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Nuove specie di rane diamante: nascono già sull'orlo dell'estinzione

Sette nuove specie di Rhombophryne descritte in Madagascar. Sono 27 in tutto ma 24 già minacciate. Il ruolo dell'Italia e della museomica.

Su 27 specie di rane diamante del Madagascar, i ricercatori ne classificano 24 come minacciate: la stima arriva insieme alla descrizione di sette specie completamente nuove per la scienza, appena pubblicate sulla rivista Vertebrate Zoology.

Sette specie nate da dodici anni di ricerca

La monografia sul genere Rhombophryne è stata pubblicata il 22 luglio 2026 su Vertebrate Zoology da un team internazionale coordinato dall'Università di Copenhagen. Studio Vertebrate Zoology sulle rane diamante del Madagascar Il totale delle specie del genere sale così da 20 a 27, contro le sole 8 conosciute nel 2007: in meno di vent'anni la conoscenza tassonomica di questo gruppo è più che triplicata.

Le sette nuove specie sono state distinte grazie all'integrazione di dati morfometrici, richiami acustici e osteologia da micro-tomografia computerizzata, oltre a marcatori genetici mitocondriali e nucleari. Il team ha ottenuto sequenze di DNA dai tipi nominali di 23 delle 27 specie del genere, un'operazione mai tentata prima su questa scala. Le dimensioni variano dai 12 mm della forma più miniaturizzata fino ai 60 mm delle specie più grandi.

La svolta è arrivata dalla museomica, la tecnica che permette di sequenziare il DNA di esemplari conservati nei musei anche da oltre un secolo. I ricercatori hanno ricostruito il genoma di tipi nominali raccolti prima del 1976, riconciliando i nomi storici con i moderni lignaggi genetici e chiudendo decenni di incertezza tassonomica. Un lavoro analogo, su altre specie affini, mostra quanto le differenze cognitive tra specie sorelle di ostracodi possano sfuggire senza analisi genetiche puntuali.

Ventiquattro su ventisette: nuove specie già a rischio

Nella revisione tassonomica gli autori stimano che 24 delle 27 specie di Rhombophryne siano minacciate. Due di queste, R. kilonjy e R. matavy, sono giudicate probabilmente in pericolo critico di estinzione. La causa principale è la frammentazione dell'habitat forestale, che si somma alla scarsissima detectability sul campo di anfibi spesso fossori o criptici.

Gli anfibi sono la classe di vertebrati più minacciata al mondo secondo l'IUCN. In Madagascar la totalità delle specie di rane è endemica, con due sole eccezioni: cancellare una specie qui significa perderla dal pianeta, non solo dall'isola. La sottofamiglia Cophylinae, a cui il genere Rhombophryne appartiene, conta 118 specie su un totale mondiale di 771 microhylid.

Il Madagascar ha perso circa il 2% della sua foresta primaria residua nel 2025 secondo i dati Global Forest Watch, e 226 mila ettari nel solo 2024. L'isola ospita 446 specie di rane descritte a giugno 2026 (le stime scientifiche parlano di oltre 700). Ogni ettaro di foresta pluviale persa cancella habitat che potrebbero contenere specie non ancora descritte. Valutazione IUCN sugli anfibi del Madagascar

Un contesto simile, molto più vicino a noi, emerge dallo studio che lega Calderone e Fradusta alla perdita di specie sulle Dolomiti: la scomparsa dell'habitat resta la variabile decisiva anche in aree remote e apparentemente stabili.

Il contributo italiano e il valore delle collezioni

Tre delle dodici firme dello studio sono italiane: Franco Andreone del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, Angelica Crottini dell'Università di Firenze e Francesco Belluardo dell'Università del Molise. Il coordinamento generale è di Mark D. Scherz (Copenhagen), con Andolalao Rakotoarison dell'Istituto di Istruzione Superiore di Soavinandriana Itasy come voce sul campo malgascia.

I ricercatori dichiarano di non sapere ancora quasi nulla sulla biologia riproduttiva, sulle dimensioni delle popolazioni e sulle esigenze ecologiche di molte delle nuove specie. Senza dati puntuali l'IUCN non può assegnare uno stato di conservazione definitivo e le aree protette rischiano di non includere i microhabitat giusti. Diverse specie appena descritte, tra cui R. quentini, sono già state usate a marzo 2026 in proposte per ampliare le aree protette nel quadro del programma di biodiversità 30x30 del Madagascar.

Il paper segnala che diverse specie candidate restano ancora senza nome per la scarsità di esemplari nelle collezioni museali. Gli autori chiedono nuove campagne di raccolta sul campo per colmare i vuoti, riconoscendo che la bioinformatica da sola non basta: servono spedizioni in zone forestali sempre più ridotte, spesso in aree già degradate dall'agricoltura di sussistenza e dal taglio del legname.

Le collezioni museali raccolte oltre un secolo fa hanno permesso di dare un nome a specie che oggi rischiano di scomparire prima di essere pienamente studiate.

Pubblicato il: 10 agosto 2026 alle ore 13:53