La capsula Dragon di SpaceX si è agganciata al modulo Harmony della Stazione Spaziale Internazionale alle prime ore del 16 ottobre 2026, dopo due giorni di viaggio e 2.850 chilogrammi di carico. Dentro c'è anche Scampi, un ecosistema acquatico con alghe, gamberetti e microrganismi progettato da 51 studenti di dodici atenei europei e statunitensi e coordinato dal Politecnico di Torino con l'École Polytechnique di Parigi.
Il payload è stato lanciato il 13 ottobre alle 12:33 ora italiana dal Kennedy Space Center a bordo della missione cargo CRS-35. L'equipaggio della Iss lo installerà nella Ice Cubes Facility del laboratorio europeo Columbus, dove rimarrà in microgravità per l'intera durata della campagna sperimentale.
La Ice Cubes Facility, un'aula in orbita che chiude nel 2030
La Ice Cubes Facility è stata installata nel modulo Columbus il 5 giugno 2018: una struttura modulare a cubi standard da 10 centimetri di lato, con dodici alloggiamenti superiori e due file da quattro inferiori. In poco più di sette anni ha ospitato oltre quaranta esperimenti, molti dei quali nati da team studenteschi dell'ESA Academy. È il canale più economico oggi disponibile per far volare un payload in orbita bassa.
La finestra, però, si sta chiudendo. La NASA ha confermato il deorbit controllato della Stazione Spaziale Internazionale entro il 2030, e il cargo europeo Nyx di The Exploration Company, il nuovo veicolo cargo europeo non dovrebbe entrare in servizio operativo prima del 2028. Nel mezzo resta una manciata di missioni di rifornimento: ogni posto a bordo per un payload didattico è una stagione in meno.
Alghe, gamberetti e la ricetta per andare oltre l'orbita bassa
Scampi è l'acronimo di Saltwater Crustaceans, Algae, and Microbial Population Investigation. L'esperimento mette insieme gamberetti della specie Halocaridina rubra, microalghe e microrganismi dentro un contenitore sigillato: in orbita non arriva né acqua né cibo. Gli studenti seguiranno da remoto come la microgravità altera le relazioni fra componenti viventi e non viventi di un ecosistema chiuso. Al rientro, i campioni finiranno nei laboratori dei dodici atenei del consorzio per analisi genetiche e biologiche sui tre comparti.
L'obiettivo pratico va oltre la Iss. I sistemi di supporto vitale per missioni di lunga durata, quelle verso la Luna con il programma Artemis e in prospettiva verso Marte, dovranno saper riciclare acqua, aria e nutrienti in cicli chiusi: capire come un piccolo acquario si comporta senza peso è un pezzo di quella domanda. Dinamiche analoghe emergono anche negli ecosistemi marini sulla Terra, dove i batteri di alghe e coralli fanno da sentinelle.
Il peso italiano: sette studenti del Polito con Parigi
Al Politecnico di Torino il progetto è stato seguito da sette studenti coordinati dalla professoressa Sabrina Corpino del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale (DIMEAS). L'ateneo torinese fa da capofila insieme all'École Polytechnique di Parigi, con partner che vanno da ISAE-SUPAERO a TU Delft, Utrecht University e Queen Mary University of London.
La presenza italiana a bordo della Iss non è un episodio isolato: la Iss, candidata al Nobel per la Pace, deve circa il 40 per cento dei moduli pressurizzati all'industria italiana, e Torino è stata uno dei poli produttivi di quell'infrastruttura. Scampi aggiunge un tassello formativo: non componenti costruiti vent'anni fa, ma studenti che oggi progettano payload destinati ad arrivare in orbita entro la fine del loro corso di laurea.
Dentro l'incubatrice spaziale del modulo Columbus i gamberetti resteranno per settimane, monitorati con telecamere e sensori di temperatura e pH. Al termine della campagna i campioni rientreranno a terra con una delle prossime missioni Dragon per essere analizzati, e i dati raccolti serviranno a chi, fra pochi anni, dovrà decidere cosa mettere nei moduli abitabili delle prime stazioni lunari in costruzione dentro il programma Artemis.