Sotto 4.616 metri di acqua nell'Oceano Indiano sud-orientale è sepolto un archivio di 6,7 milioni di tonnellate di carbonio organico. È il bilancio della necropoli di balene descritta su Nature il 10 giugno 2026: 5,3 milioni di anni di scheletri di cetacei hanno reso la Fossa Diamantina il più grande cimitero abissale mai esplorato.
La scoperta in 32 immersioni con il batiscafo Fendouzhe
Il gruppo guidato da Xiaotong Peng dell'Istituto di scienze e ingegneria degli abissi (Idsse) dell'Accademia Cinese delle Scienze ha mappato l'area nel 2023 con il batiscafo Fendouzhe, in collaborazione con l'Università di Pisa, che ha pubblicato il dettaglio della scoperta e con l'Istituto neozelandese per la ricerca su acqua e atmosfera. Trentadue discese hanno coperto 1.200 chilometri di fondale tra 4.616 e 7.001 metri di profondità. Sono emersi 476 siti con resti fossili di balene e 5 carcasse ancora attivamente colonizzate da stelle serpentine, vermi del genere Osedax e bivalvi in simbiosi con batteri chemiosintetici. I fossili più antichi risalgono a 5,3 milioni di anni fa, le specie viventi coprono la finestra fra 1,2 milioni di anni e oggi. Tra le ossa è stata identificata anche Pterocetus diamantinae, una nuova specie estinta di zifide.
Una macchina di sequestro pari a 4.700 anni di marine snow
Il dato che riscrive l'ecologia abissale non è il numero dei fossili ma la massa di carbonio organico immobilizzato sul fondale. Estrapolando dalla densità misurata di 759,5 individui per chilometro quadrato, i ricercatori stimano oltre 10 milioni di carcasse accumulate nella zona in 5,3 milioni di anni. Convertito in massa, l'archivio fossile della Fossa Diamantina vale 6,7 milioni di tonnellate di carbonio: l'equivalente di 4.700 anni di marine snow, la pioggia organica con cui il mare profondo riceve normalmente nutrienti dalla superficie. Una sola carcassa di balena alimenta una catena trofica isolata per 50-100 anni, una scala che il modello standard del ciclo del carbonio oceanico non considerava. Qui il fenomeno si è ripetuto in modo continuo, sovrapponendo generazioni di ecosistemi su tempi geologici. Risultato: una vera infrastruttura biogeochimica in cui la migrazione e la morte dei cetacei spostano carbonio dal ciclo superficiale a quello sedimentario in quantità rilevanti per i bilanci globali. Stesso movimento di pensiero che ha portato a rivedere a 7,5 milioni di anni l'origine del cacao: ogni nuova datazione su materiale fossile sposta indietro la cronologia data per acquisita e riapre i modelli che vi si basavano.
Cosa cambia per la scienza degli abissi
La presenza di whale fall attivi oltre i 5.600 metri estende fino a quasi 7.000 metri la distribuzione conosciuta degli ecosistemi chemiosintetici di profondità: nessun sito attivo era stato finora osservato a queste batimetrie. La nuova specie di zifide aggiunge un tassello a una famiglia poco esplorata: gli Ziphiidae contano oggi 21 specie viventi descritte, molte delle quali identificate solo negli ultimi due decenni. Per i paleontologi Giovanni Bianucci e Alberto Collareta dell'Università di Pisa, la densità dei resti indica che la Fossa Diamantina è stata, e probabilmente resta, una zona di caccia preferenziale per i cetacei a immersione profonda. Per i biologi marini, l'area diventa il banco di prova più ricco per studiare la successione ecologica intorno a una carcassa: trasformare un'area considerata vuota in un catalogo di oggetti studiabili è la stessa operazione che il radiotelescopio SKA sta facendo nel cielo profondo con oltre 85 nuove galassie.
Lo studio pubblicato su Nature non chiude il dossier ma fissa l'inventario di un sito da cui ricavare campioni biologici e geochimici per anni. Le prossime spedizioni dovranno verificare se altre fosse oceaniche custodiscano archivi simili, con lo stesso approccio di lettura paziente dei dati che oggi permette di individuare segnali precoci di invecchiamento cerebrale già fra i 44 e i 67 anni. Per il bilancio pubblico della scoperta firmato dall'Accademia Cinese delle Scienze, gli abissi non sono più una semplice frontiera biologica: diventano una variabile attiva del ciclo del carbonio del pianeta.