I coccodrilli sopravvissuti all'asteroide che ha chiuso l'era dei dinosauri non si sono adattati al nuovo mondo: hanno inseguito i climi caldi, come fanno da 245 milioni di anni. Lo scrive su Science Advances un team dell'University College di Londra guidato dal paleontologo italiano Alfio Alessandro Chiarenza, che ha ricostruito la storia termica del gruppo incrociando oltre 7.000 fossili, più di 400 specie e 130.000 osservazioni di esemplari viventi.
Un dataset da 245 milioni di anni
Il gruppo ha combinato un albero filogenetico di oltre 400 specie fossili e attuali con ricostruzioni computerizzate del clima e della geografia terrestre. Il risultato è una mappa dinamica dei Pseudosuchia, la linea evolutiva che include coccodrilli, alligatori, caimani e gaviali: durante le fasi calde questi animali si spingevano fino all'Antartide, nelle fasi fredde ripiegavano verso i tropici. Non si trasformavano per restare dove erano nati, ma seguivano il clima che preferivano, attraversando due delle cinque grandi estinzioni di massa.
La misura della nicchia termica: ~23°C
Il valore ancestrale ricostruito dallo studio si attesta intorno ai 23°C, con i lineaggi moderni collocati tra 26 e 30°C. Fanno eccezione solo due episodi: circa 94 milioni di anni fa, nel Cretaceo Termico Massimo, quando le temperature globali erano fino a 14°C più alte di oggi, e circa 34 milioni di anni fa, con il raffreddamento che spinse alcuni gruppi australiani ad adattarsi a condizioni aride. Simulando l'impatto Chicxulub con riduzioni di luce solare del 5%, 10% e 15%, i modelli mostrano che le fasce equatoriali e subtropicali sono rimaste adatte ai coccodrilli in tutti gli scenari tranne il più estremo: l'asteroide ha devastato il pianeta, ma non in modo uniforme. Il paper completo è Climatic niche conservatism shapes the macroevolution of crocodile-line archosaurs - Science Advances.
Cosa cambia per le specie viventi
Gli pseudosuchi hanno superato due estinzioni di massa, ma oggi dei circa 26 lineaggi ancora in vita diversi sono classificati come minacciati. La strategia che li ha salvati nella notte del Chicxulub, cercare altrove un clima adatto, oggi si scontra con strade, città e aree agricole che frammentano gli habitat. Il co-autore Philip Mannion lo dice senza mezzi termini: 'Se i coccodrilli hanno affrontato i cambiamenti climatici del passato soprattutto spostandosi, le specie attuali avranno bisogno di spazio per muoversi col riscaldamento del Pianeta'. La ricostruzione paleontologica dialoga con altri lavori recenti: lo studio BAT1K mostra che i pipistrelli europei sono nati nei milioni di anni successivi all'estinzione dei dinosauri, e il Mediterraneo di oggi è un laboratorio di cambi altrettanto rapidi, come documenta la mappatura di Adriatico caldo e salato.
La firma italiana sul progetto UCL
Chiarenza, formatosi tra Italia e Regno Unito, firma uno studio che ribalta l'immagine dei coccodrilli come 'fossili viventi' immobili. 'I loro antenati sono cambiati enormemente, da giganti delle dimensioni di un autobus che avrebbero potuto divorare un T. rex a piccoli animali col muso di un carlino', spiega il paleontologo. Il tratto costante, aggiunge, è stato il rapporto con il clima. Lo stesso gruppo UCL aveva già dimostrato in lavori precedenti che per i dinosauri non aviari gli habitat climatici idonei si contrassero in modo molto più drastico dopo l'impatto, confermando l'asimmetria tra i due destini. La continuità di progetti di ricerca lunghi anni resta un tratto comune della scienza italiana: ne è esempio anche il monitoraggio longitudinale su 28 donne che ridefinisce l'attività ovarica dopo la menopausa.
La prossima verifica non arriverà da un fossile ma da una mappa: capire se le fasce equatoriali del XXI secolo resteranno abbastanza stabili, e abbastanza libere dall'uomo, da garantire quei rifugi che negli ultimi 245 milioni di anni hanno sempre funzionato.