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Compiti per le vacanze scoordinati: la nota MIM sul carico e il dato OCSE

Sopra le 2 ore di compiti al giorno i punteggi PISA scendono. Due note MIM in 10 mesi chiedono ai docenti di coordinare il carico. Cosa dicono davvero.

Una madre scrive a una testata di settore: il figlio di prima media va in tilt, due verifiche e due interrogazioni nello stesso giorno, sport abbandonato. È la stessa lamentela che ha già prodotto due circolari ministeriali in dieci mesi.

La lettera che riapre un dossier già aperto

La lettera firmata Linda Lapadula e pubblicata il 22 luglio 2026 riprende un pezzo di Enrico Galiano sui compiti per le vacanze. Il punto: gli insegnanti non si coordinano, il carico si concentra nello stesso giorno, i ragazzi cedono. Nessuna novità nel racconto, novità nella tempistica. Il ministro Valditara ha firmato la nota MIM prot. 2443 del 28 aprile 2025 sull'assegnazione dei compiti proprio per raccomandare ai dirigenti che le verifiche in classe e i compiti a casa siano pianificate da ciascun insegnante avendo cura di valutare quanto eventualmente già definito dagli altri docenti del team o del consiglio di classe. Il testo chiede anche di evitare le consegne sul registro elettronico "in serata per l'indomani" e cita esplicitamente le giornate festive. La nota 2443 arriva dopo la nota prot. 5274 dell'11 luglio 2024, sempre a firma MIM, dedicata alla notazione degli impegni sul diario personale. Due interventi in dieci mesi sullo stesso perimetro: il tema è considerato strutturale, non stagionale.

Sopra le due ore al giorno il punteggio scende

Il dato che sposta il piano del dibattito arriva dai risultati PISA 2022. Nei sistemi scolastici in cui la maggior parte degli studenti dedica fino a due ore al giorno ai compiti a casa, i punteggi medi in matematica tendono a salire. Nei sistemi in cui la quota di chi supera le tre ore quotidiane diventa rilevante, i punteggi scendono. La curva ha un ginocchio: oltre una certa soglia il lavoro extra smette di produrre apprendimento. L'OCSE aggiunge un secondo elemento: la qualità del tempo di studio conta almeno quanto la quantità. Un'ora ben progettata pesa più di tre ore di esercizi ripetitivi assegnati per riempire il quaderno. L'Italia parte da una posizione svantaggiosa. Le rilevazioni Censis sui quindicenni collocano gli studenti italiani intorno alle due ore di studio domestico giornaliero, al vertice europeo per ore dedicate al lavoro a casa. Nei sistemi nordici e in diversi Paesi asiatici che nei test PISA superano l'Italia il volume di compiti è molto inferiore. Aggiungere un carico estivo scoordinato spinge la curva sul lato sbagliato: più esercizi non producono più apprendimento, iniziano a ridurlo.

Cosa cambia per famiglie e docenti

La nota 2443 non vieta il lavoro estivo, sposta la responsabilità sulla programmazione. In pratica il consiglio di classe deve decidere in anticipo chi assegna cosa e in quale volume, e il calendario delle verifiche e delle consegne va condiviso fra i docenti. Serve una tabella a inizio anno con i pomeriggi di studio previsti per materia, altrimenti la raccomandazione resta lettera morta. Sul fronte famiglie il carico scoordinato pesa su un'estate già costosa: un mese di centro estivo privato costa in media 744 euro secondo Federconsumatori, con dodici o tredici settimane di chiusura da coprire. Chi già fatica a organizzare l'estate si trova a dover supervisionare quaderni e schede, spesso senza gli strumenti per farlo. Esistono anche esperienze che funzionano nella direzione opposta al sovraccarico: il progetto Compiti@casa ha raddoppiato la partecipazione buona nella seconda annualità, grazie a un tutorato universitario che sostituisce le pile di esercizi con l'accompagnamento continuo. Un modello che dimostra come la leva del rendimento non sia la quantità di esercizi ma la continuità della relazione educativa.

Il prossimo consiglio di classe di programmazione è a settembre. Chi lo presiede può portare la nota 2443 sul tavolo e chiedere che sia formalizzato un tetto orario e un calendario condiviso: è già stato scritto dal Ministero, resta da farlo diventare pratica di istituto.

Pubblicato il: 23 luglio 2026 alle ore 10:38