A 73 anni luce dalla Terra, il Very Large Telescope dell'ESO ha registrato un oggetto grande quasi come Giove che orbita una nana bruna, la quale a sua volta ruota attorno a una piccola stella. Servono 170 giorni al satellite per completare un giro, e sono stati necessari 28 mesi di osservazioni per confermarlo.
Il sistema CD-35 2722 e la tecnica delle velocità radiali
Lo studio pubblicato su Nature - Planetary-mass exosatellite around CD-35 2722 è guidato da Kevin Hoy dell'Universidad Diego Portales, con la partecipazione di Alice Zurlo (Diego Portales e INAF) e Silvano Desidera dell'INAF di Padova. La stella centrale, CD-35 2722, ha circa metà della massa del Sole. A 67 unità astronomiche di distanza le ruota attorno una nana bruna compresa tra 30 e 37 masse gioviane. Attorno a quest'ultima, un terzo corpo dalla massa di 0,9 masse di Giove.
Per rilevarlo, il gruppo ha usato lo strumento CRIRES+ sul VLT applicando la tecnica delle velocità radiali: si misurano le piccolissime oscillazioni della nana bruna causate dalla presenza del compagno. E' lo stesso metodo con cui nel 1995 fu scoperto il primo esopianeta attorno a una stella simile al Sole. Dati raccolti fra ottobre 2023 e febbraio 2026 hanno mostrato un segnale ripetuto con periodo di 170 giorni, coerente con un'orbita stabile. Il comunicato ufficiale è sulla pagina dell'European Southern Observatory - annuncio CD-35 2722.
Perchè è una luna che rompe le definizioni
Qui inizia il paradosso: 0,9 masse di Giove sarebbero sufficienti a classificare l'oggetto come pianeta gassoso, ma poichè orbita una nana bruna e non una stella, per definizione orbitale il suo ruolo è quello di satellite. Il rapporto di massa fra i due corpi è circa 1:33, un valore lontanissimo dai riferimenti del Sistema solare: la Luna pesa 1/81 della Terra, Ganimede circa 1/12.800 di Giove.
In trent'anni di caccia sono stati confermati oltre 6.000 esopianeti, ma nessun satellite extrasolare ha finora raccolto un consenso pieno della comunità scientifica. Le candidature storiche legate a Kepler-1625b e Kepler-1708b restano contese sui dati fotometrici raccolti dal telescopio spaziale, criticati per rumore strumentale e possibili artefatti. CD-35 2722 è il primo caso in cui la tecnica delle velocità radiali, robusta e ripetibile da terra, mostra il compagno in modo diretto. Anche i modelli di formazione ne escono ridefiniti: le teorie che spiegano i limiti dei modelli sul plasma lunare tra 1000 e 8000 km e i processi che formano le lune rocciose vicino a noi non bastano per descrivere un ibrido gassoso attorno a una nana bruna.
Cosa cambia adesso: ANDES, l'ELT e il ruolo italiano
La scoperta arriva mentre il Millennium Nucleus YEMS diretto da Zurlo si dedica proprio a esosatelliti e giovani esopianeti, e mentre in Cile prosegue la costruzione dell'Extremely Large Telescope, il super telescopio da 39 metri dell'ESO. Su quel telescopio andrà installato ANDES, lo spettrografo ad alta dispersione a guida INAF con un consorzio di 13 paesi. La sua sensibilità permetterà di misurare oscillazioni molto più piccole di quelle registrate col VLT, aprendo la strada a esosatelliti con massa inferiore a Giove e in orbita anche attorno a veri pianeti.
Il ritmo dei nuovi telescopi cambierà anche i calendari dell'esplorazione lunare umana, dai problemi che hanno fatto slittare Artemis III al 2028 alle simulazioni che la NASA sta preparando per il 2027 con quattro volontari chiusi in un ambiente Luna-Marte. Osservazione remota e presenza umana avanzano su binari paralleli, con l'Italia in prima linea sul primo fronte.
Con l'ELT operativo entro il 2028 e la prima luce di ANDES attesa nello stesso periodo, la caccia agli esosatelliti passerà dall'eccezione alla routine, e la parola "luna" tornerà a doversi riscrivere.