Nel 2024 la spesa italiana in ricerca e sviluppo raggiunge circa 31 miliardi di euro, con un aumento del 5,6% a prezzi correnti rispetto all'anno precedente. La spinta più forte arriva dalle università, che segnano +13,4%, mentre le imprese rallentano al +2,4% e le piccole imprese perdono il 13,7% di spesa. Il dato è contenuto nel report ISTAT sulla ricerca e sviluppo in Italia per gli anni 2024-2025, pubblicato il 24 settembre 2026, che aggrega imprese, atenei, istituzioni pubbliche e non profit.
Chi spende di più e chi frena
Le imprese restano il primo attore della R&S con circa 18 miliardi di euro e il 56,6% della spesa totale, in calo di 1,8 punti percentuali sul 2023. Le università si confermano al secondo posto con il 26,9% e guadagnano 1,9 punti in dodici mesi. Il settore pubblico pesa per il 14,7%, il non profit per l'1,8%. All'interno delle imprese il divario dimensionale si allarga: le grandi crescono del 6,4% e concentrano il 76,0% della spesa aziendale, mentre le medie perdono il 5,2% e le piccole il 13,7%. La governance rafforza la concentrazione, con l'82,2% della spesa delle imprese che dipende da multinazionali a controllo italiano o estero, contro il 6,1% attribuibile alle imprese indipendenti. Cresce anche la spesa per lo sviluppo sperimentale, che raggiunge 10,5 miliardi di euro (+9,8%), mentre la ricerca applicata si conferma la voce principale con 12,5 miliardi (+2,1%).
Sud in accelerazione, addetti giù nelle imprese
La crescita territoriale è più marcata al Sud (+8,9%) e nel Nord-est (+6,6%), sopra la media nazionale, mentre nel Centro e nel Nord-ovest gli aumenti si fermano rispettivamente al 5,1% e al 4,8%. Tra le regioni spiccano la Provincia autonoma di Bolzano (+21,1%), l'Emilia-Romagna (+13,4%) e la Puglia (+12,9%), mentre Molise (-5,0%), Calabria (-3,8%) e Veneto (-3,7%) chiudono il periodo in negativo. Oltre il 60% della spesa totale, pari a 18,9 miliardi di euro, resta concentrato in quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte. Sul fronte occupazionale il personale della R&S scende dell'1,8% e si ferma a circa 510mila unità: il calo (-10,5%) riguarda solo le imprese, compensato dalle università che assumono il 12,0% in più. Le ricercatrici in unità equivalenti a tempo pieno crescono dell'11,9% e superano le 71mila, con l'aumento maggiore negli atenei (+17,9%).
I dati preliminari per il 2025 anticipano una nuova frenata della spesa delle imprese (-2,6%) a fronte di una spinta di istituzioni pubbliche (+6,2%) e non profit (+6,4%). Gli stanziamenti statali complessivi per la ricerca, secondo le previsioni iniziali, scendono del 3,2% a circa 13,1 miliardi di euro, con il Fondo di finanziamento ordinario per le università che resta la voce più consistente (40,7% del totale). Il report ISTAT su ricerca e sviluppo in Italia 2024-2025 contiene la disaggregazione completa per settore, regione e campo scientifico, dove le scienze ingegneristiche e la ricerca tecnologica assorbono il 55,6% della spesa complessiva.