Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo il 16 giugno alla parte economica del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027. In busta paga a luglio dovrebbero arrivare 143 euro lordi medi per i docenti e 107 per il personale ATA, più gli arretrati: 855 euro per gli insegnanti, 633 per gli amministrativi.
Il via libera del CdM e gli importi medi
Il governo ha autorizzato l'invio del testo alla Corte dei Conti per la registrazione finale, l'ultimo passaggio prima del versamento. La copertura riguarda oltre 1,2 milioni di lavoratori del comparto, tra docenti, assistenti amministrativi, tecnici e ausiliari.
Sul tabellare l'incremento medio è del 5,15%, a cui si somma uno 0,23% sulle indennità fisse e continuative: in totale, un aumento del 5,39% lordo a regime dal 1° gennaio 2027. Per il personale ATA è prevista anche una una tantum di 110 euro lordi.
Le cifre medie nascondono però una forbice ampia. Le tabelle ARAN allegate al contratto indicano che l'aumento mensile per i docenti parte da circa 110 euro per i neoassunti dell'infanzia e della primaria e arriva fino a 185 euro per i laureati della secondaria con oltre 35 anni di servizio: una differenza che si lega anche alle graduatorie interne e ai diritti dei docenti più strutturati.
143 euro lordi: quanto resta davvero in busta
Il dato rilanciato nei titoli, 143 euro, è lordo. In netto, a seconda dell'aliquota IRPEF e dell'addizionale regionale, la quota che arriva sul conto corrente scende a una forchetta tra 85 e 95 euro al mese. Per un neoassunto che parte da 110 euro lordi il netto effettivo è intorno ai 70-75 euro; per un docente di secondaria a fine carriera, intorno ai 110-115 euro.
Sugli arretrati il meccanismo è simile. Gli 855 euro lordi promessi ai docenti, calcolati sul periodo dal 1° gennaio 2025 fino all'entrata in vigore, in busta paga si traducono in circa 500-550 euro netti, distribuiti in un cedolino unico. Per il personale ATA i 633 euro lordi diventano circa 380-420 euro netti.
C'è poi una differenza di trattamento che pesa sull'amministrazione: gli ATA ricevono in media 107 euro lordi di incremento mensile, contro i 143 dei docenti. Su base annua, la forbice tra le due figure si allarga di circa 470 euro lordi, un divario che i sindacati hanno denunciato come penalizzante per il personale tecnico e ausiliario.
Inflazione e potere d'acquisto: i conti che non tornano
L'aumento tabellare del 5,15% intercetta quasi esattamente l'IPCA-NEI previsto per il triennio contrattuale 2025-2027: 2,0% nel 2025, 1,9% nel 2026, 2,0% nel 2027, per un cumulato vicino al 6%. Il contratto, in altre parole, pareggia l'inflazione futura attesa ma non recupera nulla del triennio precedente. Secondo i dati ISTAT sull'IPCA al netto dei beni energetici importati, il consuntivo 2022-2024 segna un +16,1% cumulato, a fronte di stipendi pubblici fermi per gran parte del periodo.
Su scala più lunga, il quadro è ancora più rigido. Education at a Glance 2025 dell'OCSE certifica che lo stipendio reale dei docenti italiani è calato del 4,4% in dieci anni e resta del 33% sotto la media dei laureati italiani occupati a tempo pieno. Il gap con la Francia e la Germania, dove un docente di secondaria supera i 60.000 euro lordi a fine carriera, non si chiude con un aumento da 143 euro al mese. Anche i nuovi emendamenti sulla formazione iniziale dei docenti nel Milleproroghe toccano la professione senza spostare l'asse retributivo.
Se la registrazione alla Corte dei Conti rispetta i tempi, le buste paga di luglio mostreranno il primo cedolino con aumenti e arretrati congiunti. Per chi attende, conviene controllare il dettaglio per profilo nelle tabelle ARAN: la cifra che arriva sul conto corrente sarà spesso più vicina ai 70 o 110 euro netti che ai 143 lordi citati nei titoli.