Il 5 settembre 2026 il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha rivendicato il superamento di tutti i target PNRR sulla scuola entro la scadenza del 31 agosto, con un numero in particolare messo in evidenza: la copertura degli asili «oltre il 37% di media». Il dato però riferisce la copertura all'intera fascia 0-6 anni, mentre l'obiettivo europeo di Barcellona citato nello stesso comunicato riguarda solo i bambini sotto i 3 anni. Sulla fascia 0-3 il dato Istat più recente resta al 31,6%.
Cosa ha annunciato il ministero
Il comunicato del Comunicato MIM sui target PNRR scuola elenca i risultati raggiunti: 11.724 interventi autorizzati di edilizia scolastica, per un investimento complessivo superiore a 12 miliardi (di cui 3,7 miliardi di fondi nazionali aggiuntivi), pari a circa un terzo del patrimonio edilizio del sistema. Più del 55% delle risorse è stata destinata alle regioni del Mezzogiorno.
Sul versante formazione e dispersione, il ministro ha citato una dispersione scolastica al 7,3% (stima Invalsi 2026) contro il traguardo UE del 9% fissato per il 2030, il recupero di 520 mila giovani, la formazione di 980 mila tra docenti e personale scolastico e corsi per 3,4 milioni di studenti tra orientamento, STEM e multilinguismo. Sul fronte terziario professionalizzante, gli iscritti agli ITS Academy hanno toccato quota 41 mila, tre volte il target PNRR di circa 13-14 mila. I contenuti degli annunci sono coerenti con il quadro presentato in conferenza stampa, dove Valditara ha attribuito il risultato a Comuni e enti locali.
Il 37% mescola due fasce che l'Europa distingue
L'obiettivo di Barcellona fissato dal Consiglio europeo nel 2002 stabilisce due traguardi separati: il 33% dei bambini sotto i 3 anni negli asili nido e il 90% (rivisto al 96% nel 2022) dei bambini tra i 3 anni e l'inizio dell'obbligo scolastico. Il «37% di media» annunciato dal ministro riferisce la copertura alla fascia unica 0-6 anni, che include quindi la scuola dell'infanzia, in Italia già frequentata da circa il 95% dei bambini. Sommare due fasce con tassi molto diversi produce una media alta, ma il confronto con il target Barcellona citato dal ministro vale solo per la 0-3.
Il Report Istat sui nidi 2023-2024 misura per la fascia 0-3 anni 31,6 posti autorizzati ogni 100 bambini, appena sotto il target del 33% e comprensivo dei posti già finanziati dal PNRR ma non ancora attivi. Il calcolo del ministro include invece i posti PNRR «che saranno attivati»: sono cioè posti finanziati, in molti casi non ancora aperti al pubblico.
C'è poi il problema del target aggiornato. Nel settembre 2022 la Commissione europea ha rivisto al rialzo l'obiettivo: entro il 2030 servono 50 posti nido ogni 100 bambini sotto i 3 anni, non più 33. Rispetto a questo nuovo traguardo l'Italia è lontana quasi 20 punti, un divario che nessuno degli annunci di ieri richiama.
Il vero divario è al Sud
Il 55% delle risorse dirottato al Mezzogiorno ha una ragione strutturale: la copertura reale nelle regioni meridionali è drammaticamente più bassa. Nell'ultimo rilevamento Istat la Campania si ferma a 13,2 posti per 100 bambini 0-2 anni, la Sicilia al 13,9%, la Calabria al 15,7%. Contro un 31,6% nazionale, meno della metà. E il divario si vede anche dentro le stesse regioni: nei capoluoghi la media sale a 39,8 posti per 100 bambini, nei comuni non capoluogo scende a 28,2.
Per una famiglia napoletana o palermitana l'obiettivo Barcellona «superato» in media nazionale non cambia oggi la possibilità concreta di trovare un nido pubblico vicino casa. Il salto reale arriverà solo quando i posti finanziati diventeranno servizi aperti, un passaggio che dipende dalla capacità dei Comuni di assumere educatori, gestire mense e coprire i costi correnti dopo la fine dei fondi europei. È un capitolo su cui la polemica politica sulle risorse alla scuola non ha ancora prodotto risposte operative.
Il bilancio PNRR 2026 chiude i target di spesa e i cantieri autorizzati. Il cantiere che resta aperto è l'attivazione dei posti nido finanziati e la sostenibilità della gestione ordinaria, che il PNRR non copre e che ricadrà sui bilanci comunali dal 2027.