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Da 319 ambiti al decreto 151: perché le reti di scuole restano fragili

Il DM 151/2026 chiede accordi di rete a 1.169 scuole per la sperimentazione triennale, ma l'articolo 3 esclude ogni finanziamento dedicato.

Alle 23:59 del 30 settembre 2026 le capofila di 1.169 istituzioni scolastiche hanno inviato via PEC l'accordo di rete per la sperimentazione triennale sulle competenze non cognitive. Senza quella mail, tutta l'aggregazione decadeva dall'autorizzazione.

Un impianto consolidato da dieci anni

Il perimetro giuridico è solido. L'articolo 7 del DPR 275/1999 ha abilitato gli istituti a stringere accordi per ricerca, formazione, gestione comune di servizi. Dieci anni fa i commi 70-74 della Legge 107/2015 hanno disegnato gli ambiti territoriali, 319 in Italia, e autorizzato una spesa di 40 milioni di euro all'anno per la formazione docenti, da gestire proprio attraverso le reti di scuole, come previsto dal Piano nazionale per la formazione dei docenti 2016-2019. Il Decreto interministeriale 129/2018 ha poi fissato le regole contabili: la capofila apre una scheda dedicata nel Programma Annuale (Modello A) e amministra la cordata.

Il risultato dovrebbe essere una macchina rodata: 7.473 istituzioni scolastiche statali nel 2024/2025, organizzate in reti d'ambito, reti di scopo, reti verticali e orizzontali. Dentro ciascuna convivono Collegio dei Docenti, Consiglio di Istituto, Conferenza dei Dirigenti e un Comitato tecnico che presidia le attività. Un impianto pensato per superare l'isolamento del singolo istituto e condividere figure specialistiche onerose come il Data Protection Officer o il Responsabile del Servizio di Prevenzione.

Il DM 151 chiede reti ma vieta la spesa

Il nuovo modello di sperimentazione nazionale rovescia la cornice. Il decreto ministeriale 151 del 24 luglio 2026, attuativo della legge 22/2025 sulle competenze non cognitive, ha ammesso 1.169 istituti: una scuola su sei del sistema statale entra nel triennio. Le proposte progettuali pervenute erano 594, le valutate positivamente dalla Commissione tecnica 443, un rapporto medio di 2,6 scuole per progetto approvato.

L'articolo 3 del decreto chiarisce però la rotta: «dall'attuazione del presente decreto non possono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica né variazione delle dotazioni organiche». Nessun fondo dedicato, nessun distacco, nessun esonero di servizio. La sperimentazione triennale, che comprende gestione delle emozioni, resilienza, empatia, pensiero critico e problem solving, ricade interamente sui bilanci ordinari degli istituti e sull'orario di lavoro dei docenti che decideranno di aderire.

Il contrasto con il modello della Legge 107/2015, che aveva collegato ogni ambizione formativa a 40 milioni di euro annui, è netto. Qui l'accordo diventa l'unico requisito di ammissione: la cordata deve autofinanziare coordinamento, rendicontazione e formazione interna. Il rischio di ridurre l'intesa a un adempimento formale, da esaurire a bando aperto e poi dimenticare, non è un'ipotesi astratta: è scritto nel decreto che la obbliga.

Cosa resta in mano a capofila e DSGA

Senza risorse dedicate il peso ricade sulla segreteria della scuola capofila. Il DSGA deve aprire una scheda di destinazione nel Programma Annuale (Modello A, come prescritto dal DI 129/2018), gestire gli incarichi agli esperti, bandire eventuali procedure negoziali e rendicontare al Dipartimento, senza una voce di entrata correlata.

La capofila si assume anche un rischio concreto di coordinamento. La scadenza delle 23:59 del 30 settembre lo ha reso evidente: una PEC consegnata un minuto dopo la mezzanotte faceva saltare l'autorizzazione per l'intera aggregazione, non solo per chi aveva mancato il colpo. Lo stesso principio di responsabilità in solido vale per il triennio: qualità della documentazione, monitoraggio del Comitato tecnico-scientifico previsto dalla legge 22/2025, coerenza con le Indicazioni nazionali del primo ciclo e dei Licei.

Un partner esterno può ridurre il carico. Enti di ricerca come l'INAF propongono alle scuole concorsi, visite agli osservatori e corsi di aggiornamento per i docenti nel 2026/2027, e la condivisione di iniziative già strutturate, come la XXV edizione del concorso «I giovani ricordano la Shoah», diventa una leva per contenere i costi del triennio senza inventare da zero progetti ancillari.

Il Comitato tecnico-scientifico presenterà le linee guida al termine della sperimentazione. Se nel frattempo le aggregazioni si fermeranno all'invio della PEC, l'estensione del modello alle altre istituzioni arriverà con un bagaglio documentale fragile.

Pubblicato il: 6 ottobre 2026 alle ore 15:21