* Il nuovo contratto: cosa è stato firmato * Gli aumenti per i docenti: fino a 143 euro medi lordi * Personale ATA: incrementi e indennità ritoccate * Arretrati: le stime tra 800 e 1.250 euro lordi * Il quadro sindacale e le prossime tappe
Il nuovo contratto: cosa è stato firmato {#il-nuovo-contratto-cosa-è-stato-firmato}
È arrivata la firma. Il 1° aprile 2026 sei sigle sindacali hanno sottoscritto il nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 2025-2027, chiudendo una trattativa che il mondo della scuola attendeva con comprensibile impazienza. Il documento mette nero su bianco aumenti stipendiali mensili lordi che arrivano fino a 185 euro, a seconda del profilo professionale e dell'anzianità di servizio, e un pacchetto di arretrati stimato tra 800 e 1.250 euro lordi.
Dopo mesi di confronto all'Aran, l'accordo segna un passo avanti per oltre un milione di lavoratori tra docenti, personale ATA, ricercatori e tecnici degli enti di ricerca. Non mancano, tuttavia, le voci critiche di chi ritiene le cifre ancora insufficienti a colmare il divario con l'inflazione reale degli ultimi anni, tema che aveva già alimentato forti tensioni, come emerso dalle riduzioni in busta paga per docenti e personale ATA denunciate dai sindacati nei mesi scorsi.
Gli aumenti per i docenti: fino a 143 euro medi lordi {#gli-aumenti-per-i-docenti-fino-a-143-euro-medi-lordi}
Stando a quanto emerge dalle tabelle allegate al contratto, l'incremento medio per il personale docente si attesta a 143 euro lordi mensili per tredici mensilità. Una cifra che, tradotta al netto, oscilla indicativamente tra i 95 e i 105 euro in tasca ogni mese, a seconda delle aliquote IRPEF e delle addizionali regionali e comunali applicate.
Gli aumenti sono differenziati per ciclo scolastico. I docenti della scuola dell'infanzia e primaria percepiscono incrementi leggermente inferiori rispetto ai colleghi della secondaria di primo e secondo grado, confermando una struttura retributiva che rispecchia le fasce stipendiali già esistenti. Per le posizioni con maggiore anzianità, l'aumento lordo può toccare punte vicine ai 185 euro mensili, la soglia massima prevista dal nuovo CCNL.
Va ricordato che questi importi si sommano all'elemento perequativo e all'indennità di vacanza contrattuale già in godimento, che cesseranno di essere corrisposti separatamente per confluire nel nuovo trattamento tabellare.
Personale ATA: incrementi e indennità ritoccate {#personale-ata-incrementi-e-indennità-ritoccate}
Anche per il personale ATA il contratto porta novità significative. Gli aumenti mensili lordi variano in base al profilo, dal collaboratore scolastico all'assistente amministrativo, fino al direttore dei servizi generali e amministrativi (DSGA). Le cifre oscillano in una forbice che parte da circa 80 euro lordi per i profili iniziali dei collaboratori e sale progressivamente.
Un capitolo importante riguarda il ritocco delle indennità. Il nuovo testo contrattuale interviene sulle indennità di direzione per i DSGA, sulle indennità di turno e su quelle legate a specifiche condizioni di lavoro, come la gestione dei servizi in istituti con un elevato numero di plessi. Si tratta di aggiustamenti che, pur non stravolgendo l'impianto precedente, riconoscono la crescente complessità organizzativa che grava sulle segreterie scolastiche.
Per chi opera in contesti particolari, vale la pena segnalare che restano in vigore anche le nuove indennità per i docenti delle piccole isole, introdotte con decreto nel 2024 e ora coordinate con il nuovo impianto contrattuale.
Sul piano dei diritti del personale, il contratto conferma e in parte rafforza le tutele già previste, un aspetto particolarmente rilevante per chi si trova coinvolto nelle procedure di mobilità e nelle graduatorie interne, dove la corretta valutazione del servizio e dei titoli resta un nodo spesso controverso.
Arretrati: le stime tra 800 e 1.250 euro lordi {#arretrati-le-stime-tra-800-e-1250-euro-lordi}
Uno degli aspetti più attesi dal personale scolastico riguarda, com'è naturale, gli arretrati. Il contratto ha efficacia economica retroattiva dal 1° gennaio 2025, il che significa che i lavoratori hanno diritto a percepire le differenze retributive maturate nei mesi trascorsi dalla decorrenza fino alla prima busta paga con i nuovi importi.
Le stime, basate sulle tabelle contrattuali e sui tempi tecnici di applicazione, indicano una somma complessiva compresa tra 800 euro lordi per i profili con incrementi più contenuti e 1.250 euro lordi per i profili con gli aumenti più elevati. L'importo esatto dipenderà dalla data effettiva di erogazione da parte del MEF attraverso il sistema NoiPA, che dovrà aggiornare i cedolini con i nuovi parametri.
Storicamente, l'accredito degli arretrati avviene entro due o tre mesi dalla firma definitiva del contratto, ma i tempi possono variare. Il personale farà bene a monitorare il proprio cedolino su NoiPA nelle mensilità di maggio e giugno 2026.
Il quadro sindacale e le prossime tappe {#il-quadro-sindacale-e-le-prossime-tappe}
La firma è arrivata con l'adesione di sei organizzazioni sindacali, un fronte ampio che garantisce la piena validità giuridica dell'accordo. Non tutte le sigle, però, hanno sottoscritto con lo stesso entusiasmo. Alcune hanno parlato di "un passo nella giusta direzione, ma non sufficiente", ribadendo che il recupero del potere d'acquisto perduto negli ultimi quindici anni richiederebbe cifre ben diverse.
La questione resta aperta soprattutto in prospettiva. Il triennio 2025-2027 è appena iniziato e il contratto appena firmato copre solo la parte economica. Sulla parte normativa, che include temi come la mobilità, l'orario di lavoro, la formazione obbligatoria e il sistema di valutazione, le trattative proseguiranno nelle prossime settimane.
Intanto, per il mondo della scuola la notizia concreta è una: gli stipendi salgono. Non quanto molti speravano, non quanto sarebbe necessario per allineare le retribuzioni dei docenti italiani alla media europea, ma in misura comunque tangibile. I 143 euro lordi medi per i docenti e gli arretrati in arrivo rappresentano, nei fatti, l'incremento più consistente degli ultimi rinnovi contrattuali del comparto.