In dieci anni la gonorrea in Europa è triplicata: 106.000 casi nel 2024, un incremento del 303% rispetto al 2015 secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). La sifilide congenita, trasmessa dalla madre al feto durante la gravidanza, è cresciuta del 243% nello stesso periodo, passando da 37 a 127 casi nei paesi UE/SEE. In Italia, i medici chiedono da tempo di portare la prevenzione dentro le aule. Il problema concreto: una norma approvata alla Camera subordina queste attività al consenso scritto di entrambi i genitori, rendendo formale ciò che era già opzionale.
I dati europei del 2024: numeri da record
I numeri del rapporto ECDC 2024 sono i peggiori del decennio. La gonorrea ha registrato 106.000 casi, con un aumento del 303% rispetto al 2015. La sifilide ha raggiunto 46.000 casi annui. La clamidia resta la più diffusa, con 213.000 diagnosi. I gruppi più colpiti sono gli uomini che hanno rapporti con altri uomini, responsabili del 62% dei casi di gonorrea e del 69% di quelli di sifilide, e le donne in età riproduttiva, tra le quali la sifilide è in crescita.
Il dato più preoccupante riguarda la sifilide congenita. Secondo il rapporto ECDC sulla sifilide congenita nei paesi UE/SEE, pubblicato il 21 maggio 2026, i casi sono passati da 37 nel 2015 a 127 nel 2024, un incremento del 243% in un decennio. Undici paesi UE/SEE hanno tassi superiori all'obiettivo OMS di eliminazione al 2030. L'ECDC raccomanda screening universale nel primo trimestre di gravidanza, con un secondo test nel terzo trimestre per le donne a rischio: solo circa la metà dei paesi europei prevede oggi questa seconda verifica.
In Italia le nuove diagnosi di HIV nel 2024 sono state 2.379, con un'incidenza di 4,0 per 100.000 residenti, al di sotto della media dell'Europa occidentale (5,9 per 100.000) secondo la sorveglianza HIV in Italia - dati ISS 2024. Dal 2021 al 2024 l'incidenza è tornata a salire dopo il calo registrato durante la pandemia, segnalando che la tendenza positiva degli anni precedenti si è arrestata.
In Italia l'educazione sessuale a scuola è ancora facoltativa
Nel sistema scolastico italiano l'educazione sessuale non è una disciplina autonoma né un percorso con ore curricolari obbligatorie. Le Indicazioni Nazionali, al centro del dibattito sull'istruzione la citano nell'ambito dell'educazione alla salute, senza definire un curricolo strutturato. Ogni istituto è libero di affrontarla o di non farlo. La norma approvata alla Camera introduce il consenso scritto di entrambi i genitori come condizione per la partecipazione degli studenti, un requisito che rafforza il carattere opzionale di questi percorsi.
Il nodo si estende anche all'accesso ai test diagnostici. In Italia un minorenne che vuole sottoporsi a un test HIV deve ottenere il consenso del genitore, il che presuppone una conversazione aperta in famiglia su sessualità e comportamenti a rischio. A questo si aggiunge il costo dei preservativi, indicato dagli esperti come barriera concreta per molti adolescenti. Alla Conferenza Italiana su Aids e Antivirali di Catania, la presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali ha dichiarato: "Si è abbassata la percezione del rischio. L'educazione sessuale nelle scuole è importante contro tutte le malattie sessualmente trasmesse, che sono in aumento soprattutto tra i giovani".
Mentre la scuola italiana ridiscute le proprie priorità didattiche, tra cui l'integrazione dell'intelligenza artificiale nel modello formativo, il vuoto sulla prevenzione sessuale rimane strutturale e senza scadenze definite.
Cosa cambia per studenti e docenti
L'Istituto Spallanzani di Roma ha organizzato una settimana di test gratuiti per HIV e IST con attività formative per gli studenti delle superiori, ma tenute fuori dai locali scolastici. Un caso che mostra dove si colloca oggi il confine: le istituzioni sanitarie si spostano dove la scuola non arriva.
Le infezioni non trattate in giovane età portano a conseguenze durature: infertilità, dolore cronico, complicanze cardiologiche e neurologiche nel caso della sifilide. Chi contrae la clamidia a 14 anni può non saperlo per anni, e nel frattempo l'infezione progredisce.
La risposta indicata dalla letteratura scientifica - percorsi sistematici su prevenzione e salute sessuale, con docenti formati, senza la necessità di autorizzazioni straordinarie da parte delle famiglie - richiede una scelta politica. I concorsi PNRR 2 per aspiranti docenti hanno selezionato migliaia di nuovi insegnanti senza prevedere competenze specifiche su questi temi. La norma sul consenso scritto spinge in direzione contraria: rende discrezionale ciò che la salute pubblica chiede di rendere sistematico.