Un docente non deve giustificare ogni minuto di lezione come fosse uno spettacolo, ma può chiedere allo studente di stare dentro l'attività anche quando non è divertente. Il clima in cui la scuola si trova a competere è ostile: il tema del bullismo nelle classi italiane, con una vittima ogni mese sul 21% degli studenti racconta quanta pressione si giochi tra banchi e schermi.

Riprendere il tempo lungo diventa una contromossa concreta. Il modo in cui ricordiamo Emma Bonino e la lezione che resta mostra come una scuola che non insegue il consumo rapido possa costruire memoria stabile. Non si tratta di difendere la lezione frontale a oltranza: significa riconoscere che il silenzio e la fatica sono anch'essi strumenti di apprendimento, non interruzioni da riempire con l'effetto speciale.

Nel calendario politico la scuola tornerà presto in cima all'agenda. Il voto 2027 e la finestra dell'11 aprile renderà le scelte sul tempo scuola e sugli smartphone in classe una posta elettorale. Nel frattempo il consiglio di Galiano resta pratico: quando uno studente dice «mi annoio», provare a rispondere «continua, vediamo cosa succede dopo».

Pubblicato il: 10 ottobre 2026 alle ore 12:53