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Errori in matematica e divario Nord-Sud nei dati INVALSI

INVALSI 2025: solo il 56% degli studenti di terza media ha competenze adeguate in matematica. Al Sud sotto il 50%, gap di genere di 21 punti.

Solo il 56% degli studenti italiani arriva alla fine della terza media con competenze adeguate in matematica, ma il dato nazionale nasconde un divario di 23 punti tra Nord-Est e Sud-Isole. Lo certifica il Rapporto INVALSI 2025 grado 8, che fotografa una stabilità apparente dopo il calo post-pandemia e un recupero ancora lontano dai livelli del 2019.

I numeri del 2025: 62% al Centro-Nord, sotto il 50% al Sud

Al grado 8 il 56% degli studenti raggiunge almeno il livello 3 nella prova di matematica, soglia che indica competenze in linea con le Indicazioni Nazionali. Nelle regioni del Centro-Nord la percentuale sale al 62%; nel Sud e nelle Isole scende sotto la metà degli studenti. Le criticità maggiori si concentrano in Calabria, Sicilia e Sardegna, dove più di un alunno su due lascia il primo ciclo senza le basi per affrontare la scuola superiore.

Il dato nazionale è stabile rispetto al periodo 2021-2024, ma resta circa 5 punti sotto i livelli del 2019, ultimo anno pre-COVID. La stessa rilevazione mostra il segnale opposto in inglese, in netto miglioramento sia nel reading sia nel listening: la disciplina del calcolo è quella dove la frenata della pandemia ha lasciato il segno più profondo, e dove le proteste sindacali sullo strumento INVALSI hanno reso il dibattito politico più acceso (vedi sciopero scuola del 7 maggio su prove INVALSI e Indicazioni nazionali).

PISA 2022: 471 punti, 15 in meno rispetto al 2018

Lo stesso quadro emerge dall'indagine internazionale OCSE che misura le competenze dei quindicenni: gli studenti italiani hanno ottenuto un punteggio medio di 471 punti in matematica, in linea con i 472 della media OCSE, ma 15 punti in meno rispetto alla rilevazione del 2018. La distanza dall'area OCSE è scesa da -36 punti del 2003 a -1 oggi: un riallineamento dovuto più al calo degli altri paesi che a un'accelerazione italiana.

Il 70% dei quindicenni italiani raggiunge almeno il Livello 2, considerato la soglia minima di competenza, contro il 69% della media OCSE. Il 30% che resta sotto rischia di entrare nel mondo del lavoro senza saper interpretare un grafico o calcolare una percentuale. La fonte primaria è la sintesi OCSE-PISA 2022 a cura di INVALSI, che indica anche la persistenza dei divari geografici tra Nord e Sud in tutte e tre le aree testate.

Il gap di genere: 21 punti tra ragazzi e ragazze

Un divario meno discusso ma altrettanto rilevante riguarda il genere: in matematica i ragazzi italiani ottengono mediamente 21 punti in più delle ragazze, una differenza significativamente più marcata rispetto alla media OCSE e stabile dal 2018. Sommando il gap territoriale e quello di genere, una studentessa di una scuola del Mezzogiorno parte con un disavanzo strutturale che nessuna lezione individuale può recuperare.

È il punto che la lettura puramente cognitivista rischia di lasciare in ombra: lavorare sulle funzioni esecutive e sulle strategie di organizzazione del pensiero degli studenti ha senso, soprattutto per chi ha DSA o ADHD, ma è una leva utile su un terreno che è già disomogeneo prima ancora di entrare in aula. Le strategie didattiche più innovative, dall'IA generativa alla personalizzazione, restano sterili se non incrociano i numeri della disuguaglianza territoriale (un tema su cui si concentra anche la visione del presidente ANP Antonello Giannelli sull'intelligenza artificiale nella scuola).

Cosa serve nella pratica didattica

La formazione dei docenti sulle funzioni esecutive resta una leva utile, ma la geografia degli errori in matematica rispecchia quella dei divari socio-economici e territoriali: aumentare la qualità della didattica in Calabria, Sicilia e Sardegna, dove le risorse per tempo scuola, laboratori e orientamento sono storicamente più scarse, vale più di un singolo corso sul potenziamento cognitivo. È un nodo che riguarda anche il reclutamento, con i successi del concorso PNRR 2 nella scuola dell'infanzia e primaria che dovranno tradursi in stabilità nei territori più fragili, dove la matematica si rompe già al primo ciclo.

La prossima rilevazione INVALSI dirà se la stabilità del 56% è il segnale di un sistema che ha smesso di scendere o l'inizio di un nuovo plateau sotto i livelli pre-pandemia. La domanda concreta da fare al ministero, ora, è dove indirizzare le risorse del PNRR Scuola 4.0 nel triennio che si apre: i numeri INVALSI e PISA dicono che la mappa coincide con quella dei punteggi più bassi.

Pubblicato il: 21 giugno 2026 alle ore 12:32