I cromosomi sessuali X e Y non si limitano a definire il sesso biologico: regolano sistema immunitario, metabolismo e invecchiamento, e incidono sul rischio di tumori, Alzheimer e malattie cardiovascolari. Lo dice una rassegna pubblicata su Science da Dan Theodorescu (Università dell'Arizona) e Dena B. Dubal (University of California, San Francisco), che ribalta l'idea secondo cui le differenze di salute tra uomini e donne dipendano solo da estrogeni e testosterone.
Lo studio: geni che agiscono anche senza ormoni
La rassegna raccoglie decenni di ricerche su esseri umani e modelli animali e mostra che i geni situati su X e Y agiscono sia in autonomia sia in sinergia con gli ormoni. Nelle donne uno dei due cromosomi X viene in gran parte disattivato nelle prime fasi dello sviluppo embrionale, ma una quota di geni resta attiva e altri si riattivano con l'invecchiamento, lasciando alle cellule femminili una dose supplementare di informazione genetica che gli uomini non hanno.
Gli uomini ereditano il loro unico cromosoma X dalla madre, mentre nelle cellule femminili la copia attiva può essere materna o paterna. Esperimenti sui topi dimostrano che quando le cellule nervose dipendono soprattutto dalla copia materna si registra un invecchiamento cerebrale più rapido e un calo precoce della memoria: un indizio che il bilanciamento genetico tra i due X ha un ruolo diretto nella salute del cervello.
Perché le donne italiane vivono 4,1 anni in più
In Italia il divario di longevità tra i generi è ancora netto: secondo gli indicatori demografici ISTAT 2024 la speranza di vita alla nascita è di 85,5 anni per le donne e 81,4 per gli uomini, un gap di 4,1 anni che resta tra i più alti d'Europa. La forbice si allarga al Sud (84,6 contro 80,3) e si restringe al Nord (86,0 contro 82,1), ma non si annulla mai. Finora questo scarto è stato attribuito a stili di vita, ormoni e fattori sociali: la rassegna su Science aggiunge un pezzo biologico che fino a ieri era ai margini del dibattito.
Il pezzo più concreto riguarda la perdita del cromosoma Y nei leucociti maschili con l'età, nota come LOY. Nei grandi studi di popolazione come UK Biobank interessa circa il 20% degli uomini intorno ai 58 anni, poi sale al 21% tra i 70-74 anni, al 32% tra i 75-79, al 44% tra gli 80-84 e al 51% dopo gli 85, fino a toccare il 57% nei novantenni. È la mutazione somatica più diffusa nel sangue maschile ed è associata a maggiore mortalità per tumori, malattie cardiache, infezioni gravi e Alzheimer. Nelle donne la perdita di un cromosoma X è più rara ma è stata collegata a un rischio superiore di leucemia. Lo stesso tema, letto dal lato opposto, torna in un nostro approfondimento sulla longevità femminile e sugli anni vissuti in buona salute.
Cosa cambia per la medicina di genere e per la formazione
Il Piano per l'applicazione e la diffusione della Medicina di Genere del Ministero della Salute, nato dalla legge 3/2018, chiede che ricerca, prevenzione, diagnosi e cura tengano conto delle differenze di genere. Finora quelle differenze erano quasi sempre lette come un fatto ormonale: con lo studio su Science entrano a pieno titolo anche la genetica di X e Y e il monitoraggio della LOY come possibile biomarcatore di invecchiamento sano. Significa, per esempio, aggiungere il conteggio delle cellule prive di Y nei pannelli di screening per gli uomini sopra i 60 anni, e ripensare il disegno dei trial clinici che oggi considerano il sesso solo come variabile di stratificazione.
Le ricadute toccano anche la formazione universitaria. I corsi di laurea in medicina e biologia stanno integrando la medicina di genere nei curricula, ma la componente genomica è ancora marginale: la rassegna di Science fornisce il materiale per aggiornare lezioni di fisiopatologia, farmacologia e geriatria entro il prossimo anno accademico, allineando l'insegnamento alle evidenze che gli studenti troveranno nella pratica clinica. Serve lo stesso sguardo trasversale che si vede in altri filoni della ricerca italiana che prova a leggere la vita quotidiana con nuovi strumenti e nei progetti industriali che hanno aperto la stagione degli umanoidi industriali italiani: la biologia dei cromosomi sessuali diventa un capitolo trasversale, non più confinato alla genetica.
La traduzione pratica è a portata di laboratorio: test già oggi disponibili sulla LOY nei leucociti e sulle cellule senza X possono diventare parte della medicina preventiva maschile e femminile nei prossimi tre o cinque anni. Il gap di 4,1 anni non sparirà domani, ma per la prima volta esiste una strada biologica per capire quanto di quella distanza sia davvero riducibile e dove invece conviene concentrare prevenzione, diagnosi e terapie differenziate.