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Docenti e salute mentale: cento suicidi in dieci anni senza dati ufficiali

Un docente di violoncello si è tolto la vita al Convitto di Torino. In Italia 110 suicidi in dieci anni che l'Istat non traccia per professione.

Filippo Tortia, 35 anni, insegnante di violoncello al Convitto Nazionale Umberto I di Torino, si è tolto la vita nel pomeriggio del 18 maggio nel cortile interno dell'istituto di via Bligny. Erano circa le 15 quando il gesto ha avuto luogo, confermato dalla Polizia di Stato. Gli studenti erano presenti nelle aule al momento dei fatti.

Una morte nell'istituto storico di Torino

Il Convitto Nazionale Umberto I è uno degli istituti scolastici più antichi e conosciuti del capoluogo piemontese, con classi dalla scuola primaria alla secondaria superiore. Tortia era un musicista di rilievo nel panorama torinese: aveva vinto competizioni nazionali e internazionali come solista e in formazioni da camera. Sul posto sono intervenuti agenti della Polizia di Stato e il medico legale per gli accertamenti di rito.

110 suicidi docenti in dieci anni: il dato fuori dalle statistiche

In Italia non esistono statistiche ufficiali sui suicidi stratificati per professione. Il medico del lavoro Vittorio Lodolo D'Oria ha ricostruito i suicidi docenti attraverso la rassegna stampa nazionale e locale: nel decennio 2014-2024 ne sono stati documentati 110, con una media di 10 casi all'anno, circa uno al mese se si escludono luglio e agosto.

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, custode dei dati delle Commissioni Mediche di Verifica regionali attive dal 2004, si è rifiutato di renderli disponibili a università e sindacati per analisi statistiche indipendenti. Francia e Regno Unito avevano già dimostrato, rispettivamente nel 2005 e tra il 2009 e il 2012, che i docenti erano la categoria professionale con il più alto rischio suicidario rispetto a tutte le altre e alla popolazione generale. L'Italia non ha avviato studi equivalenti e, secondo la ricerca di Lodolo D'Oria, i dati esistenti rimangono bloccati negli archivi ministeriali.

La distribuzione geografica dei 110 casi documenta una prevalenza al Sud e nelle Isole (58%), contro il 23% al Nord. Tra le vittime, 45 uomini e 65 donne: una sovrarappresentazione maschile rilevante, considerando che l'83% del corpo docente italiano è composto da donne. L'età media è di 51 anni, 48 per i soli docenti ancora in servizio al momento del decesso.

Burnout strutturale e mancanza di presidi psicologici

Uno studio del 2024 dell'Università Milano-Bicocca condotto su oltre 5.800 docenti italiani ha rilevato che il 50% mostra livelli critici in almeno una dimensione della scala Maslach, strumento standard per la valutazione del burnout professionale. La burocrazia scolastica ha ottenuto una valutazione media di 7,4 su 10 come fonte di stress cronico, un valore superiore a quello attribuito alla gestione degli alunni difficili.

Una ricerca del Centro Studi Erickson e dell'Università di Padova, su un campione di circa 1.900 docenti, ha indicato che l'85% riporta livelli di stress pari o superiori a 7 su 10. Lo stress lavoro-correlato negli insegnanti è riconosciuto come emergenza internazionale dalla letteratura scientifica: in Spagna l'80% dei docenti soffre di ansia professionale, in Giappone i congedi per problemi di salute mentale tra gli insegnanti sono aumentati negli ultimi anni.

Nelle scuole italiane non esiste l'obbligo di sportelli psicologici per il personale docente e non docente. Il decreto legislativo 81/2008 impone la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato (art. 28), ma secondo Lodolo D'Oria la norma risulta ampiamente inapplicata nel comparto scolastico da oltre quindici anni. Le recenti misure di welfare contrattuale non incidono sull'assenza di supporto psicologico strutturale nelle scuole. Il disagio dei docenti, documentato anche in occasione del sciopero nazionale del 7 maggio, ha radici organizzative che vanno oltre le retribuzioni.

Rilevare i suicidi per professione è il prerequisito di qualsiasi politica di prevenzione. Finché l'ISTAT non includerà questa stratificazione nel report sulle cause di morte in Italia, ogni caso come quello di Torino rischierà di restare un fatto di cronaca invece di contribuire a un'analisi di sistema.

Chi sta attraversando una difficoltà psicologica può contattare il Telefono Amico al 02 2327 2327 o rivolgersi al Centro di Salute Mentale del proprio territorio.

Pubblicato il: 19 maggio 2026 alle ore 09:09