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L'Artico fa nascere ecosistemi rocciosi: rocce dai ghiacci fino a 2500 m

Quaranta anni di osservazioni dal Polarstern: gli iceberg portano rocce sui fondi artici a 2500 m. Cosa cambia per la biodiversità dell'oceano.

Lo studio pubblicato su Nature documenta un aumento netto degli iceberg che attraversano lo stretto di Fram dai primi anni 2000. Trascinano con sé tonnellate di rocce che oggi si depositano fino a 2.500 metri di profondità, costruendo nuovi habitat duri dove prima c'erano solo fanghi e sedimenti.

Quaranta anni di dati dal Polarstern

La ricerca, guidata da Thomas Krumpen dell'Alfred Wegener Institute, si basa su quattro decenni di osservazioni sinottiche raccolte dal ponte della nave da ricerca Polarstern. Le rotte tra l'arcipelago delle Svalbard e la Groenlandia orientale hanno registrato un numero crescente di iceberg, spesso in gruppi e con un carico di detriti tale da farli apparire quasi neri visti dall'alto.

Le tracce di queste rocce sono state ritrovate sui fondali fino a 2.500 metri di profondità nello stretto di Fram. Dove prima c'erano pietre sparse, ora ci sono accumuli concentrati. Lo studio è firmato da AWI e Woods Hole Oceanographic Institution, che hanno lavorato con i biologi Melanie Bergmann e Kirstin Meyer-Kaiser. È un dataset raro perché incrocia oceanografia, glaciologia e biologia bentonica su una stessa area di studio.

Il paradosso climatico: meno ghiaccio in superficie, più rocce sul fondo

L'aumento degli iceberg coincide con un Artico che perde ghiaccio a ritmo record. Il massimo invernale del 2026 è stato il più basso nei 47 anni di archivio satellitare: 14,278 milioni di km² il 15 marzo, secondo i dati NSIDC sull'estensione del ghiaccio marino artico. La calotta groenlandese ha perso 139 gigatonnellate nell'anno idrologico 2024-2025, dato confermato dal NOAA Arctic Report Card.

Sono proprio questi ghiacciai destabilizzati, in particolare quelli della Groenlandia nord-orientale e dell'Artico russo, a produrre gli iceberg carichi di detriti che la corrente trasporta per centinaia di chilometri prima del distacco. La frequenza degli iceberg nello stretto di Fram è aumentata in modo brusco proprio quando questi ghiacciai hanno iniziato a calvare più rapidamente, in coincidenza con la perdita di stabilità delle piattaforme di ghiaccio costiere groenlandesi avvenuta dopo il 2000.

Lo stesso meccanismo che impoverisce la massa glaciale sta dunque costruendo strutture nuove sui fondali, in una catena causale che collega temperature globali, instabilità dei ghiacciai outlet, dinamica delle correnti e geomorfologia abissale. È un legame che emerge solo guardando insieme dati climatologici e biologici, e non si vede se si analizzano i due ambiti separatamente. Altre ricerche di geologia marina, come gli studi sottomarini nel Mediterraneo, stanno mostrando quanto i fondali profondi siano oggi un terreno di osservazione cruciale per la fisica e per la biologia.

Cosa cambia per la biodiversità abissale

Ogni nuova roccia depositata diventa un substrato duro permanente in un ambiente dominato da fondi molli. Spugne, anemoni, coralli soffici e stelle marine colonizzano queste pietre, perché sono organismi che hanno bisogno di un appiglio fisico per sopravvivere. Sui substrati morbidi del fondo artico la maggior parte di queste specie non riusciva ad attecchire. La conseguenza, secondo Meyer-Kaiser, è un aumento misurabile della biodiversità negli abissi della zona studiata, con comunità bentoniche più strutturate e diversificate.

L'effetto è locale e tutt'altro che compensativo rispetto alle perdite climatiche su scala artica: spugne profonde possono vivere fino a duecento anni e qualunque disturbo, dalla pesca a strascico al riscaldamento delle acque, può cancellarle in tempi rapidi. Ma il fenomeno apre una pista di ricerca su come gli ecosistemi profondi reagiscono ai cambiamenti che avvengono in superficie, un tema parallelo a quello che riguarda anche i fenomeni di sollevamento e attività vulcanica nei Campi Flegrei, dove processi geologici lenti producono effetti misurabili in superficie.

La prossima campagna del Polarstern dovrà capire se l'effetto resta confinato allo stretto di Fram o si estende lungo le rotte degli iceberg verso il mare di Norvegia, dove finora i sedimenti dominavano in modo uniforme.

Pubblicato il: 15 giugno 2026 alle ore 07:38