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Chang'e-6: la magnetosfera terrestre dimezza il vento solare sulla Luna

Chang'e-6 misura il vento solare a 200 km/s sul lato visibile e a 400 km/s sul nascosto. La magnetosfera scherma solo il 25% dell'Oceanus Procellarum.

Il vento solare che investe il lato visibile della Luna viaggia a circa 200 km/s, la metà della velocità con cui colpisce il lato nascosto. Il freno è la magnetosfera terrestre e la conferma arriva dai 1,935 grammi di regolite che la missione cinese Chang'e-6 ha riportato a Terra dal bacino South Pole-Aitken.

L'esperimento sul lato nascosto della Luna

Fino al 2024 non esistevano campioni prelevati dalla faccia lunare che non guarda mai il nostro pianeta. Chang'e-6 ha colmato il vuoto: la sonda ha atterrato nel bacino da impatto più grande e antico del sistema solare, il South Pole-Aitken, e ha spedito a Terra i primi frammenti di suolo lunare nascosto. La regolite conserva per miliardi di anni ogni impatto del plasma solare, come registrasse il transito del secondo stadio del Falcon 9 sulla Luna su scala geologica.

Il gruppo guidato da Zhang Xuhang dell'Institute of Geology and Geophysics dell'Accademia cinese delle scienze ha misurato la composizione isotopica dei gas nobili intrappolati nel campione: elio, neon, argon, kripton e xeno. Sono traccianti chimicamente inerti, quindi restano bloccati nel terreno e fotografano l'esposizione integrata su tempi lunghissimi. Il rapporto isotopico 20Ne/22Ne è risultato pari a 11,34 ± 0,22, un valore più basso di qualsiasi campione mai raccolto sul lato visibile, come riportato nel comunicato ufficiale dell'Accademia cinese delle scienze sui campioni Chang'e-6.

La magnetoguaina dimezza la velocità e taglia il 75% dell'energia

Il numero chiave è il salto di velocità. Quando la Luna, orbitando attorno alla Terra, attraversa la magnetoguaina (la regione turbolenta subito fuori dalla magnetosfera), il vento solare rallenta da 400 a 200 km/s. È una decelerazione del 50%, ma dato che l'energia cinetica scala con il quadrato della velocità, l'energia con cui gli ioni impattano sulla superficie lunare cala di circa il 75%.

Sul terreno questo si traduce in una profondità di impianto molto minore: gli ioni frenati restano intrappolati negli strati superficiali della regolite del lato visibile, mentre quelli non frenati penetrano molto più in profondità sul lato nascosto. Chang'e-6 lo ha misurato in modo diretto per xeno e kripton, con pattern di rilascio termico opposti rispetto a quelli di Chang'e-5. È lo stesso ambiente di plasma che nei primi 1.000-8.000 km sopra la superficie lunare ha già costretto a rivedere gli errori dei modelli di plasma tra Terra e Luna.

Gli autori quantificano anche l'estensione dell'effetto schermo. Nel sito di atterraggio di Chang'e-5, sul Mons Rümker nell'Oceanus Procellarum, soltanto il 25% dell'esposizione totale è avvenuto attraverso il flusso decelerato. Il resto è vento pieno a 400 km/s, perché la Luna resta dentro la magnetoguaina solo per una frazione della sua orbita. Nel sito Chang'e-6, sul lato nascosto, la percentuale scende a zero: nessuna schermatura.

Cosa cambia per Artemis e per le basi sul lato nascosto

La geografia lunare diventa così un fattore di rischio ineguale per le missioni operative. Artemis III, che punta al polo sud lunare sul lato visibile, opererà in un'area coperta dallo scudo terrestre solo per una frazione dell'orbita: il vento solare più lento riduce l'impianto degli ioni nella regolite ma non elimina il flusso di particelle energetiche che investe la superficie. Le stime del paper riguardano l'archivio isotopico integrato su miliardi di anni, non la protezione istantanea per un astronauta.

Per le basi permanenti il quadro è più netto. I progetti che guardano al lato nascosto, dai radiotelescopi schermati dai rumori terrestri alla International Lunar Research Station cinese e russa, pianificano operazioni in un ambiente dove il vento solare arriva integro. Le stime di dose dovranno essere ricalibrate rispetto ai dati storici raccolti sul lato visibile, che rappresentano un caso 'protetto' per almeno un quarto del tempo. Il calendario, nel frattempo, si allunga: l'allunaggio di Artemis III è slittato al 2028, con Parmitano in orbita.

I gas nobili conservati nella regolite diventano un archivio fossile dell'attività della magnetosfera terrestre lungo miliardi di anni. Le prossime missioni Chang'e-7 e Artemis avranno un vincolo osservativo per riscrivere i modelli di interazione Sole-Terra-Luna, oltre a un motivo concreto per differenziare i protocolli di esposizione fra emisfero visibile e nascosto.

Pubblicato il: 27 luglio 2026 alle ore 13:28