Nella Formazione di Hujiersite, nella regione dello Xinjiang cinese, un gruppo di paleontologi ha estratto 241 microscopici frammenti di ambra da dieci chili di carbone. Datati a 385 milioni di anni, sono i resti dell'ambra più antica mai analizzata chimicamente e spostano indietro di 65 milioni di anni il record precedente.
Come è stata scoperta l'ambra nel carbone dello Xinjiang
Il gruppo guidato da Cihang Luo dell'Istituto di Geologia e Paleontologia di Nanchino stava studiando piante fossili in un giacimento devoniano quando la fluorescenza blu sotto luce ultravioletta ha rivelato la presenza dei frammenti. Pubblicati su Science Advances - The earliest amber from the Middle Devonian of China il 15 luglio 2026, i pezzi misurano tra 0,1 e 0,5 millimetri, con il più grande a 1,5 millimetri. Invisibili a occhio nudo, sono stati isolati pazientemente dai blocchi di carbone.
L'analisi combinata di spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier e gascromatografia con spettrometria di massa a triplo quadrupolo ha confermato una firma chimica compatibile con le resine di tipo conifera. Fino a oggi il primato spettava a due giacimenti carboniferi: uno negli Stati Uniti di circa 320 milioni di anni, attribuito ai cordaitali, e uno in Canada di circa 300 milioni di anni, prodotto probabilmente da felci a seme.
La resina è più antica delle conifere di 65 milioni di anni
La firma chimica dei frammenti Hujiersite ricorda quella prodotta oggi dalle conifere, ma nel Devoniano medio le conifere non esistevano ancora. Gli autori indicano come candidati produttori le progimnosperme o i licopsidi arborescenti: piante vascolari senza seme, che colonizzavano le prime foreste terrestri. Il dato tecnico è netto: la macchina biochimica capace di sintetizzare terpenoidi complessi, la classe di molecole che compone la resina, si è evoluta almeno 65 milioni di anni prima di quanto documentato finora.
Il punto ha ricadute su un'intera teoria evolutiva. Le resine erano considerate un tratto tipico delle piante da seme, comparso insieme a tessuti secretori specializzati come i canali resiniferi nel legno e nella corteccia. La retrodatazione sposta indietro l'orologio degli enzimi terpene sintasi. Cihang Luo, primo autore dello studio, ha dichiarato che una pianta vascolare non da seme era già capace di produrre una resina terpenoide chimicamente complessa. È uno scenario paragonabile ad altre riletture profonde della storia biologica, come quelle emerse dal tracciato del gene FOS nell'evoluzione dei macrofagi in 700 milioni di anni.
Altrettanto significativo è il motivo per cui la resina è comparsa. Nel Devoniano gli insetti fitofagi erano rari o assenti, quindi la selezione non premiava difese anti-erbivori. Gli autori indicano incendi e funghi parassiti come i probabili motori evolutivi, e non gli artropodi che dominano l'immaginario dell'ambra baltica ricca di inclusioni.
Cosa cambia per la ricerca sui giacimenti paleozoici
La scoperta apre nuove campagne di analisi sui depositi carboniosi paleozoici, in particolare su livelli devoniani finora considerati sterili. La combinazione tra fluorescenza ultravioletta e spettroscopia consente di individuare frammenti submillimetrici che sfuggono all'osservazione ottica tradizionale. Il metodo è replicabile su altri bacini carboniosi di età compresa fra 380 e 320 milioni di anni, in continuità con lo studio dei depositi minerari antichi documentati da casi come il cratere di Kalgoorlie e il suo record aurifero di 100 milioni di anni.
Sul piano biologico, la retrodatazione ha effetti a cascata sulla ricostruzione dell'evoluzione dei terpenoidi vegetali. Le stesse molecole entrano oggi nei principi attivi di conifere e alberi da resina utilizzati in farmacologia. Sapere che i loro enzimi ancestrali erano già operativi 385 milioni di anni fa aggiorna gli alberi filogenetici delle famiglie di terpene sintasi. La resina come archivio di biomarcatori molecolari, già impiegata per ricostruire ambienti mesozoici, ottiene una finestra temporale più ampia di 65 milioni di anni.
Il prossimo passo indicato dagli autori è cercare inclusioni biologiche dentro le microscopiche gocce di Hujiersite. Se qualche microrganismo devoniano fosse rimasto intrappolato nella resina, questi frammenti potrebbero restituire anche il più antico fossile in inclusione mai osservato.