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MoM-BH*-1, la 'stella-buco nero' che rimescola i modelli

Un team MIT-Bologna identifica MoM-BH*-1, ibrido di stella e buco nero che spiega i puntini rossi del Webb. I numeri della scoperta Nature.

Un buco nero da 100.000 masse solari avvolto in un guscio di idrogeno grande quanto il Sistema solare. E' l'identikit di MoM-BH*-1, il primo esemplare della nuova classe di oggetti cosmici che il team di Rohan Naidu (MIT Kavli Institute) e Sirio Belli (Università di Bologna) ha battezzato "stella-buco nero" sulla rivista Nature del 12 agosto 2026.

L'oggetto è stato individuato nel survey Mirage or Miracle del telescopio spaziale James Webb: la sua luce è partita quando l'universo aveva circa 660 milioni di anni, meno del 5% della sua età attuale.

Cosa vede il Webb: uno spettro fuori scala

Nelle immagini del comunicato NASA sul nuovo oggetto astrofisico MoM-BH*-1 è praticamente invisibile nei filtri blu del James Webb e brilla in quelli rossi con un colore mai osservato prima in nessun oggetto distante. La spettroscopia di follow-up ha registrato il Balmer break più profondo mai misurato a qualsiasi redshift: una firma prodotta da idrogeno neutro spesso, denso e schermato, non da polveri interstellari come ci si aspetterebbe di solito quando un oggetto appare così rosso a distanze cosmologiche.

L'oggetto emette circa 100 miliardi di volte più energia di quella che una stella qualsiasi può produrre da sola. Un eccesso di questo tipo si spiega solo con l'accrescimento di un buco nero. Da qui il modello ibrido: al centro un buco nero da 100.000 masse solari, all'esterno un involucro gassoso caldo e denso che si comporta, otticamente, come una stella.

Perchè l'ibrido risolve il paradosso dei buchi neri supermassicci

Il vero valore della scoperta non è la curiosita' cosmica ma il buco nel modello standard che potrebbe tappare. Da anni gli astrofisici osservano buchi neri supermassicci già formati a meno di un miliardo di anni dal Big Bang, con masse dell'ordine dei milioni di soli. Nei modelli classici, un buco nero cresce per accrescimento su tempi scala di miliardi di anni: non c'è abbastanza tempo perchè quelli osservati siano arrivati a quelle masse solo divorando materia stellare, e per questo la comunità astrofisica cerca da tempo un meccanismo alternativo di formazione.

Una stella-buco nero da 100.000 masse solari è invece un seme pesante: parte già con una massa quattro-cinque ordini di grandezza sopra un buco nero stellare, e può diventare supermassiccio in poche centinaia di milioni di anni. Se MoM-BH*-1 non è un caso isolato, spiega perchè il Webb continua a inciampare in giganti troppo precoci: sono cresciuti da semi giganti, non da resti di supernova. Il modello sposta il problema, ma lo rende risolvibile con la fisica già nota, senza chiamare in causa nuove particelle.

Il ruolo italiano e cosa serve per confermare

La firma di Sirio Belli, professore associato al dipartimento di Fisica e Astronomia "Augusto Righi" dell'Università di Bologna, colloca l'ateneo nel gruppo internazionale che ha modellato l'inviluppo di idrogeno del nuovo oggetto. Il gruppo bolognese si occupa da anni di spettri profondi del Webb e di venti da buchi neri supermassicci: la competenza sulle firme spettroscopiche è il tassello che trasforma uno spettro anomalo in un oggetto astrofisico nuovo.

Per ora MoM-BH*-1 è il candidato più solido di una classe che comprende gli enigmatici "puntini rossi" scoperti dal Webb: piccoli oggetti compatti, rossi, che paiono presenti ovunque nell'universo primordiale ma svaniscono nel cosmo attuale. Se la maggior parte di quelle sorgenti risulterà compatibile con lo stesso modello, cambierà l'ipotesi standard su come si accendono i primi buchi neri supermassicci. Il prossimo passo è osservare altri candidati con lo stesso protocollo spettroscopico, per verificare che il Balmer break estremo si ripeta e che la massa stimata resti sopra le 100.000 masse solari.

Chi vuole seguire il filone può guardare anche a eritrulosio e teorie prebiotiche nel cosmo, un altro esempio di scoperta 2026 che ha costretto la cosmologia a rivedere ipotesi date per acquisite.

Pubblicato il: 14 agosto 2026 alle ore 09:09