La sonda BepiColombo ha acceso i suoi occhi italiani. Il 15 settembre lo strumento Simbio-Sys ha completato le prime acquisizioni nella configurazione finale, con i tre canali ottici attivi insieme per la prima volta. Il canale stereoscopico ha riconosciuto alcune stelle come punti luminosi, confermando il funzionamento dopo quasi otto anni di viaggio verso Mercurio.
I tre canali che guarderanno Mercurio
L'acronimo dello strumento sta per Spectrometers and Imagers for MPO BepiColombo Integrated Observatory System: non è una fotocamera singola, ma un sistema con tre canali complementari sviluppati da un consorzio di dodici paesi guidato dall'Istituto Nazionale di Astrofisica e dall'industria italiana (Leonardo), con il sostegno dell'Agenzia Spaziale Italiana e di quella francese Cnes.
Il primo canale, lo Stereo Imaging Channel (STC), acquisirà immagini da due angolazioni diverse per costruire la mappa 3D di Mercurio a circa 60 metri per pixel. È la prima volta che una camera stereoscopica dedicata viene messa in orbita polare attorno al pianeta: la ricostruzione tridimensionale sistematica sarà il risultato più ampio dell'intera missione.
Il secondo è l'High Resolution Imaging Channel (HRIC), con risoluzione di 6 metri per pixel, dieci volte più dettagliata di STC. Serve a studiare singole strutture, dai crateri più recenti alle morfologie tettoniche di piccola scala. Il terzo è il Visible and Near-Infrared Hyperspectral Imager (VIHI), che analizzerà la luce riflessa dalla superficie per capire di quali materiali è composta la crosta, un lavoro che fa seguito a scoperte come quella sulla grafite nella crosta di Mercurio e la contrazione del pianeta.
Dopo MESSENGER, un cambio di scala
Il confronto obbligato è con MESSENGER, la sonda della Nasa che ha orbitato attorno a Mercurio dal 2011 al 2015. La sua camera a campo stretto (MDIS-NAC) ha fotografato porzioni limitate di superficie fino a circa 2 metri per pixel nei passaggi più ravvicinati: un dato di punta superiore al canale italiano HRIC sulla singola scena.
Il salto reale è un altro. MESSENGER non aveva una camera stereoscopica dedicata e ha ricostruito la terza dimensione solo in modo parziale, incrociando immagini scattate in orbite diverse. Lo strumento italiano produrrà invece la prima mappa 3D sistematica globale del pianeta a 60 metri per pixel, con HRIC come zoom mirato. Non è un record di risoluzione, è un cambio di scala: la differenza fra una collezione di istantanee e un atlante tridimensionale completo.
Otto anni di viaggio, undici mesi di ritardo
BepiColombo è partita il 20 ottobre 2018 da Kourou. L'arrivo era inizialmente previsto per dicembre 2025: un'anomalia alle correnti elettriche fra i pannelli solari del Mercury Transfer Module e l'unità di distribuzione dell'energia ha ridotto la spinta disponibile e costretto il team Flight Dynamics dell'Esa a riscrivere la traiettoria, spostando l'inserimento in orbita al 21 novembre 2026: undici mesi di ritardo.
Lo stesso ritardo ha dato ai responsabili scientifici più tempo per calibrare la strumentazione. Il modulo di trasferimento è stato sganciato il 3 settembre 2026 e dodici giorni dopo è arrivata la prima luce dello strumento italiano. Fra meno di sei settimane il modulo europeo MPO entrerà in orbita polare, e il 9-10 dicembre si separerà dalla sonda giapponese Mio.
Il responsabile scientifico Gabriele Cremonese dell'Inaf di Padova parla di «prestazioni eccellenti» confermate dai primi dati. Da aprile 2027, se la finestra viene rispettata, l'Italia avrà il primo osservatorio tridimensionale permanente puntato sul pianeta più interno del Sistema Solare, un ruolo che si somma ad altri successi recenti della ricerca italiana come la scoperta del pianeta record Elias 2-24 b da parte di un dottorando italiano o lo sciame italiano Venus di droni sottomarini.