Due docenti dell'ITIS Leonardo da Vinci di Parma sono stati aggrediti il 24 maggio 2026 nel parco ex Eridania, a pochi passi dalla scuola. Il video, già circolato in alcune chat private, è stato pubblicato sui social dal consigliere regionale di Fratelli d'Italia Priamo Bocchi, poi ripreso dal sindacato Gilda. Le immagini mostrano un insegnante a terra, colpito a bastonate sulla schiena da uno studente, mentre un terzo professore tenta di calmare la situazione. La Questura di Parma ha verificato la dinamica. I due docenti coinvolti non sporgeranno denuncia.
Il dato ufficiale: aggressioni a scuola in calo dell'81%
A dicembre 2025 il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha pubblicato i dati del sistema di monitoraggio avviato nel 2023: le aggressioni al personale scolastico sono calate dell'81% nei primi quattro mesi dell'anno scolastico 2025-26, da 21 casi registrati nello stesso periodo dell'anno precedente a soli 4. La serie storica mostra un trend costante: 71 casi nel 2023-24, scesi a 51 nel 2024-25 e poi a 4 nei mesi settembre-dicembre 2025. Tra i 4 episodi di violenza docenti e personale scolastico registrati a livello nazionale, 2 provenivano dall'Emilia Romagna. Il ministro Valditara ha parlato di risultati "molto importanti", pur invitando ad "attendere il consolidamento della tendenza".
Il caso Parma e il dato che non entra nelle statistiche
L'aggressione di Parma avviene a maggio 2026, fuori dalla finestra già raccolta dal MIM, ma la questione di fondo riguarda un meccanismo strutturale: il sistema di monitoraggio dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico, istituito con il decreto interministeriale n. 157 del 4 agosto 2025, raccoglie segnalazioni ufficiali. Senza una denuncia formale, l'episodio non entra nel conteggio ministeriale, anche se esiste un video, la conferma della Questura e la dichiarazione pubblica del dirigente scolastico.
La legge n. 25 del 4 marzo 2024 ha rafforzato le tutele: aggravanti specifiche per chi aggredisce il personale scolastico, sanzioni da 500 a 10.000 euro e possibilità di arresto in flagranza di reato. Ma queste misure si attivano solo con una denuncia formale. Se la vittima sceglie di non denunciare, la norma non scatta e il caso non viene registrato. I sindacati, Gilda in testa, segnalano da anni una forbice tra gli episodi realmente vissuti dai docenti e quelli che emergono nei report ministeriali. Parma non fa eccezione.
Cosa significa per chi lavora nelle scuole
Il dirigente dell'ITIS Giorgio Piva ha comunicato che la scuola procederà con provvedimenti disciplinari interni, "sempre volti a una logica educativa". Il sindaco di Parma Michele Guerra ha definito i gesti violenti "un problema profondo che interroga la società". Il ministro Valditara si è "tempestivamente interessato" all'accaduto. A livello istituzionale la risposta è stata rapida. Per i singoli docenti coinvolti, però, la scelta di non denunciare racconta qualcosa di diverso: una sfiducia nella tutela reale, una stanchezza procedurale, o il timore che formalizzare l'episodio complichi più che aiutare.
Questo clima ha conseguenze misurabili. L'indagine sui docenti che rifiutano di accompagnare gli studenti in gita mostra un corpo insegnante che riduce l'esposizione in tutti gli ambiti in cui l'autorità è messa alla prova. Chi interviene in una rissa, chi riprende uno studente fuori dalla scuola, si assume un rischio che l'istituzione non sempre copre. I concorsi per docenti come il PNRR 2 continuano ad attrarre migliaia di candidati, ma il clima percepito dentro e fuori dalle aule incide su chi deve poi decidere quanto esporsi e se denunciare.
Il calo dell'81% nelle aggressioni registrate descrive un miglioramento reale nelle segnalazioni formali. Ma quando due docenti vengono picchiati con un bastone, e le immagini circolano su tutti i social, e la Questura conferma tutto, ma le vittime non presentano denuncia, quel miglioramento non racconta la loro esperienza. I dati del MIM crescono; la distanza tra statistica e realtà percepita dai docenti, per ora, rimane.